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presS/Tletter n.4 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

Il differenziologo

Tra un po’ in politica, in arte e in architettura si creerà una nuova figura professionale: il differenziologo che nascerà dalle ceneri del politologo e del critico, i quali andranno in pensione perchè non riusciranno più a capire le differenze tra schieramenti politici, stili artistici, approcci all’architettura.
La sua competenza consisterà esclusivamente nell’abilità nel descrivere, in termini di differenza, soggetti, temi, movimenti sempre più simili tra loro.
” Dimmi, differenziologo, che differenza c’è tra … e ….?”

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Alessandra Muntoni

 

Lingua come astrazione

Colgo un altro frammento dal dialogo tra De Mauro e Camilleri a proposito della lingua e dei dialetti. Spiega De Mauro che la lingua nasce dall’evolversi dei dialetti locali di piccole comunità: l’idioma fiorentino è matrice della lingua italiana, i dialetti della Germania centro meridionali generano quel tedesco del quale si serve Lutero per tradurre la Bibbia, il dialetto di quella piccola comunità che ha fondato Roma diventa il latino, e così via. Ma sostiene anche che quel dialetto, per diventare lingua, deve trasformare la propria struttura interna e modellarsi sulle tracce astratte tipiche del pensiero. Solo così diventa uno strumento duttile e sofisticato, adatto alle varie sfaccettature della comunicazione di una società più ampia, tanto da poter esprimere ogni cosa: un discorso politico, l’articolato di una legge, un racconto, il dialogare tra gente comune, una poesia. «Se devo scrivere un trattato di geometria, di filosofia, di storia – dice – ho bisogno necessariamente di una lingua».

Camilleri precisa: c’è differenza tra la lingua come astrazione e la lingua come “cosa”. La parola del dialetto è più vicina di quelle della lingua alle origini del lavoro artigiano e contadino, ed è quindi più coinvolgente perché ci ricollega a memorie ancestrali. Successivamente, però, tutto si amalgama nel parlare e nello scrivere della lingua in continua evoluzione.

Ebbene, la geometria è stata considerata il veicolo base dell’astrazione con la quale le avanguardie del Novecento hanno costruito il nuovo linguaggio artistico e architettonico che ancora in gran parte usiamo. Ma l’origine della geometria è terrigna quanto mai, perché il suo vero significato è “misura della terra”, dei campi. Solo in un secondo tempo, molto vicino a noi, essa è diventata una scienza astratta. Il centro per anziani di Alcàcer do Sal, Portogallo, costruito su un pendio da Aires+Mateus Associados può esserne una dimostrazione. Esso assorbe le matrici dell’originario linguaggio mediterraneo (un dialetto ampio, forse una pre-lingua) nell’astrazione geometrica di un razionalismo non più dogmatico. Ed è, per conseguenza, capace di amalgamarsi all’altimetria della terra, quasi di misurarla ridisegnandone le linee di livello, ma esprimendo con determinazione la propria differenza di origine artificiale.

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Masssimo Locci

Alvar Aalto Natura e Architettura

Il design nordico si caratterizza per una forte sintesi tra approccio teorico e prassi attuativa. Al centro ci sono sempre l’uomo e la natura da cui discende il superamento del carattere eccessivamente “ideologico” del razionalismo e del Bauhaus. Sostituito da un ‘funzionalismo organico’ e da una forma di partecipazione corale, e quindi più democratica, il processo ideativo si connette senza strappi concettuali a quello produttivo. La metodologia empirica e lo sperimentalismo mettono in crisi le finalità universalistiche del Movimento Moderno, legando l’organicismo alla ‘scala umana’.

In alternativa all’idea della pura razionalità, la forma-funzione ha come finalità la produzione di elementi psicologicamente attraenti e che rendono più felici gli utenti.

La fluida plasticità, contrapposta alle rigide stereometrie e alla standardizzazione, caratterizzano il linguaggio nordico: ogni elemento architettonico o di arredo è un organismo a sé, con funzioni e situazioni di contesto differenti. L’adesione ai valori dell’ambiente, alle tradizioni costruttive e ai materiali del luogo sono il corollario del teorema funzionalista. La componente naturalistica è un’entità che emette dati e contiene la soluzione: rispettare l’habitat significa rispettare l’uomo e le sue acquisizioni culturali, scientifiche e sociali.

La corrente empirista è già presente in Svezia dall’inizio del secolo con Gunnar Asplund e Sven Markelius che combinano l’attenzione per l’essenzialità funzionale con un rigore espressivo ed una scelta accurata di materiali e lavorazioni. Ma è con Alvar Aalto (1898-1976) che il funzionalismo organico trova piena attuazione. In lui si identifica la produzione di un’intera nazione, la Finlandia, la cui situazione politica e sociale non conosce i contrasti drammatici che agitano i maggiori stati europei tra le due guerre.

Nel 2017 ricorre il cinquantenario del Museo Alvar Aalto  di Jyväskylä, dedicato all’opera dell’architetto e designer finlandese e progettato dallo stesso Aalto, e la ricorrenza consente di rileggere la sua lezione. Il museo ospita modelli delle sue opere architettoniche  e oggetti di design, aspetti inscindibili nella sua ricerca. Quest’ultima è caratterizzata da un  linguaggio fluido ed in mutamento continuo, con opere capaci di creare nuove relazioni empatiche con il contesto, contribuendo alla definizione di un habitat contemporaneo basato sulla coniugazione di innovazione formale e di processi di trasformazione alternativi e responsabili. Nell’architettura di Alvar Aalto Natura e Architettura sono in rapporto non mimetico e non più conflittuale, ma sono interagenti per una finalità comune.

Caratteristica del suo approccio è il rifiuto delle formule assolutistiche, retoriche ed eccessivamente teoriche. I suoi oggetti di design nascono dalle esigenze pratiche degli utenti ed in relazione agli ambienti di vita, pertanto utilizza soluzioni di volta in volta differenti che prevedono piccole produzioni in serie. I suoi arredi sono parte integrante dell’architettura. “I miei mobili nascono raramente, per non dire mai, come oggetti di design professionali. Quasi senza eccezioni, li ho sempre concepiti insieme a un oggetto architettonico”. E con passione aggiungeva: “La bellezza che arricchisce la vita è un imperativo categorico per chiunque voglia creare e progettare l’arte”.

Per la Artek, un’azienda di cui è stato anche socio fondatore, realizza i suoi celebri mobili in legno e compensato curvato, mirabili per l’essenzialità linguistica e per la precisione progettuale. Senza perdere di vista “l’etimo originario dell’oggetto”, traggono forza dalla relazione di rispetto con il mondo della natura, sia per la limitazione nei consumi di materiale, sia per morfologie. Non sfugge che le forme ameboidi dei suoi celebri vasi e le plastiche superfici delle sue sedute hanno una relazione diretta con i panorami finlandesi e con le mappe geografiche. Gli oggetti, dunque, sono frutto dell’ingegno umano che si rafforza nella relazione biunivoca con la natura.

Aalto progetta mobili pratici ed utili di betulla, perché individua in quel materiale una componente tattile, che si accentua nella conformazione flessuosa della lavorazione; il legno si lega alle forme del corpo umano e risponde con elasticità alle sue sollecitazioni. L’attenzione al processo di costruzione, alla legge della variazione organica è sempre legato ad un meccanismo tecnico industriale, pertanto non è riferibile al mondo dell’artigianato, ma appartiene di diritto ad una industrializzazione evoluta ed anticipatrice dei valori eco-sostenibili, contro l’omologazione e l’alienazione dei processi produttivi.

Nel 1929 Aalto realizza insieme a Bryggman il padiglione dell’esposizione per il settimo centenario della città di Turku e, nello stesso ambito, progetta lo stand del mobilificio di Otto Korhonen. Per l’occasione riprende gli esperimenti sulla curvatura del legno, già avviati per conto della stessa ditta, realizzando la celebre sedia a tre gambe. Furono i loro stessi amici e i visitatori a verificarne a lungo la resistenza e il confort, con rilevante gradimento. Pare che a un certo punto Aalto abbia esclamato: “Otto: penso che ne venderai migliaia di pezzi! ” Ma si sbagliava: in novanta anni, la sedia è stata scelta e comprata da milioni di persone.

[02] FLASH

IN practice_Lo stato dell'Architettura di qualità in Europa: Presentazione del libro e mostra dei progetti di 37 Studi Europei

IN practice_Lo stato dell’Architettura di qualità in Europa: Presentazione del libro e mostra dei progetti di 37 Studi Europei

IN practice_Lo stato dell’Architettura di qualità in Europa Presentazione del libro e mostra dei progetti di 37 Studi Europei  Napoli, 24 Febbraio Conferenza internazionale | Palazzo Gravina | ore 16 Inaugurazione mostra | Chiesa Santa Maria del Rosario a Portamedina | ore 18 IN practice è un progetto di ricerca che individua, seleziona e mette a confronto il lavoro dei …

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[03] BLOG

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Interno 14: “Drosophila Melanogaster” di Massimo Napoli

Interno 14: “Drosophila Melanogaster” di Massimo Napoli

Il giorno 21 febbraio 2017 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “Drosophila Melanogaster” di Massimo Napoli a cura de La Stellina Arte Contemporanea con un testo critico di Claudia Quintieri Negli spazi di Interno 14 Massimo Napoli racconta la vita di Drosophila Melanogaster, pseudonimo di Europa Pesante (Roma 1893-1975), scrittrice di successo degli anni ’30 del secolo scorso, amica di …

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MASSIMILIANO FUKSAS
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Casa rotolante - Roller House - di Diego Lama

Casa rotolante – Roller House – di Diego Lama

Casa rotolante – Roller House Tratta da Amazing Houses di Diego Lama  Clean Edizioni

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L'architetto compilatore di moduli - di Christian De Iuliis

L’architetto compilatore di moduli – di Christian De Iuliis

Con la riforma che prevede l’accesso all’esame di maturità anche per gli studenti insufficienti, l’Italia è entrata ufficialmente nell’era della post-conoscenza, anche detta del “vero/falso”. D’altronde gli esami sono già diventati una prova fatta di quiz, una volta solo la patente di guida si prendeva così, ora anche la laurea. Il simbolo per eccellenza della post-conoscenza è il modulo: fino …

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Ma voi perché ci avete creduto? - di Eduardo Alamaro

Ma voi perché ci avete creduto? – di Eduardo Alamaro

Oltre a Renzo Piano superstar e (in seconda battuta) a Rogers, leggo da LPP che c’è un “terzo uomo” nel mitico progetto del Beaubourg, un protagonista diventato col tempo invisibile. Perché? Perché così va il mondo. Perché, come dice la sfottente canzonetta napulitante: pecché ‘ndringhete ndrà, nmiezzo ‘o mare la luna de’ media ce sa … e nuje tirammo a campà …

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Formazione professionale obbligatoria…quale utilità? - di Carlo Gibiino

Formazione professionale obbligatoria…quale utilità? – di Carlo Gibiino

Dal primo Gennaio 2014 l’aggiornamento e lo sviluppo professionale continuo sono un obbligo per gli iscritti agli Ordini Professionali, ed ha l’obiettivo di migliorare le competenze professionali e le abilità necessarie per la crescita della società e dell’architettura secondo quanto previsto dal D.P.R. n. 137 del 07 Agosto 2012. La mancata acquisizione dei crediti formativi professionali può comportare dalla censura …

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Il nutrimento dell’architettura [60] - di Davide Vargas

Il nutrimento dell’architettura [60] – di Davide Vargas

Certo, tutto questo sistema di tangenziali raccordi assi extraurbani ci facilita la vita ma ci toglie pure qualcosa. Ci si ritrova a inseguire la via più rapida e finisce che per anni non si passa più attraverso luoghi che un tempo sono stati familiari. Mi è capitato di rifare la strada che facevo per andare all’università in macchina quando non …

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Le vignette di roberto Malfatti 171
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presS/Tletter n.3 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP Discovering Franchini Ci ho pensato a lungo: perchè non utilizziamo il quarantesimo anniversario del Beaubourg per scoprire Gianfranco Franchini? Premio a chi ci fornirà dati, memorie, ipotesi per valorizzare il terzo progettista, con Piano e Rogers, del Centro; un protagonista diventato invisibile. Perché? Alessandra Muntoni   L’architetto necessario In molti si chiedono dove stia andando a finire …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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