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L’attesa, un prezioso interstizio – di Marco Ermentini

Ieri mentre sfogliavo vecchie riviste divenute molli e scucite osservavo  con attenzione i pazienti nella sala d’attesa del dentista. Sembrava di essere ripiombato negli anni ’70: sedie rivestite in moquette, tappezzeria smunta che si stacca, tavolino il legno svedese, lampada che fa ombra in vetro verde opaco, qualche stampa ingiallita di automobili d’epoca, pavimento in piastrelle di grès rosso, nessuna finestra. Proprio un luogo inospitale. È un vero peccato che i luoghi d’ attesa, così importanti per il nostro benessere, siano trattati così male.

Gianni Gasparini, il maggiore esperto degli interstizi, nel suo delizioso Plint (piccolo libro degli interstizi) ci spiega che: “L’attesa è una tipica esperienza interstiziale, tra le più comuni che possano capitare nella vita quotidiana. Aspettare è considerato un evento fastidioso, un tempo vuoto che s’interpone allo svolgimento di azioni programmate o che ne rappresenta un contorno possibilmente da evitare.”

Forse dovremmo sforzarci ad avere cura dell’architettura di questi spazi, essi mettono in luce un valore molto importante rimosso da una società che non ammette pause: la pazienza.

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