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PresS/Tletter n.2 – 2017

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[01] EDITORIALI

LPP

Missione impossibile per Renzo Piano

Credo che l’unica persona che possa fornire un contributo decisivo alla legge per l’architettura in Italia sia Renzo Piano: ha il prestigio e il seguito di stampa necessari per porre il problema e provare – servirà molta ostinazione- a risolverlo. Tuttavia Piano, dal suo seggio al Senato, si occupa di altre questioni. Importanti, ma non risolutive. I progetti del G124 sono graziosi, metodologicamente interessanti, ma non pongono il problema della qualità della progettazione, attraverso concorsi, come regola generale. E per quanto il suo contributo all’edilizia antisismica possa essere appassionato, non è esattamente il campo in cui lui è celebre nel mondo. Piano è il testimone indiscusso della qualità. Ecco,quindi, l’occasione della sua vita: essere ricordato per aver dato una sterzata decisiva all’architettura in Italia, e lui che vive a Parigi dovrebbe ben sapere quanto in Francia abbia giovato la legge sull’architettura. Chissà se Piano vorrà mettersi in gioco su questo importante tema. Una missione impossibile rispetto alla quale si misurerà la sua tempra, la sua generosità e il suo coraggio.

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Alessandra Muntoni

 

Parlare italiano è difficile

Lo sanno bene Tullio De Mauro e Andrea Camilleri, autori del testo-colloquio La lingua batte dove il dente duole, uscito nel 1913 e ristampato quest’anno da Laterza come ben scelto omaggio al linguista di recente scomparso. Si tratta di una scintillante, anzi esilarante, esposizione del contrasto tra la faticosa costruzione della lingua italiana e il sopravvivere ostinato dei dialetti, oggi rafforzato dal successo pervasivo col quale hanno saputo rinvigorire la letteratura di eccellenza. È un libro che colpisce e fa pensare, anche in funzione di quel “vagare della mente” di cui ho scritto la scorsa settimana, perché il dialogo procede appunto per corsie diagonali del pensiero che suscitano nei due interlocutori ricordi, poesie, filastrocche, vicende storiche e aneddoti, lontani tra loro nel tempo e nello spazio. Quasi un discorso-partita a ping pong che non ammette nessun vincitore.

Estraggo uno spunto dal primo capitolo intitolato L’albero è la lingua, i dialetti sono la linfa. I due autori si rendono conto, a un certo punto, che presumevano il loro amato dialetto, siciliano per Camilleri e napoletano per De Mauro, “in una condizione di immutabilità”, mentre la lingua italiana, appresa faticosamente a scuola, sembrava cambiare nel tempo e assumeva da altre lingue ben strutturate prestiti di parole e di costruzioni sintattiche, così da poter essere usata in ogni situazione. Cita De Mauro: Meneghello ci ricorda che «la lingua si muove come una corrente: normalmente il suo flusso sordo non si avverte, perché ci siamo dentro, ma quando torna qualche emigrato si può misurare la distanza dal punto dove è uscito». Il dialetto, magnificato come patrimonio di continua creatività e vigore comunicativo, poteva allora diventare desueto, addirittura “arcaico”. Invece no: anche i dialetti si muovono. Anche coloro che parlano prevalentemente il dialetto e «se ne vanno per strade loro, continuano a inventare parole nuove e a riadattare quelle vecchie».

Bruno Zevi, interessato allora di linguaggio, aveva preparato negli anni Ottanta un inserto di fotografie della città e dell’architettura del nostro Paese dal Medioevo al contemporaneo, con brevi commenti, per un libro di Tullio De Mauro sulla storia della lingua italiana. Ritrovava i primi documenti del “volgare” italiano nello spazio dei percorsi catacombali sotterranei. Rintracciava il “latino cristiano” nella trama urbana del libero comune. La sovrastruttura assolutistica della lingua aulica era espressa nella Reggia di Caserta e nelle fastose ville settecentesche. L’Italia Unita, fautrice della nascita della lingua italiana, offriva invece una «traduzione devitalizzata del toscano in architettura». Lo stato repubblicano e la società democratica, pur ripudiando la retorica monumentale, oscillava tra impeti espressivi e innesti dei “costumi rurali”. La città moderna, cioè il linguaggio degli uomini contemporanei, non era che una ipotesi, mentre le utopie metropolitane dimostravano solo regressioni infantili, «come nella lingua il ricorso stremato ai dialetti».

Oggi possiamo dire che la lingua italiana esiste e il dialetto la pungola con innesti vigorosi, ma è un rapporto di dare e avere. Il linguaggio architettonico, invece, ancora latita. Un percorso, dunque, ancora tutto da fare.

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Masssimo Locci

La fotografia di architettura

Qual’è la funzione della fotografia di architettura e, in particolare, nella pubblicistica contemporanea? Spesso è un semplice corredo del testo; altre volte, in piena autonomia espressiva, fornisce un’interpretazione ulteriore, amplifica ed esplicita i significati e le analisi trattate nel saggio.

Può avere tante potenzialità: come decodifica della realtà, come lettura descrittiva o strumento d’indagine. Quasi sempre rafforza la coscienza critica degli utenti.

Partendo da una interpretazione personale e intuitiva del fotografo, crea un’azione che si fonda sul giudizio e che rende tutti osservatori avvertiti, interpretando lo spazio architettonico condividendo una dimensione emotiva.

Bruno Zevi credeva fermamente in questa seconda ipotesi: in particolare riteneva che attraverso la lettura fotografica può emergere  la valenza espressiva; in sintesi sosteneva che acquisire una sensibilità a ‘saper vedere’ lo spazio costruisce una pre-condizione per il ‘saper trasformare’, quindi per progettare. “Capire l’architettura –scriveva infatti– significa scoprirne i molteplici percorsi, le accelerazioni e le pause, le cerniere strutturali, i riverberi degli involucri murari sugli invasi, ed anche gli apparati plastico-decorativi in quanto funzionali ad un risultato spazio-temporale”.

La fotografia è una modalità tecnico-illustrativa ma anche ideologico-interpretativa: ai fondamenti scientifici sulla luce si affianca la teoria della percezione e l’ermeneutica iconologica.

Nikolaus Pevsner parlando di fotografia di architettura, osservava: “Il potere del fotografo di valorizzare o distruggere l’originale è innegabile. In un edificio la scelta dei punti di vista, degli angoli, della luce è semplicemente ciò che crea lo spazio, inoltre, può evidenziare così intensamente un dettaglio da renderlo più convincente sulla lastra che nell’originale.
L’architettura è creata dall’architetto, ma se la vediamo attraverso una fotografia è anche creata dal fotografo. La fotografia come documentazione e come mezzo di conoscenza è molto evidente nel caso di Charles Marville, che ci ha lasciato una documentazione straordinaria dei cantieri parigini di Haussmann.

Gaudì, Coppedè, Gropius, Le Corbusier, Moretti, Pagano, Ponti e molti altri facevano un uso della fotografia come mezzo di riflessione progettuale.

Gordon Cullen, nel suo celebre saggio  Townscape con le fotografie reinterpretate attraverso il disegno, introduce un uso didattico-interattivo delle immagini, quale approccio progettuale all’urbanistica.

BBPR, Mies van der Rohe, i Metalist e gli architetti radical degli anni ’60 (di cui si è appena aperta una mostra al Museo Bilotti di Roma) facevano grande uso del fotomontaggio per costruire ipotesi progettuali sperimentali e immagini visionarie.
Possiamo anche rintracciare importanti (inscindibili) abbinamenti tra fotografi e progettisti: Walter Gropius e Albert Renger-Patzsch, Le Corbusier e Marius Gravot o Lucien Hervé, Armando Salas Portugal e Luis Barragan, Julius Shulman e Richard Neutra, Guido Guidi e Carlo Scarpa, Luigi Ghirri e Aldo Rossi.

In un periodo in cui siamo bombardati da un eccesso di immagini, per certi versi è anche necessario opporre resistenza alla ridondanza iconografica, quindi è bene intendere lo strumento fotografico come mezzo di contrasto  al loro uso totalizzante e perfino manipolante. Molti bravi fotografi, infatti, lavorano per sottrazione.

L’assenza della presenza dell’uomo è una costante di un certo modo di rappresentare l’architettura, la città, l’ambiente. Ugo Mulas parlava di un potere evocativo in ciò che è assente, cioè sottratto dall’immagine; Gabriele Basilico, che voleva mostrare i valori antropologici dello spazio, ha sempre fotografato le città prive di abitanti e di qualsiasi figura animata.
Le fotografie degli Alinari seguono il modello ideologico, vicino al concetto della prospettiva rinascimentale, con foto fatte all’alba e la camera posta a mezza altezza dell’oggetto (quindi mai con lo stesso punto di visuale degli utenti) per ottenere riproduzione fedeli e ma astratte dell’oggetto. Non c’è tensione critica e personale nell’occhio del fotografo ma solo una restituzione codificata e meccanica della realtà, per creare uno stereotipo visivo (oggi potremmo definirlo un franchising della fotografia) capace di radicarsi nella visione comune. Gli Alinari “videro e catalogarono per tutti” e il loro modo di vedere “ha finito per sostituirsi agli stessi oggetti della visione” (G.Bollati).

La critica e la fotografia dell’architettura, seppur profondamente diverse, sono dunque complementari. Una descrive con le parole le sensazioni e le motivazioni di uno spazio, l’altra ne cattura l’energia comunicativa.

Pertanto una fotografia intelligente, anche quando inquadra un’architettura insignificante, rimane significativa in termini critici e, in un libro, non può essere mai considerata uno  spreco di spazio, come mi è capitato di sentire di recente da un illustre cattedratico. I docenti universitari, purtroppo, continuano a ritenere negativo l’orientamento divulgativo; con valore scientifico solo se la pubblicazione è noiosa e poco comunicativa. Ne discende che un libro con belle foto e di grande formato non può essere, per definizione, un contributo qualificato.

[02] FLASH

renzo piano

[03] BLOG

CLAUDIO NARDULLI – INTERPRETAZIONE DI UNA FORMA. Fotografie e sculture - mostra e convegno alla Casa dell'Architettura

CLAUDIO NARDULLI – INTERPRETAZIONE DI UNA FORMA. Fotografie e sculture – mostra e convegno alla Casa dell’Architettura

Claudio Nardulli – Interpretazione di una forma. Fotografie e sculture Inaugurazione mostra  e conferenza Venerdì 3 febbraio ore 16 – 20 Casa dell’Architettura | Piazza Manfredo Fanti, 47 Roma Venerdì 3 febbraio, presso la Casa dell’Architettura di Roma si inaugura la mostra di Claudio Nardulli – Interpretazione di una forma. Fotografie e sculture, curata della critica Barbara Martusciello. In questa personale sono esposte una serie …

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Un progetto per la periferia: Il Parco della Salinella - di Antonio Mauro

Un progetto per la periferia: Il Parco della Salinella – di Antonio Mauro

Contesti urbani complessi e problematici, le periferie sono state sempre più spesso oggetto di pensieri e progetti che hanno tentato di mettere in atto trasformazioni e riqualificazioni di quelle che Renzo Piano ha definito «il futuro delle città». Nel 2016 l’accetto sulla questione è stato messo dal MIBACT – Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane – e …

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Breve storia dell’abitazione attraverso le case dei cartoni animati (seconda parte) – di Christian De Iuliis

Breve storia dell’abitazione attraverso le case dei cartoni animati (seconda parte) – di Christian De Iuliis

Continuiamo il nostro studio dell’abitazione attraverso le case dei protagonisti dei cartoni animati. Per leggere la prima parte dell’articolo clicca qui. Eravamo giunti nel XIX secolo con la classica residenza coloniale del nord America (casa di Anna dai capelli rossi). Ora ci spostiamo in Europa, avvicinandoci ai nostri anni (clicca sulle foto per ingrandirle). 6)     La casa di montagna. Fine …

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Il nutrimento dell’architettura [58] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [58] – di Davide Vargas

Mi capita tra le mani un piccolo vecchio libro: Cento lettere di Gio Ponti. Leggo dalla prefazione di Joseph Rykwert che gli amici di Gio Ponti, tra cui lui stesso, erano fortunati. Ogni tanto trovavano nella cassetta della posta una busta con dentro un messaggio disegnato. Un’invenzione. Il libretto raccoglie le lettere dal 1949 al 1979. Una meraviglia. Il tratto …

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Cosa c'è di nuovo? - di Marco Ermentini

Cosa c’è di nuovo? – di Marco Ermentini

Spesso l’architettura di oggi è ormai un’appendice dell’immagine giornalistica. È difficile trovare un edificio che non si appelli all’attualità. Ecco un complesso di uffici con il tetto verde, una residenza in cohousing, una facciata con i frangisole, un caffè con il pavimento in cemento, una terrazza con le doghe di legno, un restauro con il corten, un giardino con le …

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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – DICEMBRE 1966 - GENNAIO 1967 - di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER CRONACHE E STORIA – DICEMBRE 1966 – GENNAIO 1967 – di Arcangelo Di Cesare

Ogni nuovo anno stimola le memorie vicine e lontane. Nel gioco dei riferimenti il 2017 rievoca eventi fondamentali della storia architettonica. Centocinquanta anni fa, nel 1867, nasceva Jose Maria Olbrich, il genio smagliante della Secessione viennese. Centoquaranta anni fa, nel 1877, Henry Hobson Richardson progettava la Sever Hall. Nel 1887 Charles Annesley Voysey inaugurava il capitolo centrale della nuova edilizia …

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Le vignette di Roberto Malfatti - 170
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PresS/Tletter n.1 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP Biennale di Architettura Su Edilizia e Territorio cerco di spiegare i 5 punti che hanno portato la volpe Baratta alla scelta delle due socie di Grafton come curatori della Biennale di architettura di Venezia: Primo: il curatore avrebbe dovuto essere una curatrice. Era dal 2010, cioè da quando era stata nominata la Kazuyo Sejima, che non se …

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FATTORE DI SCALA - di Alessandro e Leonardo Matassoni

FATTORE DI SCALA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

la forma segue la funzione…….. anche se non sembra!   E’ nitido il ricordo della sensazione spiazzante provata a Londra visitando la Gherkin Tower! Quando si attraversa la piazza antistante, da lontano la torre si staglia in tutta la sua armonica razionalità, ed è bellissima, poi però avvicinandosi, si viene colti di sorpresa da un’impressione vagamente deludente come di un …

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Breve storia dell'abitazione attraverso le case dei cartoni animati (prima parte) - di Christian De Iuliis

Breve storia dell’abitazione attraverso le case dei cartoni animati (prima parte) – di Christian De Iuliis

Per continuare quel processo di alfabetizzazione all’architettura che produrrebbe grandi benefici non solo agli architetti, credo sia fondamentale insegnare le basi della storia dell’architettura partendo dall’elemento più caro al popolo italico e cioè la casa. E farlo attraverso il modo di diffusione di massa più accessibile: il cartone animato. Questo compito, di grande rilievo didattico, verrà svolto attraverso la lettura …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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