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Ma voi perché ci avete creduto? – di Eduardo Alamaro

Oltre a Renzo Piano superstar e (in seconda battuta) a Rogers, leggo da LPP che c’è un “terzo uomo” nel mitico progetto del Beaubourg, un protagonista diventato col tempo invisibile. Perché? Perché così va il mondo. Perché, come dice la sfottente canzonetta napulitante: pecché ‘ndringhete ndrà, nmiezzo ‘o mare la luna de’ media ce sa … e nuje tirammo a campà … pe.. pe .. pe..

… perché in un gruppo c’è sempre chi cura di più la comunicazione e il packaging del concept. C’è sempre chi è più versatile e “portato” alla pubblica relazione e perciò è scelto dai media superiori (e sopratutto inferiori) … che individuano in Lui il personaggio, il più furbo, il più subdolo, … forse il più bravo, il più motivato, il più illustrabile ed emergente, fate voi.

Io non so, son rimasto foresto, senza resto locale.

Certamente è il “più ragazzaccio” del gruppo progettuale, di ogni gruppo vincente perché possiede quel “quid”, come diceva il Cav., che buca il cuore e il portafogli. Che fa promozione pubblicitaria dello spirito del tempo giusto e mediano (o almeno, della sua teatralizzazione, cosa che più conta). Che fonda e sfonda e non ci rifonda e affonda. Che fa narrazione e immagine, senso & consenso progettuale.

Fa … fa… fa… Fa bufale e pecorelle mulino bianco credibili … e alle quali la gente compulsiva d’oggi crede. Per post pasti-verità retrodatati tutto e subito. Prendere o tra-lasciare. Qui il progetto, qua (la bolla) e il sapone. Ava come la va. Va… va

Quello del “quid” ammaliante progettuale, il dux che fa lux, è quindi colui che permette al gruppo di uscire dall’ombra, di far luce e ascolti. Di far numeri & incassi senza scassi (apparenti). E’ il leader … è calamita di consensi e dev’essere dotato necessariamente di una buona dose di narcisismo e sicurezza in sé, per sé … (e per i suoi, com’è scritto sulle lapidi nel cimitero). Ma … ma … ma ..

… Ma è anche uno che si sottopone a una fatica non indifferente, sempre coi riflettori puntati addosso, … se se se … sempre invocato da tutti come Salvatore della Patria, .. co co co … come colui che risolve e qua qua quaglia le situazioni più difficili; è l’uomo forte capobranco che rammenda e ricorda, … che vede, prevede e provvede e … e tante altre cose & case da costruire e ricostituire nel nostro dopo sisma aeterno italico.

Che bel mestiere il nostro … (coretto: di qualità, … di qualità….)

Tutto secondo le regole della società dello spettacolo e dell’informazione spinta e mai spenta a tutte l’ore. E non da oggi. Da secoli, nell’Europa stampata post Gutenberg. Solo che oggi i “mister quid” della fabbrica del personaggio, della trovata & della trovatella, sono più visibili e manifesti. Luccicanti e riflessati a cinque stelle on line.

E’ una gara sempre la vita …. e chi arriva terzo del gruppo è solo una medaglia di bronzo che nessuno ricorda, come Franchini. Che forse però scelse di rimanere nell’ombra del Beaubourg; scelse di rendersi “protagonista invisibile” e – per molti versi – simpatico e snob. Spirituale, vincente forse a distanza, chissà. Fatemi sapere, attendo notizie.

Nella scheda wikipedia in rete leggo infatti che “il terzo uomo” del Beaubourg rifuggì dalle luci della ribalta parigina e preferì “concentrarsi su progetti culturali e architettonici di piccola scala e per lo più realizzati in Italia”. Una franchinetta lode al Franchini che fu e che forse sarà … e al contempo, per finire il mio post al solo, allego un esempio storico ceramico sugli effetti mediatici di iridescenza. (Lettura facoltativa, please, nda).

Il famoso Mastro Giorgio Andreoli da Gubbio, l’artiere dei lustri magici e inarrivabili del ‘500 rinascimentale “da pompa”, faceva parte di un team di tre laboriosi fratelli, forse di Pavia, che elaborarono questa luccicante tecnica d’arte che veniva dalla Spagna araba degli al hamar e che forse appresero nella splendida Napoli aragonese, passando per Deruta. Altro che Beaubourg!

Del gruppo lustrato, dicevo, Giorgio era quello che faceva più comunicazione dei tre; più che di lustri (che lasciava fare ai fratelli, al pari delle historie per le quali sottopose a contratto e a voucher pittori itineranti, passatori e passannanti, nda), Giorgio era sopra tutto Mastro di comunicazione: la forma e il decoro dei suoi piatti pompati esclusivi esplicitavano perfettamente il “concept” dello slogan che prometteva e promuoveva a chiacchiere, alla committenza abbagliata dal suo “pacchetto”…

All’uopo ingaggiò via via, critici, storici e gazzettieri d’assalto che divulgarono (creduti, qui la sua bravura d’impresa) la bufala che su 100 pezzi istoriati e lustrati dalla ditta a Gubbio solo 6 (dico sei) erano perfetti e ritenuti perciò degni di essere messi in vendita. Asticella molto alta! Il resto dei 94 pezzi (alias delle 94 idee e racconti istoriati) veniva distrutto: che sfrido, che sfizio, che bufala. Ma fu creduto, il gran Mastro Giorgio da Gubbio.

E tutto ciò, tutta questa promozione, fu una gran fortuna per l’azienda eugubina e per i Montefeltro. E se fosse andata male?, se quel prodotto lustrato fosse stato solo un bluff  ben illustrato e ben riverberato dai media e dalla politica di quel tempo d’inizio moderno? Se la loro fosse stato solo “puttana maiolica” parigina alla Gargantua del bea .. bea … bourg?

In questo caso Mastro Giorgio, detentore del brand eugubino, avrebbe sempre potuto dire all’aulico pubblico del suo tempo: “Ma voi perché ci avete creduto? Perché ci avete dato audienza e confidenza?”. Perché avete comprato e pagato caro? Peggio per voi, creduloni nostri, papi, re e principi, ora fottetevi …

Pagherete caro, pagherete tutto! o no?

Saluti, Eldorado

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