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FATTORE DI SCALA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

FATTORE DI SCALA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

la forma segue la funzione…….. anche se non sembra!

 

E’ nitido il ricordo della sensazione spiazzante provata a Londra visitando la Gherkin Tower! Quando si attraversa la piazza antistante, da lontano la torre si staglia in tutta la sua armonica razionalità, ed è bellissima, poi però avvicinandosi, si viene colti di sorpresa da un’impressione vagamente deludente come di un giocattolone fuori scala!

Forse la compattezza della forma si accorda male al contesto, o potrebbe dipendere dalla macrostruttura diagonale che arriva fin giù alla piazza, senza alcun attacco a terra, cioè senza elementi che possano mediare tra la dimensione del grattacielo e quella umana. O forse dipende dalla consistenza e dall’aspetto dei gusci che la rivestono e che le fanno assumere un aspetto un po’ ”plasticone”, suonano a vuoto e sono fatti di un materiale amorfo non ben individuabile. Ma più di tutto il resto, si avverte una certa distonia che deriva dal contrasto tra la forza espressiva della geometria strutturale ed il peso materico che ci si aspetterebbe dalle sue dimensioni, da un lato, e la leggerezza dei materiali scelti che appaiono razionali ma “futili” per così dire, dall’altro; sembra quasi che la taglia di quest’oggetto architettonico possa essere scalata a piacere, senza conseguenze.

 

dall’album di FromTheNorth – la torre “Gherkin” di Londra di Norman Foster

dall’album di FromTheNorth

dall’album di FromTheNorth

 

Questa strano senso di estraniamento è più intenso se poco prima, si è visitata la torre dei “Loyd’s” che sorge a pochi metri di distanza; tutto un altro mondo!

Anch’essa si innalza sopra alla città ma riesce a dialogarci molto meglio. Grazie alla logica assemblativa della composizione infatti, c’è una quantità di elementi che rimandano continuamente dal piccolo al grande e dal particolare all’insieme e viceversa. Non si può non apprezzarne la rapsodica profusione di soluzioni tecnologiche perfettamente disegnate a tutte le scale, con ancoraggi meccanici, elementi tecnici o impiantistici, pezzi di ogni grandezza che assumono il ruolo di componenti misuratori.

 

dall’album di STEVE CADMAN – il Lloyd’s Building a Londra di Richard Rogers

dall’album di STEVE CADMAN

dall’album di STEVE CADMAN

 

Spesso, nelle architetture contemporanee,  il problema del fuori scala viene sottovalutato in particolar modo laddove la forma deriva da uno “stremlining” di superfici fluide che mal si accorda con la frammentazione dell’involucro; in altri casi, come in quello della “scuola olandese” (Koolhaas, MVRDV ecc.), emerge una certa consapevolezza del problema che però viene affrontato ribaltandolo e forzando, anche con una certa ironia,  la sensazione surreale generata dall’alterazione del fattore di scala. Che poi questo approccio abbia altri difetti è un’altra storia. Comunque sia, l’aspetto paradossale è che in ogni realizzazione architettonica, il problema della scala non deriva tanto dalle dimensioni, perché se così fosse le architetture sarebbero sempre tutte fuori scala, ma piuttosto, ha a che fare con la compattezza e soprattutto, con gli elementi di dettaglio.

Tutto questo ci porta indietro nel tempo, fino alla lezione impartita da uno dei grandi precursori del moderno: Louis Sullivan!

Lui infatti dovette affrontare il problema contribuendo a definire, insieme agli altri della Scuola di Chicago, la nuova tipologia edilizia dell’edificio multipiano per uffici! Il fatto che Sullivan ammantasse le sue architetture, potenzialmente ostiche alla mentalità corrente, con splendidi decori organici aveva di sicuro una molteplicità di scopi ma certamente non si trattava di assecondarla per ottenere più successo commerciale, come Daniel Burnham gli suggerì affermando che “…..non è una buona tattica voler andare molto aldilà dello standard medio dell’intelligenza….”.

Che per Sullivan, quello ornamentale, fosse solo un alibi lo dimostra la lucidità con la quale sovrapponeva alle sue architetture quelle texture grafiche capaci di alterare l’effetto scultoreo delle membrature strutturali. Egli dunque le usava come un pretesto per ottenere un risultato plastico “trattando” le superfici che avrebbero dovuto acquisire profondità per passare in secondo piano come, per esempio, le fasce marcapiano orizzontali interposte tra le lesene. In un certo senso Sullivan sfocava alcune parti attraverso un apparato iconografico fittissimo, indecifrabile e astratto da lontano (a scala architettonica), ma figurativo ed estremamente raffinato da vicino.

 

dall’album di Terence Faircloth – Chicago, particolare di facciata del Carson Pirie Scott Building di Louis Sullivan

dall’album di Terence Faircloth

 

Se questa interpretazione è corretta, è evidente che la decorazione sullivaniana ha una duplice conseguenza a seconda della distanza dalla quale l’edificio viene percepito: alla scala architettonica infatti, produce un effetto grafico e bidimensionale con cui, per assurdo, Sullivan otteneva effetti plastici.

Alla scala umana invece, sembra prevalerne la funzione più ortodossa (e apparentemente scontata) perché il disegno diventa intellegibile ed apprezzabile come tale; ma a ben guardare, non finisce qui perché questa fonte inesauribile di dettagli, attrae l’attenzione e stabilisce anche un giusto rapporto con l’osservatore.

Che sia il risultato di una strategia del tutto consapevole o un esito prefigurato solo in parte insomma, l’apparato decorativo sullivaniano fa sì che le sue architetture si arricchiscano avvicinandovisi ma, per ragioni diverse, anche allontanandovisi. Di quante opere contemporanee celebrate si potrebbe affermare lo stesso?

Giocando un po’, si potrebbe dire che  probabilmente la Hadid, progettando un allestimento museale, non avrebbe potuto competere con Scarpa in raffinatezza ed è altrettanto probabile che, avendo dovuto scegliere un architetto per il progetto di un grande teatro dell’opera, di un aeroporto, o di un grattacielo, Scarpa non sarebbe stato quello giusto; ecco, forse Sullivan, ai suoi tempi, è riuscito in questo ibrido altamente improbabile!

 

 

 

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