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L’architetto compilatore di moduli – di Christian De Iuliis

Con la riforma che prevede l’accesso all’esame di maturità anche per gli studenti insufficienti, l’Italia è entrata ufficialmente nell’era della post-conoscenza, anche detta del “vero/falso”. D’altronde gli esami sono già diventati una prova fatta di quiz, una volta solo la patente di guida si prendeva così, ora anche la laurea.

Il simbolo per eccellenza della post-conoscenza è il modulo: fino a centinaia di caselle da barrare, modulo non più cartaceo ma da compilare e spedire solo telematicamente. Alla precisa compilazione di un modulo viene affidato la buona riuscita di qualsiasi procedimento di natura pratica o giuridica, specie nei confronti della macchina pubblica che non ha più né il tempo né gli strumenti per occuparsi delle sfumature, di apprezzare giudizi discreti o valutazioni nel merito, ma solo di archiviare una serie di “si” e di “no”, “visti” che ci sono o mancano nelle apposite caselle. L’unica ignoranza non tollerata è quella digitale (bastano le nozioni base).

Nella corrente dei nostri infiniti quiz quotidiani oramai non c’è spazio per apprezzare la gradazione delle cose. Leggere un libro o un articolo superiore alle trenta battute è uno spreco di tempo, una poesia è una altera formalità, l’amore è “Maria chiudi la busta”, apro o chiudo il pacco, nello sport conta solo il primo e l’ultimo, l’arcobaleno ha perso spessore ora è solo bianco e nero, i vocabolari hanno giusto venti pagine scritte larghe larghe. A scuola l’eccellenza è un lusso fastidioso, l’asino è un cumulo di polvere da nascondere sotto al tappeto: basta un’unica lunga sufficienza, non ovunque ma nella media. Una banale lunga media di cose pressappoco conosciute, necessarie per compilare il sacro modulo.

Una delle principali vittime della compilazione del modulo è senza dubbio l’architetto, lobotomizzato quanto basta per essere messo in condizione di non nuocere e di inquadrarsi nelle sempre nuove norme promosse dal ministero.

Piuttosto che affinare le sue capacità critiche si avvicinerà all’unica figura professionale che il mercato richiede davvero, ovvero quella del perfetto compilatore di moduli. D’altronde le gare pubbliche si vincono già così: annerendo tutte le caselle, senza omissioni; qualsiasi comunicazione si trasmette in questo modo, principalmente quelle edilizie: riempiendo un form, dove quello che avremmo dovuto sforzarci di scrivere è già scritto tra una serie incomprensibile di riferimenti giuridici che nessuno conosce veramente, ma tanto non è importante nell’era della post-conoscenza (le leggi serviranno, eventualmente, solo alla magistratura quando arriverà, perché la magistratura arriva sempre, prima o poi).

Le migliori aziende ancora presenti sul territorio cercheranno solo compilatori di moduli, finti-architetti che sapranno dove scaricare il formulario giusto e soprattutto la PEC dove inviarlo. Finanziamenti provenienti da mittenti oscuri giungeranno solo sul conto corrente del compilatore esperto; per gli altri, quelli che provano con gli argomenti ed il condizionale coniugato per bene, solo attese in corridoio e porte chiuse.

Nell’era della post-conoscenza gli architetti saranno costretti ad allinearsi, d’altronde l’accreditamento formativo è già un irregimentamento obbligatorio, per diventare tutti documenti formalmente corretti.

Finché un giorno l’intera categoria sparirà nel nulla. Annerendo la casella sbagliata.

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