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Alvar Aalto Natura e Architettura – di Massimo Locci

Il design nordico si caratterizza per una forte sintesi tra approccio teorico e prassi attuativa. Al centro ci sono sempre l’uomo e la natura da cui discende il superamento del carattere eccessivamente “ideologico” del razionalismo e del Bauhaus. Sostituito da un ‘funzionalismo organico’ e da una forma di partecipazione corale, e quindi più democratica, il processo ideativo si connette senza strappi concettuali a quello produttivo. La metodologia empirica e lo sperimentalismo mettono in crisi le finalità universalistiche del Movimento Moderno, legando l’organicismo alla ‘scala umana’.

In alternativa all’idea della pura razionalità, la forma-funzione ha come finalità la produzione di elementi psicologicamente attraenti e che rendono più felici gli utenti.

La fluida plasticità, contrapposta alle rigide stereometrie e alla standardizzazione, caratterizzano il linguaggio nordico: ogni elemento architettonico o di arredo è un organismo a sé, con funzioni e situazioni di contesto differenti. L’adesione ai valori dell’ambiente, alle tradizioni costruttive e ai materiali del luogo sono il corollario del teorema funzionalista. La componente naturalistica è un’entità che emette dati e contiene la soluzione: rispettare l’habitat significa rispettare l’uomo e le sue acquisizioni culturali, scientifiche e sociali.

La corrente empirista è già presente in Svezia dall’inizio del secolo con Gunnar Asplund e Sven Markelius che combinano l’attenzione per l’essenzialità funzionale con un rigore espressivo ed una scelta accurata di materiali e lavorazioni. Ma è con Alvar Aalto (1898-1976) che il funzionalismo organico trova piena attuazione. In lui si identifica la produzione di un’intera nazione, la Finlandia, la cui situazione politica e sociale non conosce i contrasti drammatici che agitano i maggiori stati europei tra le due guerre.

Nel 2017 ricorre il cinquantenario del Museo Alvar Aalto  di Jyväskylä, dedicato all’opera dell’architetto e designer finlandese e progettato dallo stesso Aalto, e la ricorrenza consente di rileggere la sua lezione. Il museo ospita modelli delle sue opere architettoniche  e oggetti di design, aspetti inscindibili nella sua ricerca. Quest’ultima è caratterizzata da un  linguaggio fluido ed in mutamento continuo, con opere capaci di creare nuove relazioni empatiche con il contesto, contribuendo alla definizione di un habitat contemporaneo basato sulla coniugazione di innovazione formale e di processi di trasformazione alternativi e responsabili. Nell’architettura di Alvar Aalto Natura e Architettura sono in rapporto non mimetico e non più conflittuale, ma sono interagenti per una finalità comune.

Caratteristica del suo approccio è il rifiuto delle formule assolutistiche, retoriche ed eccessivamente teoriche. I suoi oggetti di design nascono dalle esigenze pratiche degli utenti ed in relazione agli ambienti di vita, pertanto utilizza soluzioni di volta in volta differenti che prevedono piccole produzioni in serie. I suoi arredi sono parte integrante dell’architettura. “I miei mobili nascono raramente, per non dire mai, come oggetti di design professionali. Quasi senza eccezioni, li ho sempre concepiti insieme a un oggetto architettonico”. E con passione aggiungeva: “La bellezza che arricchisce la vita è un imperativo categorico per chiunque voglia creare e progettare l’arte”.

Per la Artek, un’azienda di cui è stato anche socio fondatore, realizza i suoi celebri mobili in legno e compensato curvato, mirabili per l’essenzialità linguistica e per la precisione progettuale. Senza perdere di vista “l’etimo originario dell’oggetto”, traggono forza dalla relazione di rispetto con il mondo della natura, sia per la limitazione nei consumi di materiale, sia per morfologie. Non sfugge che le forme ameboidi dei suoi celebri vasi e le plastiche superfici delle sue sedute hanno una relazione diretta con i panorami finlandesi e con le mappe geografiche. Gli oggetti, dunque, sono frutto dell’ingegno umano che si rafforza nella relazione biunivoca con la natura.

Aalto progetta mobili pratici ed utili di betulla, perché individua in quel materiale una componente tattile, che si accentua nella conformazione flessuosa della lavorazione; il legno si lega alle forme del corpo umano e risponde con elasticità alle sue sollecitazioni. L’attenzione al processo di costruzione, alla legge della variazione organica è sempre legato ad un meccanismo tecnico industriale, pertanto non è riferibile al mondo dell’artigianato, ma appartiene di diritto ad una industrializzazione evoluta ed anticipatrice dei valori eco-sostenibili, contro l’omologazione e l’alienazione dei processi produttivi.

Nel 1929 Aalto realizza insieme a Bryggman il padiglione dell’esposizione per il settimo centenario della città di Turku e, nello stesso ambito, progetta lo stand del mobilificio di Otto Korhonen. Per l’occasione riprende gli esperimenti sulla curvatura del legno, già avviati per conto della stessa ditta, realizzando la celebre sedia a tre gambe. Furono i loro stessi amici e i visitatori a verificarne a lungo la resistenza e il confort, con rilevante gradimento. Pare che a un certo punto Aalto abbia esclamato: “Otto: penso che ne venderai migliaia di pezzi! ” Ma si sbagliava: in novanta anni, la sedia è stata scelta e comprata da milioni di persone.

In copertina: Alvar Aalto Museum, Jyväskylä (1973) – Photo: © Alvar Aalto Museum

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