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Lingua come astrazione – di Alessandra Muntoni

Colgo un altro frammento dal dialogo tra De Mauro e Camilleri a proposito della lingua e dei dialetti. Spiega De Mauro che la lingua nasce dall’evolversi dei dialetti locali di piccole comunità: l’idioma fiorentino è matrice della lingua italiana, i dialetti della Germania centro meridionali generano quel tedesco del quale si serve Lutero per tradurre la Bibbia, il dialetto di quella piccola comunità che ha fondato Roma diventa il latino, e così via. Ma sostiene anche che quel dialetto, per diventare lingua, deve trasformare la propria struttura interna e modellarsi sulle tracce astratte tipiche del pensiero. Solo così diventa uno strumento duttile e sofisticato, adatto alle varie sfaccettature della comunicazione di una società più ampia, tanto da poter esprimere ogni cosa: un discorso politico, l’articolato di una legge, un racconto, il dialogare tra gente comune, una poesia. «Se devo scrivere un trattato di geometria, di filosofia, di storia – dice – ho bisogno necessariamente di una lingua».

Camilleri precisa: c’è differenza tra la lingua come astrazione e la lingua come “cosa”. La parola del dialetto è più vicina di quelle della lingua alle origini del lavoro artigiano e contadino, ed è quindi più coinvolgente perché ci ricollega a memorie ancestrali. Successivamente, però, tutto si amalgama nel parlare e nello scrivere della lingua in continua evoluzione.

Ebbene, la geometria è stata considerata il veicolo base dell’astrazione con la quale le avanguardie del Novecento hanno costruito il nuovo linguaggio artistico e architettonico che ancora in gran parte usiamo. Ma l’origine della geometria è terrigna quanto mai, perché il suo vero significato è “misura della terra”, dei campi. Solo in un secondo tempo, molto vicino a noi, essa è diventata una scienza astratta. Il centro per anziani di Alcàcer do Sal, Portogallo, costruito su un pendio da Aires+Mateus Associados può esserne una dimostrazione. Esso assorbe le matrici dell’originario linguaggio mediterraneo (un dialetto ampio, forse una pre-lingua) nell’astrazione geometrica di un razionalismo non più dogmatico. Ed è, per conseguenza, capace di amalgamarsi all’altimetria della terra, quasi di misurarla ridisegnandone le linee di livello, ma esprimendo con determinazione la propria differenza di origine artificiale.

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