presS/Tletter
 

Fare del proprio peggio – di Alessandra Muntoni

Così Michele Valori intitolava il suo graffiante articolo sulla vicenda del P.R.G. di Roma nel volume Roma, città e piani (1959). E riassumeva: «Cinque anni […] di contrasti e di fatica per non dare al Paese una capitale». Oggi siamo da capo, a proposito del progetto per il nuovo stadio dell’AS Roma: una vicenda incredibile per come è stata impostata, dall’inizio alle ultime battute di questi giorni. Nel mio intervento sulla PresS/Tletter dell’aprile 2014 mi ero già espressa sull’assurdità che fosse stata scelta per quello stadio proprio l’area di Tor di Valle, dove Julio Lafuente aveva realizzato nel 1959 la tribuna dell’ippodromo olimpico, ottimo esempio per l’architettura sportiva italiana. Se ne doveva assolutamente scongiurare la demolizione.

Il pletorico progetto Meis-Libeskind, che invece vi si sovrappone occupando tutta l’area golenale del Tevere con un surplus di mc da costruire rispetto alle previsioni di piano, era stato inserito nei programmi del Comune di Roma, allora guidato dal Sindaco Marino. La nota vicenda della crisi di quell’amministrazione ha portato prima al commissariamento e poi a elezioni anticipate, stravinte dal Movimento Cinque Stelle che nel suo programma criticava radicalmente il progetto dello stadio. Sorprendentemente, dati i suoi trascorsi nella sinistra italiana, è stato chiamato come assessore all’urbanistica Paolo Berdini che ha accettato. Per entrare poi in conflitto col Sindaco Virginia Raggi che, ancor più sorprendentemente, sembra volersi mettere d’accordo con i costruttori e col presidente dell’AS Roma. Berdini si è dimesso, e non già per questioni di merito, bensì per le sue confidenze al giornalista della «Stampa» sulla incompetenza del Sindaco. Nella difficoltà acclarata di portare avanti il progetto dello stadio, anche accettando una diminuzione dei volumi costruibili, è entrata in campo la Soprintendenza archeologica che ha messo il vincolo sull’ippodromo olimpico e sull’area immediatamente circostante. Anche Margherita Guccione, direttore del MAXXI-Architettura, ha votato a favore; ma il vincolo, spiega, non è d’immediata efficacia: bisogna aspettare 100 anni dalla costruzione dell’edificio, mentre in questo caso ne sono passati circa 70.

A questo punto la questione si aggroviglia. Una risoluzione del MiBACT potrebbe essere dirimente per il vincolo. L’AS Roma si rivolge al Tar del Lazio per un eventuale risarcimento. Gli “esperti” del Comune optano per uno spostamento delle tribune dell’ippodromo. Altri suggeriscono di spostare altrove il nuovo stadio. Paolo Portoghesi vorrebbe la sistemazione a verde dell’area ‒ rimasta intanto nell’abbandono e nel degrado ‒ tutelando le condizioni naturali e idrogeologiche dell’ansa del fiume. Eleonora Carrano ha chiesto un referendum tra i cittadini, come è stato fatto per l’Allianz Arena di Monaco.

Non è del tutto inutile ricordare che ormai da tempo, nonostante la squadra dell’AS Roma sia diventata un ottimo team, i suoi irrequieti tifosi disertino polemicamente lo stadio ‒ ma non per queste vicende ‒ e le partite vengano giocate quasi senza spettatori.

Leave A Response