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presS/Tletter n.30 – 2016

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

Ricci e Pellegrin

Quando affermo che Leonardo Ricci e Gigi Pellegrin sono stati i due architetti più dotati del secondo novecento italiano non intendo dire che tutte le loro opere siano ben riuscite. Anzi, diverse sono state dei tonfi clamorosi. Avevano tanto talento che hanno percorso anche strade pericolose e sbagliate. E i risultati sono stati disastri. Disastri dovuti a eccesso di bravura. Gli architetti non dotati a volte riescono a fare opere discrete. Come si suol dire: anche un orologio guasto due volte al giorno dice l’ora giusta. Ma ciò non toglie che siano delle schiappe. Ecco, mi sembra che troppo spesso la critica in Italia faccia l’elogio delle “mani nere” (cioè persone che appaiono negate alla formatività) volenterose e si dimentichi dei suoi grandi talenti. Forse perchè elogiando i negati impegnati si evita il confronto con il dramma dell’arte e si dà a tutti i mediocri l’illusione di poter diventare anch’essi grandi architetti. Confrontarsi con Botta o con Gregotti è molto più facile e tranquillizzante che confrontarsi con Ricci o con Pellegrin.

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Alessandra Muntoni

Architettura contemplata: viaggi mentali di Alvaro Siza

“La misura dell’Occidente” e “Il sacro” sono i temi di due mostre rispettivamente all’Accademia di San Luca, a cura di Roberto Cremascoli e Francesco Moschini, e al MAXXI, a cura di Achille Bonito Oliva e Margherita Guccione: due modi convergenti per osservare il lavoro di Álvaro Siza. Si tratta di alcune chiese, molti progetti non realizzati per città italiane e molti disegni tracciati con l’inconfondibile pennino sottile su foglio bianco per annotare impressioni del suo “Grand Tour” in Italia, in Medio Oriente e nelle Americhe. Al MAXXI le opere sono illustrate con plastici e con immagini proiettate su schermi. All’Accademia di San Luca i disegni sono accompagnati con le fotografie di Giovanni Chiaramonte, che fissano gli stessi luoghi visitati da Siza e fanno loro da muta eco.

Non è facile comprendere l’architettura dell’architetto portoghese, ma il repertorio esposto qui a Roma serve a ribadire che si tratta una continua contemplazione. È almeno quello che mi suggerisce la lettura de Il cacciatore celeste di Roberto Calasso, nel capitolo che tratta l’ardua filosofia di Plotino. C’è qualcosa nei disegni di Siza che ribadisce una sorta di attonito spaesamento, quasi che, anziché captare ciò che di caratterizzante esiste in ognuno dei luoghi che ritrae, è come se cercasse in essi il residuo della sua portoghesità, o meglio di se stesso: linea vagante, voluta indefinibilità, spazi sghembi, sovrapposizione di eventi. Il suo è uno sguardo che si costringe a guardare altrove, ma che conferma l’unità inscindibile dei luoghi, quasi specchiandoli gli uni negli altri. Nelle fotografie delle sue opere poi ‒ soprattutto nell’architettura sacra ‒ l’uomo è rigorosamente assente, come se non sia necessario usarle, ed esse esistano soltanto come ipotetico ricetto di tutto ciò che non è esprimibile, e tanto mento fruibile. Il luogo sacro è fatto non per essere abitato, ma per esprimere la potenzialità di ciò che non si riesce a comprendere. Siza, dunque, resta un contemplante, che guarda fuori di sé con l’occhio rivolto prima verso se stesso. Con ciò egli porta una critica radicale al movimento moderno. Nega la fruizione come movente dell’architettura e nega l’azione.

Dice Plotino che gli uomini “agiscono” proprio quando sono “deboli nella contemplazione”. Gli uomini, cioè, passerebbero all’azione solo perché «desiderano vedere ciò che con la mente non sono riusciti a vedere». L’azione, dunque, non sarebbe che l’ombra della contemplazione. E Siza non aveva forse scritto, tanti anni fa, parlando del progetto: «Il disegno è desiderio di intelligenza»? Non ho mai compreso l’eccesso di valore attribuito dalla critica a Siza. Ma è un fatto che egli vada oltre a tutto ciò che è ovvietà o necessità, o semplice compromissione nelle cose del mondo.

Masssimo Locci

Maurizio Sacripanti

Nessun periodo della storia artistica occidentale fu fecondo e coinvolgente come quello che seguì la Rivoluzione d’ottobre, soprattutto perché l’Avanguardia Russa era programmaticamente interdisciplinare, con un carattere fortemente didattico e partecipativo, infatti la scuola d’arte Vchutemas ha anticipato le finalità e i metodi del Bauhaus.

L’esigenza di dare rappresentatività alle idee della Rivoluzione ha fornito, allora, l’occasione per sperimentare esperienze artistiche distanti da quelle della tradizione. Poeti, artisti  e architetti hanno coniugato visionarietà ed attenzione alle esigenze della vita quotidiana,  ricerca di una sintesi tra linguaggio-materiali-tecnologie e nuove modalità comunicative, dando corpo e forma all’entusiasmo rivoluzionario.

Molti dei principi di lettura e di interpretazione teorico-applicativo dello spazio architettonico, contenuti in particolare nel Manifesto Realista, non a caso scritto da due scultori (Pevsner e Gabo), hanno esercitato una forte influenza su tutte le Avanguardie del Novecento.

Il concetto da loro sviluppato di ‘modellazione’ trova riflesso nelle ricerche dell’Espressionismo Tedesco (November Gruppe, E.Mendelshon, H.Scharoun) e anticipa tutte le ricerche successive sullo spazio informale (da A.Bloc a R.Pietila). Il concetto di ‘deformazione’ della superfice e dello spazio hanno avuto pieno sviluppo nella nostra contemporaneità con il Decostruttivismo, il Morfing e lo spazio virtuale. Lavorare sullo ‘spessore’ ha anticipato le sperimentazioni contemporanee sulla porosità dello spazio e sui palinsesti stratificati di volumi e facciate. Il concetto della ‘compresenza’ ha prefigurato anche l’architettura dentro l’architettura, tipica del contemporaneo, e il tema dellaconflittualità come valore espressivo, che è stato anticipato da Malevic  e che oggi viene ripreso da Koolhaas e Tschumi.

Soprattutto nel Manifesto Realista si fa riferimento alla costruzione dello spazio nelle tre dimensioni e quindi come modalità dinamica di percezione dello ‘spazio-tempo’ per intendere l’architettura come dispiegata nel tempo a-storico, con riferimenti simultanei al passato e al futuro.

Questa definizione sembra descrivere pienamente il pensiero e i progetti di Maurizio Sacripanti, in cui la concatenazione spaziale crea architetture di percorso e di attraversamento. L’architetto romano, in una intervista a Mario Pisani del 1987 , evidenziava “il senso del mio lavoro non sta in un’impossibile “coerenza” linguistica: sta piuttosto in una sua necessità. Ho scontato, forse senza volerlo, tutte le tappe del Movimento Moderno: non ho mutato il linguaggio senza aver pagato di persona. E’ vero: il senso dell’architettura moderna è il passaggio dalla tradizione al futuro: ma più scopriamo il futuro, più comprendiamo la storia. Così  tutto il lavoro di un architetto moderno è un “progetto” del mondo concreto che nasce come necessario sviluppo del passato sottoposto a tensione”.

Il tema della sperimentazione (sotto il profilo funzionale, linguistico, tecnologico, simbolico e comunicativo) è ben evidente nelle tavole della mostra su Sacripanti alla Casa dell’Architettura di Roma, curata da Alfonso Giancotti, da cui emergono i suoi riferimenti alla cultura pluridisciplinare dell’epoca e forti legami con le esperienze internazionali. Basilari sono, infatti, i suoi rapporti con letterati, registi, attori, scienziati, artisti. In particolare con Mario Mafai, Achille Perilli e tutto il  gruppo Forma 1, con Umberto Mastroianni, con il fisico Romeo Nigro, con l’informatico Pellegrineschi, con l’astrofisico Remo Ruffini e lo scienziato  Giorgio Tecce.

Tra i principi di Pevsner e Gabo si segnala anche: “Vogliamo rendere possibile l’uso dei ritmi cinetici”, che ha avuto in Sacripanti il massimo del coinvolgimento e della coerenza. Dal 1962, con lo straordinario grattacielo Peugeot a Buenos Aires dalle facciate mobili e ‘mediatiche’, si è affermato sulla scena internazionale, sostenendo il valore comunicativo dell’opera architettonica e la piena integrazione tra i linguaggi dell’arte, dell’architettura e della pubblicità che anticipa la grafica a scala urbana in chiave Pop di Robert Venturi e le attuali mutevoli facciate interattive.

Nel progetto per il Teatro Lirico di Cagliari Sacripanti, con lo spazio platea-scena interconnesso e che non ha mai una conformazione definitiva,  fa ancora riferimento esplicito all’Avanguardia Sovietica  ma anche alle esperienze dell’Arte Cinetica  e all’Arte Programmata, i cui esponenti principali erano suoi amici e sodali.

Nel 1966 scrive per l’Architettura c/s, diretta da Bruno Zevi, un saggio sul Mausoleo di  Santa Costanza in cui, leggendo l’opera antica spiega la propria visione poetica e la personale grammatica operativa per dinamicizzare lo spazio, lavorando sugli effetti di  contrazione-espansione spaziale, sulla relazione tra moto circolare e ascendente, sulle proiezioni centripete e centrifughe, sul ruolo della luce. Sintetizza tutti i concetti in un mirabile disegno, con effetti Fish eyes della cella e del deambulatorio di  Santa Costanza, che restituisce perfettamente il senso di continuità e unitarietà del suo spazio circolare, reale e percettivo. Nel disegno Sacripanti esprime la propria  visione cosmogonica spazio-temporale, che a breve svilupperà nel Padiglione Italiano per l’Expo di Osaka (1968).

Infine l’idea di arte in ‘scena’ e a ‘ponte’ interdisciplinare del Movimento Realista di Pevsner e Gabo è ripresa nel saggio Città di Frontiera (1973) di Maurizio Sacripanti, che non fa riferimento a una astratta idea di Città Futura, cioè uno spazio dedicato alle utopie (tema che ha alimentato le Neo-Avanguardie degli anni ’60), ma a un orientamento fortemente sperimentale in cui “l’architettura non sia solo forma, apparenza, ma neanche esclusivamente pura necessità”. Semmai l’utopia si sostanzia in quanto presenza ‘in negativo’, smaterializzata, come una categoria del pensiero contro il  disastro ecologico dell’urbanizzazione contemporanea, proponendo differenti modelli di sviluppo.

[02] FLASH

Progetto “Centenario Roma Marittima 1916 – 2016” seconda edizione: report evento

Progetto “Centenario Roma Marittima 1916 – 2016” seconda edizione: report evento

Dal 23 al 27 novembre 2016, il Litorale Romano ha ospitato la seconda edizione del “Centenario Roma Marittima 1916 – 2016”, organizzato da AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica e PresS/Tfactory, CCN Lido di Roma, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Roma e provincia e FIABA Onlus, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali …

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[03] BLOG

Interno 14: “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli

Interno 14: “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli

Il giorno 20 dicembre 2016 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli a cura di Fabrizio Pizzuto   “Il lavoro pittorico di Francesco Cervelli si sviluppa nelle stanze di Interno 14 per gradi o meglio per argomenti. Ogni stanza sviluppa una visione, un tema, una porzione di realtà che si ripete …

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Presentazione numero monografico "Salerno Contemporanea" - Rivista Rassegna ANIAI

Presentazione  “Salerno Contemporanea”  Rivista Rassegna ANIAI

Venerdì 16 dicembre 2016 alle ore 17,30 presso  la Sala dei Marmi di Palazzo di Città a Salerno si terrà la presentazione del  numero monografico della rivista Rassegna ANIAI, su Salerno Contemporanea. La pubblicazione, che tratta la città ed i suoi dintorni, fa un bilancio delle trasformazioni  urbane della città di Salerno  attraverso  i  testi  dei maggiori nomi dell’architettura internazionale …

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Sulla deformazione in architettura - di Riccardo Onnis

Sulla deformazione in architettura – di Riccardo Onnis

Io peró sono deformato dai nessi con tutto ció che qui mi circonda” Walter Benjamin La deformazione in architettura sta come le sfaccettature caratteriali in una persona: essa si de-forma, cioè si allontana dalla forma per diventare altro, un qualcosa di diverso, di alternativo. Un unicum, che gradiamo o rigettiamo proprio in misura dell’apprezzamento della nuova configurazione raggiunta in seguito …

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Architetti al referendum - di Christian De Iuliis

Architetti al referendum – di Christian De Iuliis

Ora che questo delirio di massa chiamato Referendum è finalmente terminato e l’argomento più popolare è tornato ad essere la ricerca dei regali di Natale, possiamo avventurarci nello studio del risultato attraverso un analisi dei votanti ed in particolare di una della categorie più numerose e tormentate, ovvero quella degli architetti. Oggi in Italia ci sono 150.000 architetti iscritti all’ordine, …

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Volevo fare l’architetto_parte dodicesima – di Carlo Gibiino

Volevo fare l’architetto parte dodicesima – di Carlo Gibiino

Distopia architetturale (parte3) Altro esempio tutto siciliano è Gibellina, distrutta dal sisma del 1968, insieme agli altri paesi della Valle del Belice ha rischiato che, un progetto del governo, la facesse diventare un unico grande agglomerato industriale. La “nuova” Gibellina sorge a 18 chilometri di distanza dai ruderi della vecchia città localizzata su un terreno pianeggiante in prossimità di importanti …

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Il nutrimento dell’architettura [55] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [55] – di Davide Vargas

Mi è capitato di uscire dalla città in quell’ora che indugia tra la notte e il giorno. Quando i lampioni si spengono lasciando un alone intorno ai bulbi ancora caldi e il giorno tarda a mostrare la sua luce. Ma un’aura arrossa il profilo del vulcano e lascia intravedere le sagome nere delle barche. Poi mi ritrovo sulle tangenziali e …

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New Design Museum Londra: una critica igienico-sanitaria - di Marco Ermentini

New Design Museum Londra: una critica igienico-sanitaria – di Marco Ermentini

Tra il traffico intenso di una delle strade commerciali più importanti, Kensington High Street, e la pace del parco più discreto e bello di Londra , Holland park,  è rinato uno strano edificio del modernismo costruito nel 1962. Un grosso cubo caratterizzato da una formidabile copertura a paraboloide iperbolico, la prima realizzata in Gran Bretagna, destinato a sede del Commonwealth …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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