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Il nutrimento dell’architettura [62] – di Davide Vargas

Leggo una poesia di Seamus Heaney. È il sonetto n°8 d tratto da The Haw Lantern del 1987, una raccolta che si sviluppa interamente sulla doppia polarità presenza/assenza e realtà/visione. Si capisce [anche solo dai termini] che i due poli sono legati l’uno all’altro. La poesia ruota intorno a un castagno [l’immagine di un castagno] che era stato piantato nel momento della nascita del poeta [il mio coetaneo castagno], colto nel momento in cui viene abbattuto [e il crollo di quello che era stato lussureggiante/attraverso i percossi resti e frantumi di tutto quanto.]. Ma a questo punto cresce nel sentimento del poeta la visione e l’assenza si trasforma in presenza. Dice: la sua massa e quiete diventate un lucente non luogo,/un’anima ramificante e per sempre/silenziosa, oltre ascoltato silenzio.

Marc Augé parla di non luogo nel 1992. I poeti arrivano sempre prima. Ma non solo. Sanno trasformare la realtà. Anche solo con un albero. Come bravi architetti.

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