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Interpretazione di una forma_ Claudio Nardulli – di Massimo Locci

Con Interpretazione di una forma, mostra di fotografie e sculture alla Casa dell’Architettura di Roma a cura di Barbara Martusciello, Claudio Nardulli ci invita a porre nuovamente al centro della ricerca espressiva l’Informale e il biomorfismo, a rivalutare la scultura di Arp, di Moore, di Viani, di Somaini, ma anche le sculture ‘abitabili’ di Bloc e le strutture a guscio di Nervi, Musmeci, Torroja e Felix Candela, la cui opera Oceanografic di Valencia è il soggetto stesso delle sue foto.

Della straordinaria opera dell’architetto-ingegnere-costruttore lo attraggono la spontanea creatività  nella costruzione della forma. Determinata da una innata sensibilità poetico-tettonica nel modellare la materia (ridotta all’essenziale di una sfoglia sottile di pochi centimetri) la sua architettura si apprezza anche per la sapienza tecnica della costruzione ‘povera’, quasi auto-costruita come in una scultura.

Le foto di Nardulli fanno leggere con chiarezza sia il senso della tensione strutturale delle membrane, sia le concatenazioni di geometrie non euclidee (anti-prismatiche) e le modalità costruttive. Si può leggere con palmare evidenza che la tecnica esecutiva era elementare: nell’intradosso Candela fa emergere il senso tattile e rustico del getto di conglomerato cementizio  sul tavolato; nell’estradosso la superficie di solo calcestruzzo idraulico è netta e levigata, come nelle volte gettate di età classica. Il contrasto tra il sotto e il sopra è straordinario. Su un verso esalta l’espressività della forma proiettata verso il futuro dei paraboloidi iperbolici (Hypar), nell’altro il carattere robusto, tattile e irregolare del getto che s’incunea tra le assi di legno della cassaforma.

Le foto di Nardulli, con forti contrasti chiaroscurali, ci fanno cogliere pienamente anche l’azione corale del cantiere, brulicante di muratori e carpentieri, quasi certamente inconsapevoli delle regole strutturali, magistralmente guidati dall’autore, che era l’unico depositario delle regole statiche (peraltro non codificate e non normate), come nella edificazione di una cattedrale medioevale. Condizione anacronistica (totalmente in contrasto con la carica innovativa della sua ricerca strutturale ed espressiva) che conosciamo perché Felix Candela stesso conservava le foto delle varie fasi esecutive. Dal repertorio degli anni cinquanta (il  ristorante Los Manantiales è del ’56) fino all’Oceanografic di Valencia (1998) le foto mostrano una costruzione babelica, con un impalcato di assi di legno irregolari (per misura e trattamento) sorretto da un castello spettacolare di puntelli e supporti casuali, su cui sovrapponeva la trama di ferri tondi e la colata di calcestruzzo. Una tecnica elementare che lega forma e struttura, essenza spirituale della realtà e forme concrete, etica ed estetica, come il maestro spagnolo (naturalizzato messicano) ha più volte evidenziato:” La mia maggiore soddisfazione non consiste nell’aver eseguito certe strutture spettacolari – sebbene confessi di aver avuto gran soddisfazione nel farle – ma nell’aver contribuito, anche in misura minima, ad alleggerire l’ingente problema di coprire economicamente spazi fruibili, dimostrando come la costruzione di gusci non costituisca un’impresa straordinaria che dà immortalità ai suoi autori, ma un procedimento costruttivo semplice e flessibile”.(F. Candela, Architettura e strutturalismo, 1963)

La seconda parte della mostra riguarda la ricerca scultorea di Nardulli; qui espone un ciclo di elementi plastici sinuosi, le cui sezioni costruttive sono ancora geometrie non euclidee, curve paraboliche, iperboli. Morfologie complesse che l’autore controlla con maestria, essendo un esperto di lapidei e delle tecniche di lavorazione del marmo, antiche e contemporanee. Pur essendo un architetto, che opera nella normale attività di progettazione e restauro, ha preferito esporre solo ricerche biomorfiche (ma non i disegni preparatori); eleganti ed astratte sono forme aerodinamiche e modellate dai fluidi, in equilibrio instabile e concretamente in movimento.

Nardulli progetta fusi allungati, derivanti da una sottrazione a tutto tondo di materia dai blocchi amorfi di marmo, che plasma organicamente fino ad ottenere conformazioni che, per pesi e contrappesi, vincono le leggi della gravità e della statica. Un processo che non è dissimile da quello descritto per Felix Candela.

Originale nel processo dell’architetto romano è, viceversa, la volontà di assecondare la legge del caso e dell’evoluzione spontanea. Ciò non significa assenza di regole, ma affinare sensibilità e intuizione espressiva per liberare la forma che è già contenuta nel blocco di materia (come insegna Michelangelo), e che lo scultore rende solo manifesta. Jean Arp, non a caso, affermava: ”la legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria”.

Claudio Nardulli sviluppa la problematica del contrasto/prevalenza della materia sulla forma,  ci mostra l’essenza che non riusciamo a cogliere, perché la nostra percezione è abituata a muoversi soltanto nel mondo delle forme concrete, senza la capacità di andare oltre il livello della realtà materiale. In tal modo egli rompe il confine tra immagine bidimensionale e immagine plastica, proponendo opere che non sono più classificabili nelle tradizionali categorie di disegno, architettura o scultura: è un’armonica combinazione di sistemi, una stratificazione in cui l’identità simbolica si compenetra con la morfologia e gli attribuisce identità.

L’opera, più che un capriccio arbitrario, risulta essere un esercizio di libertà condizionata nello sviluppo organico. Valore fondante è la massa che viene sottoposta a un flusso dinamico, non dissimile da quello sperimentato da Umberto Boccioni con” Forme della continuità nello spazio”, che nel suo caso si concentra nel trapasso della visione statica, conclusa in se stessa, a favore della tridimensionalità dinamica e ritmica.

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