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Il compleanno dell’architetto – di Christian De Iuliis

Anche se a qualcuno può sembrare strano, pure gli architetti celebrano, precisamente una volta ogni trecentosessantacinque giorni (quindi come tutti gli altri essere umani), il proprio compleanno. Questo giorno, prima che questi umani diventino architetti, si materializza in un anniversario sostanzialmente uguale a quello dei propri coetanei; ma successivamente, ovvero a titolo acquisito, il compleanno dell’architetto si trasforma in una sorta di inquietante cerimonia fatta di smentite, nascondimenti, euforia mista a depressione, gioia eccessiva, a volte follie inconsulte.

Ecco le cinque cose che contraddistinguono il compleanno di un architetto. In ordine di popolarità crescente.

Al quinto posto: La diffidenza generale. Siccome un architetto, notoriamente, non invecchia mai e viene considerato giovane fino all’età di sessantacinque anni, quando dichiara di compiere gli anni e contemporaneamente conferma la sua età anagrafica, viene sempre accompagnato da increduli “ooohhh”, “veramenteeee”, “te li porti benissimo” eccetera. Suddivisi tra un 25% di sincerità e il resto di ipocrisia. Lo stupore dei presenti però non deve trarre in inganno: infatti non è l’architettura a mantenere giovane l’architetto, bensì la sua difficoltà ad incunearsi nel reale mondo del lavoro, sempre obbligato ad offrire prestazioni volontarie e impelagato in lavoretti part-time che lo costringono a pianificare il futuro come uno sfollato che dorme alla stazione centrale.

Al quarto posto: Il regalo. Bisogna precisare che ci sono una serie di oggetti che vengono ingenuamente considerati buone idee regalo per un architetto e invece costituiscono grossolani errori. Tipo: il libro di architettura, la matita a punta doppia, qualsiasi oggetto di design tipo la lampada, l’ombrello, lo sgabello (tutte cose che funzionano malissimo poiché, appunto, di design quindi inventate da altri architetti), qualsiasi oggetto che riguardi il computer (che, essendo lo strumento con il quale lavora, l’architetto odia) ed infine, quello che attualmente, in questo periodo di crisi, è il peggiore di tutti: il portafoglio, che equivale a scagliare contro l’architetto una maledizione voodoo della durata di due lustri.

Al terzo posto: La pubblica ammissione. Uno degli errori più gravi che può commettere un architetto il giorno del suo compleanno è dichiarare che proprio quello è il giorno della sua nascita in un luogo pubblico, tipo un bar. A quel punto verrà aggredito da una folla di miseri adulatori che, dopo la fase già vista al quinto posto, faranno di tutto per farsi offrire qualsiasi cosa, da un singolo caffè alla guantiera di paste fresche. L’argomento preferito dalla folla sarà che l’architetto, già solo in quanto tale, è assolutamente benestante, incassa assegni a 5 zeri un giorno si ed uno no, e quindi può, se vuole, offrire e comprare i dolci a tutti, anzi, se lo desidera può comprarsi proprio tutto il bar.

Al secondo posto: Gli auguri. Oggi grazie ai social network tutti i viventi, dunque anche gli architetti, ricevono una quantità di messaggi di auguri molto superiore al numero di persone che effettivamente conosce. Tuttavia, per deformazione professionale, l’architetto desidererebbe che coloro che gli formulano gli auguri avessero la sua stessa propensione all’originalità rimanendo di conseguenza molto deluso dalle ripetitività degli internettegrammi che riceve, che possono essere riassunti tutti in un’unica formula: Auguri architetto. Il culmine della fantasia, è la coniugazione nella forma contratta, cioè: Auguri architè.

Al primo posto: La grande festa. Architetti particolarmente euforici, che hanno appena vinto al superenalotto o che, causa stupefacenti, vivono momenti di grande eccitazione, si sentono in dovere di organizzare per il giorno del proprio compleanno, una grande festa, in un posto molto chic, dove si mangiano cose molto ricercate e si suona un fusion-jazz incomprensibile. La festa di compleanno dell’architetto viene in genere presentata come l’avvenimento mondano dell’anno, ma non è così, infatti per i principi che abbiamo trovato al quarto posto e al terzo, da questa festa l’architetto riceverà solo molti auguri stupefatti e poco altro; inoltre ad una certa ora, in barba a qualsiasi regola di stile, si ballerà alticci sui tavoli come ad un matrimonio di un neomelodico. La festa costerà all’architetto quanto un anno di lavoro, ragion per cui l’anno dopo e per tutti gli altri a seguire, si guarderà bene dal ri-organizzarla.

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