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presS/Tletter n.3 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

Discovering Franchini

Ci ho pensato a lungo: perchè non utilizziamo il quarantesimo anniversario del Beaubourg per scoprire Gianfranco Franchini? Premio a chi ci fornirà dati, memorie, ipotesi per valorizzare il terzo progettista, con Piano e Rogers, del Centro; un protagonista diventato invisibile. Perché?

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Alessandra Muntoni

 

L’architetto necessario

In molti si chiedono dove stia andando a finire la professione dell’architetto. In una sintetica intervista su «la Repubblica» (26 gennaio 2017) Paolo Portoghesi sostiene che “di architetti c’è necessità”. Nonostante la sua attuale impraticabilità (restrizione della produzione edilizia, regime dei concorsi), la nostra professione, dice Portoghesi, “deve diventare un modo per impegnarsi nella trasformazione della società” e indica due campi d’applicazione: bioecologia e social street.

Sono d’accordo con Portoghesi sul fatto che sia necessaria, anzi obbligata, una radicale revisione delle prospettive d’azione dell’architetto, soprattutto davanti a una crisi economica e politica della quale non si vede soluzione. Ma ci sono ben altre questioni sulle quali dovrebbe convergere il nostro impegno. Questioni che, per la loro drammatica evidenza, potrebbero addirittura ridefinire i contenuti e le caratteristiche del nostro modo di fare architettura. Ce ne sono molte, ma ne indico, a mia volta, due: l’accoglienza dei profughi e i terremoti.

L’Italia è ormai un territorio attraversato da popolazioni che provengono da diverse nazioni e continenti. Capire le storie e le culture di chi chiede qui rifugio, anche temporaneo, non è solo un problema di solidarietà; è una opportunità per consolidare la nostra millenaria esperienza di confluenza e assimilazione delle diversità. La nostra lingua, il nostro territorio, la nostra identità, il nostro modo di esprimerci nella tecnica e nell’arte può ritrovarvi una originale e dinamica ripartenza, un scarto destinato a protrarsi nel tempo.

Più ancora la questione delle catastrofi sismiche. La terra qui ha sempre tremato. Spesso ce ne dimentichiamo e continuiamo a costruire sul greto dei corsi d’acqua, in luoghi a rischio valanghe, sulle pendici dei vulcani, in luoghi oggetto secolare di terremoti, senza ricorrere alle indispensabili misure di sicurezza. L’obbligo di ricostruire i paesi recentemente distrutti dal sisma tuttora in atto, ci costringe a ricominciare quasi da capo. La nostra urbanistica e la nostra architettura devono aggiornare, anzi rivoluzionare, le conoscenze in materia. Cosa sappiamo della nostra terra, delle tecniche necessarie per tutelarla, per produrre un ambiente sicuro, abitabile, capace di conservare la bellezza dei paesaggi e delle città? Forse poco, forse niente, forse non abbastanza.

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Masssimo Locci

Interpretazione di una forma_ Claudio Nardulli

Con Interpretazione di una forma, mostra di fotografie e sculture alla Casa dell’Architettura di Roma a cura di Barbara Martusciello, Claudio Nardulli ci invita a porre nuovamente al centro della ricerca espressiva l’Informale e il biomorfismo, a rivalutare la scultura di Arp, di Moore, di Viani, di Somaini, ma anche le sculture ‘abitabili’ di Bloc e le strutture a guscio di Nervi, Musmeci, Torroja e Felix Candela, la cui opera Oceanografic di Valencia è il soggetto stesso delle sue foto.

Della straordinaria opera dell’architetto-ingegnere-costruttore lo attraggono la spontanea creatività  nella costruzione della forma. Determinata da una innata sensibilità poetico-tettonica nel modellare la materia (ridotta all’essenziale di una sfoglia sottile di pochi centimetri) la sua architettura si apprezza anche per la sapienza tecnica della costruzione ‘povera’, quasi auto-costruita come in una scultura.

Le foto di Nardulli fanno leggere con chiarezza sia il senso della tensione strutturale delle membrane, sia le concatenazioni di geometrie non euclidee (anti-prismatiche) e le modalità costruttive. Si può leggere con palmare evidenza che la tecnica esecutiva era elementare: nell’intradosso Candela fa emergere il senso tattile e rustico del getto di conglomerato cementizio  sul tavolato; nell’estradosso la superficie di solo calcestruzzo idraulico è netta e levigata, come nelle volte gettate di età classica. Il contrasto tra il sotto e il sopra è straordinario. Su un verso esalta l’espressività della forma proiettata verso il futuro dei paraboloidi iperbolici (Hypar), nell’altro il carattere robusto, tattile e irregolare del getto che s’incunea tra le assi di legno della cassaforma.

Le foto di Nardulli, con forti contrasti chiaroscurali, ci fanno cogliere pienamente anche l’azione corale del cantiere, brulicante di muratori e carpentieri, quasi certamente inconsapevoli delle regole strutturali, magistralmente guidati dall’autore, che era l’unico depositario delle regole statiche (peraltro non codificate e non normate), come nella edificazione di una cattedrale medioevale. Condizione anacronistica (totalmente in contrasto con la carica innovativa della sua ricerca strutturale ed espressiva) che conosciamo perché Felix Candela stesso conservava le foto delle varie fasi esecutive. Dal repertorio degli anni cinquanta (il  ristorante Los Manantiales è del ’56) fino all’Oceanografic di Valencia (1998) le foto mostrano una costruzione babelica, con un impalcato di assi di legno irregolari (per misura e trattamento) sorretto da un castello spettacolare di puntelli e supporti casuali, su cui sovrapponeva la trama di ferri tondi e la colata di calcestruzzo. Una tecnica elementare che lega forma e struttura, essenza spirituale della realtà e forme concrete, etica ed estetica, come il maestro spagnolo (naturalizzato messicano) ha più volte evidenziato:” La mia maggiore soddisfazione non consiste nell’aver eseguito certe strutture spettacolari – sebbene confessi di aver avuto gran soddisfazione nel farle – ma nell’aver contribuito, anche in misura minima, ad alleggerire l’ingente problema di coprire economicamente spazi fruibili, dimostrando come la costruzione di gusci non costituisca un’impresa straordinaria che dà immortalità ai suoi autori, ma un procedimento costruttivo semplice e flessibile”.(F. Candela, Architettura e strutturalismo, 1963)

La seconda parte della mostra riguarda la ricerca scultorea di Nardulli; qui espone un ciclo di elementi plastici sinuosi, le cui sezioni costruttive sono ancora geometrie non euclidee, curve paraboliche, iperboli. Morfologie complesse che l’autore controlla con maestria, essendo un esperto di lapidei e delle tecniche di lavorazione del marmo, antiche e contemporanee. Pur essendo un architetto, che opera nella normale attività di progettazione e restauro, ha preferito esporre solo ricerche biomorfiche (ma non i disegni preparatori); eleganti ed astratte sono forme aerodinamiche e modellate dai fluidi, in equilibrio instabile e concretamente in movimento.

Nardulli progetta fusi allungati, derivanti da una sottrazione a tutto tondo di materia dai blocchi amorfi di marmo, che plasma organicamente fino ad ottenere conformazioni che, per pesi e contrappesi, vincono le leggi della gravità e della statica. Un processo che non è dissimile da quello descritto per Felix Candela.

Originale nel processo dell’architetto romano è, viceversa, la volontà di assecondare la legge del caso e dell’evoluzione spontanea. Ciò non significa assenza di regole, ma affinare sensibilità e intuizione espressiva per liberare la forma che è già contenuta nel blocco di materia (come insegna Michelangelo), e che lo scultore rende solo manifesta. Jean Arp, non a caso, affermava: ”la legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria”.

Claudio Nardulli sviluppa la problematica del contrasto/prevalenza della materia sulla forma,  ci mostra l’essenza che non riusciamo a cogliere, perché la nostra percezione è abituata a muoversi soltanto nel mondo delle forme concrete, senza la capacità di andare oltre il livello della realtà materiale. In tal modo egli rompe il confine tra immagine bidimensionale e immagine plastica, proponendo opere che non sono più classificabili nelle tradizionali categorie di disegno, architettura o scultura: è un’armonica combinazione di sistemi, una stratificazione in cui l’identità simbolica si compenetra con la morfologia e gli attribuisce identità.

L’opera, più che un capriccio arbitrario, risulta essere un esercizio di libertà condizionata nello sviluppo organico. Valore fondante è la massa che viene sottoposta a un flusso dinamico, non dissimile da quello sperimentato da Umberto Boccioni con” Forme della continuità nello spazio”, che nel suo caso si concentra nel trapasso della visione statica, conclusa in se stessa, a favore della tridimensionalità dinamica e ritmica.

[02] FLASH

Interno 14: “Script Wave” di Roberto Pescetelli

Interno 14: “Script Wave” di Roberto Pescetelli

Il giorno 7 febbraio 2017 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “Script Wave” di Roberto Pescetelli a cura di Magali Moulinier   Roberto Pescetelli (Roma 1971), formazione in Scenografia all’Accademia delle Belle Arti, fin dall’inizio del suo percorso artistico spazia attraverso tecniche pittoriche sperimentali, la fotografia e il video. La continua ricerca è il bagaglio che gli permette di avvicinarsi …

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Napoli Vergine e Buoncristiana, amen! - di Eduardo Alamaro

Napoli Vergine e Buoncristiana, amen! – di Eduardo Alamaro

“…Aveva una passione per il ricamo, per il cucire vestiti … Aveva una manualità che, probabilmente, le insegnarono a coltivare in collegio. Mio padre, che avrebbe voluto fare il pigmaglione, non voleva assolutamente che facesse quelle cose e così le regalava libri di grammatica e dizionari. Per istruirla. Un’impresa fallimentare.” Così Lea Vergine (Napoli, 1936) presenta ai lettori la coppia …

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[03] BLOG

Architetti in tempo di deflazione - di Christian De Iuliis

Architetti in tempo di deflazione – di Christian De Iuliis

Nonostante la dose quotidiana di incitamenti e tranquillanti, dispensata dal tg1, sembra essersi fatta largo la notizia che l’Italia sia in deflazione. Non accadeva dal 1959 cioè dall’anno in cui l’Unione Sovietica lanciò nello spazio Luna 1 il primo oggetto costruito dall’uomo ad uscire dall’orbita terrestre. Non ci sono motivi per stupirsi, per uno stato che tassa anche il patrimonio …

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Volevo fare l’architetto_ultima parte – di Carlo Gibiino

Volevo fare l’architetto ultima parte – di Carlo Gibiino

Volevo fare l’architetto Dunque i problemi relativi alla professione di architetto sono molteplici, da una legislazione disattenta alla mancanza di una educazione culturale da parte della committenza, dall’inesistenza di un percorso universitario di qualità ad uno Stato padrone che esige ma non concede, se oggi sono un architetto non devo ringraziare nessuno tranne i miei genitori che hanno creduto in …

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Il nutrimento dell’architettura [59] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [59] – di Davide Vargas

Ogni volta che mi capita di passare dalle parti di Palazzo Gravina dentro di me succede qualcosa. Non so se è un movimento spontaneo o è la mente che lavora su fili di memoria e fa salire a galla certe sensazioni. Ma non importa. Oggi devo fare delle scansioni fuori misura. L’eliografia sta aprendo. Di fianco su un pannello delle …

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Pian della Tortilla - di Marco Ermentini

Pian della Tortilla – di Marco Ermentini

“Questa è la storia di Danny, degli amici di Danny e della casa di Danny. È la storia di come queste tre cose  diventarono una sola. A Pian della Tortilla, parlare della casa di Danny non significa parlare d’una costruzione di legno incrostata di calce e stretta dai lacci d’un vecchio cespo rampicante di rosa castigliana. No,  quando uno parla …

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PresS/Tletter n.2 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP Missione impossibile per Renzo Piano Credo che l’unica persona che possa fornire un contributo decisivo alla legge per l’architettura in Italia sia Renzo Piano: ha il prestigio e il seguito di stampa necessari per porre il problema e provare – servirà molta ostinazione- a risolverlo. Tuttavia Piano, dal suo seggio al Senato, si occupa di altre questioni. …

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Un progetto per la periferia: Il Parco della Salinella - di Antonio Mauro

Un progetto per la periferia: Il Parco della Salinella – di Antonio Mauro

Contesti urbani complessi e problematici, le periferie sono state sempre più spesso oggetto di pensieri e progetti che hanno tentato di mettere in atto trasformazioni e riqualificazioni di quelle che Renzo Piano ha definito «il futuro delle città». Nel 2016 l’accetto sulla questione è stato messo dal MIBACT – Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane – e …

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Breve storia dell’abitazione attraverso le case dei cartoni animati (seconda parte) – di Christian De Iuliis

Breve storia dell’abitazione attraverso le case dei cartoni animati (seconda parte) – di Christian De Iuliis

Continuiamo il nostro studio dell’abitazione attraverso le case dei protagonisti dei cartoni animati. Per leggere la prima parte dell’articolo clicca qui. Eravamo giunti nel XIX secolo con la classica residenza coloniale del nord America (casa di Anna dai capelli rossi). Ora ci spostiamo in Europa, avvicinandoci ai nostri anni (clicca sulle foto per ingrandirle). 6)     La casa di montagna. Fine …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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