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PresS/Tletter n.1 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

Biennale di Architettura

Su Edilizia e Territorio cerco di spiegare i 5 punti che hanno portato la volpe Baratta alla scelta delle due socie di Grafton come curatori della Biennale di architettura di Venezia:

Primo: il curatore avrebbe dovuto essere una curatrice. Era dal 2010, cioè da quando era stata nominata la Kazuyo Sejima, che non se ne vedeva una.

Secondo: la curatrice, diversamente dalla giapponese, non avrebbe dovuto avere una precisa identità personale, quindi meglio una coppia di curatrici che lavorassero in team.

Terzo: il team avrebbe dovuto essere conosciuto abbastanza in modo da vantare un profilo da archistar, ma, secondo lo stile Aravena, senza tale etichetta perché, come insegnano gli stilisti della moda, oggi per essere una archistar bisogna non esserlo.

Quarto: il team avrebbe dovuto vantare nel curriculum una produzione edilizia formalmente solida tanto da dare l’impressione di contrastare con la propria opera questi tempi di disimpegno e di globalizzazione.

Quinto: avrebbe dovuto avere un approccio teorico debole ma tale da essere bene accetto ai teorici di professione che, altrimenti, avrebbero fatto quadrato per stroncare l’evento…

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Alessandra Muntoni

Elogio della distrazione

Nel libro di Michael C. Corballis La mente che vaga, R. Cortina Editore, 2016, c’è una tesi suggestiva. La creatività della mente sarebbe collegata alla sua capacità di vagare al di là dello spazio e del tempo, quando perde le connessioni col mondo reale; cosa che avviene spesso, e quando meno ce lo aspettiamo. Raccontare storie, formulare linguaggi, il gesto,  l’immagine, il sogno, l’allucinazione, sono altrettante modalità che condizionano o sono prodotte dal vagare della mente. Tutt’altra cosa rispetto alla “percezione disattenta” intesa da Benjamin come distruzione dell’aura nella società di massa.

Che attinenza può avere questo vagare della mente con l’architettura contemporanea, quando la si progetta e quando la si fruisce? L’architettura impone soltanto concentrazione, oppure può offrire anche vuoti di percezione, tenendo conto della esigenza della distrazione così da ricaricare la mente a un’attenzione successiva? In realtà questa esigenza mette in discussione molte teorie dell’architettura che nascono da un pensiero performante che progetta percorsi di attenzione e non lascia sospensioni che consentano alla mente di vagare.

Ci sono molte eccezioni. La più evidente sta nel minimalismo che è impostato proprio sul vacuum, lasciando in tal modo l’opportunità, quasi l’obbligo, di far vagare la mente, visto che offre pochissimi appigli all’attenzione. Un’altra potrebbe essere la “Fossa delle considerazioni” di Le Corbusier a Chandigarh, perché scendervi serve a far perdere completamente la percezione dello spazio-tempo, sia architettonico che geografico, cosicché ciascuno vi può compiere una esperienza disgiunta dalla realtà e la sua la mente, vagando, può ritrovare capacità di concentrazione. E poi ci sono quelle legate a un modo di progettare che ammetta il caos come fattore decisivo dello spazio, procedendo da Pollock a Koolhaas: in questo caso l’arte e l’architettura possono diventare sequenze di infinite distrazioni.

D’altra parte l’architetto potrebbe avere egli stesso una mente vagante, certamente creativa ma soggetta a processi non sempre controllabili.

Masssimo Locci

La fotografia di architettura

Qual’è la funzione della fotografia di architettura e, in particolare, nella pubblicistica contemporanea? Spesso è un semplice corredo del testo; altre volte, in piena autonomia espressiva, fornisce un’interpretazione ulteriore, amplifica ed esplicita i significati e le analisi trattate nel saggio.

Può avere tante potenzialità: come decodifica della realtà, come lettura descrittiva o strumento d’indagine. Quasi sempre rafforza la coscienza critica degli utenti.

Partendo da una interpretazione personale e intuitiva del fotografo, crea un’azione che si fonda sul giudizio e che rende tutti osservatori avvertiti, interpretando lo spazio architettonico condividendo una dimensione emotiva.

Bruno Zevi credeva fermamente in questa seconda ipotesi: in particolare riteneva che attraverso la lettura fotografica può emergere  la valenza espressiva; in sintesi sosteneva che acquisire una sensibilità a ‘saper vedere’ lo spazio costruisce una pre-condizione per il ‘saper trasformare’, quindi per progettare. “Capire l’architettura –scriveva infatti– significa scoprirne i molteplici percorsi, le accelerazioni e le pause, le cerniere strutturali, i riverberi degli involucri murari sugli invasi, ed anche gli apparati plastico-decorativi in quanto funzionali ad un risultato spazio-temporale”.

La fotografia è una modalità tecnico-illustrativa ma anche ideologico-interpretativa: ai fondamenti scientifici sulla luce si affianca la teoria della percezione e l’ermeneutica iconologica.

Nikolaus Pevsner parlando di fotografia di architettura, osservava: “Il potere del fotografo di valorizzare o distruggere l’originale è innegabile. In un edificio la scelta dei punti di vista, degli angoli, della luce è semplicemente ciò che crea lo spazio, inoltre, può evidenziare così intensamente un dettaglio da renderlo più convincente sulla lastra che nell’originale.
L’architettura è creata dall’architetto, ma se la vediamo attraverso una fotografia è anche creata dal fotografo. La fotografia come documentazione e come mezzo di conoscenza è molto evidente nel caso di Charles Marville, che ci ha lasciato una documentazione straordinaria dei cantieri parigini di Haussmann.

Gaudì, Coppedè, Gropius, Le Corbusier, Moretti, Pagano, Ponti e molti altri facevano un uso della fotografia come mezzo di riflessione progettuale.

Gordon Cullen, nel suo celebre saggio  Townscape con le fotografie reinterpretate attraverso il disegno, introduce un uso didattico-interattivo delle immagini, quale approccio progettuale all’urbanistica.

BBPR, Mies van der Rohe, i Metalist e gli architetti radical degli anni ’60 (di cui si è appena aperta una mostra al Museo Bilotti di Roma) facevano grande uso del fotomontaggio per costruire ipotesi progettuali sperimentali e immagini visionarie.
Possiamo anche rintracciare importanti (inscindibili) abbinamenti tra fotografi e progettisti: Walter Gropius e Albert Renger-Patzsch, Le Corbusier e Marius Gravot o Lucien Hervé, Armando Salas Portugal e Luis Barragan, Julius Shulman e Richard Neutra, Guido Guidi e Carlo Scarpa, Luigi Ghirri e Aldo Rossi.

In un periodo in cui siamo bombardati da un eccesso di immagini, per certi versi è anche necessario opporre resistenza alla ridondanza iconografica, quindi è bene intendere lo strumento fotografico come mezzo di contrasto  al loro uso totalizzante e perfino manipolante. Molti bravi fotografi, infatti, lavorano per sottrazione.

L’assenza della presenza dell’uomo è una costante di un certo modo di rappresentare l’architettura, la città, l’ambiente. Ugo Mulas parlava di un potere evocativo in ciò che è assente, cioè sottratto dall’immagine; Gabriele Basilico, che voleva mostrare i valori antropologici dello spazio, ha sempre fotografato le città prive di abitanti e di qualsiasi figura animata.
Le fotografie degli Alinari seguono il modello ideologico, vicino al concetto della prospettiva rinascimentale, con foto fatte all’alba e la camera posta a mezza altezza dell’oggetto (quindi mai con lo stesso punto di visuale degli utenti) per ottenere riproduzione fedeli e ma astratte dell’oggetto. Non c’è tensione critica e personale nell’occhio del fotografo ma solo una restituzione codificata e meccanica della realtà, per creare uno stereotipo visivo (oggi potremmo definirlo un franchising della fotografia) capace di radicarsi nella visione comune. Gli Alinari “videro e catalogarono per tutti” e il loro modo di vedere “ha finito per sostituirsi agli stessi oggetti della visione” (G.Bollati).

La critica e la fotografia dell’architettura, seppur profondamente diverse, sono dunque complementari. Una descrive con le parole le sensazioni e le motivazioni di uno spazio, l’altra ne cattura l’energia comunicativa.

Pertanto una fotografia intelligente, anche quando inquadra un’architettura insignificante, rimane significativa in termini critici e, in un libro, non può essere mai considerata uno  spreco di spazio, come mi è capitato di sentire di recente da un illustre cattedratico. I docenti universitari, purtroppo, continuano a ritenere negativo l’orientamento divulgativo; con valore scientifico solo se la pubblicazione è noiosa e poco comunicativa. Ne discende che un libro con belle foto e di grande formato non può essere, per definizione, un contributo qualificato.

[02] FLASH

Breve storia dell'abitazione attraverso le case dei cartoni animati (prima parte) - di Christian De Iuliis

Breve storia dell’abitazione attraverso le case dei cartoni animati (prima parte) – di Christian De Iuliis

Per continuare quel processo di alfabetizzazione all’architettura che produrrebbe grandi benefici non solo agli architetti, credo sia fondamentale insegnare le basi della storia dell’architettura partendo dall’elemento più caro al popolo italico e cioè la casa. E farlo attraverso il modo di diffusione di massa più accessibile: il cartone animato. Questo compito, di grande rilievo didattico, verrà svolto attraverso la lettura …

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[03] BLOG

FATTORE DI SCALA - di Alessandro e Leonardo Matassoni

FATTORE DI SCALA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

la forma segue la funzione…….. anche se non sembra!   E’ nitido il ricordo della sensazione spiazzante provata a Londra visitando la Gherkin Tower! Quando si attraversa la piazza antistante, da lontano la torre si staglia in tutta la sua armonica razionalità, ed è bellissima, poi però avvicinandosi, si viene colti di sorpresa da un’impressione vagamente deludente come di un …

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3° Concorso Fotografico ACER: “L’acqua di Roma. Riflessi e architetture”

3° Concorso Fotografico ACER: “L’acqua di Roma. Riflessi e architetture”

3° Concorso Fotografico ACER “L’acqua di Roma. Riflessi e architetture” L’ACER, in collaborazione con la rivista Costruttori Romani, indice il 3° Concorso Fotografico “L’acqua di Roma. Riflessi e architetture”. Il concorso è realizzato con il contributo di Sorgente Group, della Cassa Edile di Roma e Provincia, del CEFME-CTP, della Fondazione Almagià e dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia. Si …

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Le trame di Irene (per il “giorno della memoria” artigiana) - di Eduardo Alamaro

Le trame di Irene (per il “giorno della memoria” artigiana) – di Eduardo Alamaro

Piove, piove a dirotto, chiove a zeffunno su Vietri nel Mare, il 3 gennaio. Una tempesta, un mezzo nubifragio. Atmosferico, culturale, ideale, imprenditoriale, politico-amministrativo, ceramico, artistico … Ma io sto in salvo, al sicuro, all’asciutto col mio amico Francesco. Entrambi nel sole dell’artigianalità che fu, che fuje qui in alto, a Raito di Vietri. Nel Museo-rifugio di Villa Guariglia della Provincia …

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Volevo fare l’architetto_parte quattordicesima – di Carlo Gibiino

Volevo fare l’architetto_parte quattordicesima – di Carlo Gibiino

Volevo fare l’architetto Nell’ambito della professione di architetto entrano in gioco anche l’inesistenza di una educazione culturale da parte dei committenti i quali pretendono di essere loro i direttori dei lavori e l’architetto serve solo per mettere un timbro e sbrigare tutte le infinite incombenze burocratiche. E’ la committenza che pretende di decidere tutto al tuo posto anche la parcella …

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Il nutrimento dell’architettura [57] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [57] – di Davide Vargas

Mi capita di passare quasi ogni giorno in macchina davanti al cantiere della Stazione dell’Alta Velocità di Zaha Hadid ad Afragola. È una strada veloce ma è anche un bel cantiere. Quindi rallento, accosto nella corsia d’emergenza , faccio dei pensieri. È come se l’edificio crescesse portando sempre più a vista la propria forma già finita. Oltre il guard …

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Cosa devono fare gli architetti nell'era della post verità? - di Marco Ermentini

Cosa devono fare gli architetti nell’era della post verità? – di Marco Ermentini

In settimana Donald Trump diventerà il nuovo presidente e alcuni frequentatori di questa farmacia mi hanno chiesto che conseguenze comporterà. Provo a rispondere. Sembra propio che saremo condannati a vivere in una serie di bolle in cui i fatti oggettivi non contano più nulla. Risultato: le verità vere sono divenute quelle che si possono inventare. Anche nell’architettura si notano tre …

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Interno 14: “Nord/Sud/Est/Ovest: Gisela Weimann / Angiola Bonanni / Marie Filippovová / Cristina Ataíde”

Interno 14: Nord/Sud/Est/Ovest: Gisela Weimann / Angiola Bonanni / Marie Filippovová / Cristina Ataíde

Il giorno 17 gennaio 2017 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “Nord/Sud/Est/Ovest: Gisela Weimann/Angiola Bonanni/Marie Filippovová/Cristina Ataíde” a cura di Roberta Melasecca   N/S/E/O è un lavoro work in progress di quattro artiste europee – Gisela Weimann_Berlino Germania, Angiola Bonanni_Roma Italia, Marie Filippovová _Brno Repubblica Ceca, Cristina Ataíde_Lisbona Portogallo – iniziato nel 2014 con una residenza alla Maison d’Art Contemporain …

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L'Arcuri, l'architetto e i 7500 euro (IVA esclusa) - di Christian De Iuliis

L’Arcuri, l’architetto e i 7500 euro (IVA esclusa) – di Christian De Iuliis

Sarà la show-girl ed attrice Manuela Arcuri, originaria di Anagni nel frusinate, nota al grande pubblico per l’interpretazione di un vice brigadiere (poi promosso brigadiere) nella serie tv del 2009 “Carabinieri” e per un paio di calendari nei quali mostrava delle doti fisiche certamente fuori dal comune, ad accendere l’albero di Natale posizionato in piazza Portanova a Salerno. Sembra che …

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Il nutrimento dell’architettura [56] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [56] – di Davide Vargas

Questo si dovrebbe chiamare DIS-NUTRIMENTO. Pare che venga gente da tutto il mondo per visitare la struttura natalizia installata sul lungomare di Napoli. Si chiama N’Albero e considerando i tempi medi dei lavori pubblici a Napoli e in Italia, è stato realizzato in tempi da record utilizzando il sistema a ponteggio che solitamente viene impiegato per costruire i palchi dei …

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161215_L’ecologismo di John Thackara - di Felice Gualtieri

161215 L’ecologismo di John Thackara – di Felice Gualtieri

John Thackara è uno scrittore di origine inglese, autore di testi come “How to thrive in the next economy” o “In the bubble:  Designing in a complex world”; da anni dirige un network internazionale di intellettuali, designers, artisti ed architetti conosciuto come “Doors of perception” attivo nel promuovere eventi e dibattiti centrati sul design e sullo studio delle trasformazioni urbane …

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Un’imitazione “gonfia” a Rimini? - di Luca Capacci

Un’imitazione “gonfia” a Rimini? – di Luca Capacci

Nel bel libro “Metropoli per principianti” scrive l’architetto e scrittore Gianni Biondillo, muovendo una dura critica alla scarsa qualità dell’architettura emiliano-romagnola del secondo dopoguerra: “Quando la Riviera è diventata il mare del boom economico, una colata di cemento indistinta l’ha coperta, con la stessa identica penosa edilizia che si ritrova un po’ dappertutto. Se c’era da trasformare l’Adriatico in una …

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Volevo fare l’architetto_parte tredicesima – di Carlo Gibiino

Volevo fare l’architetto parte tredicesima – di Carlo Gibiino

Volevo fare l’architetto Da parecchio tempo, una domanda “turba” il mio pensiero quotidiano, chi è l’architetto? Ma soprattutto che mestiere svolge? Non mi è certo difficile pensare immediatamente al mondo dell’edilizia, mettendo per un attimo da parte la sua etimologia greca, e prendendo invece per corretta quella “moderna”! Prendo dunque in considerazione, le sue origini più fanciullesche, e penso immediatamente …

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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – NOVEMBRE 1966 - di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER CRONACHE E STORIA – NOVEMBRE 1966 – di Arcangelo Di Cesare

Mi ero già occupato di questi architetti e, grazie alla presentazione, nel fascicolo di novembre 1966, di altre loro opere, torno a trattarli con molto interesse. Sono dei professionisti che non hanno avuto i giusti riconoscimenti se è vero che, ancora oggi, nello sconfinato mondo del web non riusciamo a trovare tracce dei loro lavori. E non è perché hanno …

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presS/Tletter n.30 – 2016

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP Ricci e Pellegrin Quando affermo che Leonardo Ricci e Gigi Pellegrin sono stati i due architetti più dotati del secondo novecento italiano non intendo dire che tutte le loro opere siano ben riuscite. Anzi, diverse sono state dei tonfi clamorosi. Avevano tanto talento che hanno percorso anche strade pericolose e sbagliate. E i risultati sono stati disastri. …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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