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presS/Tletter n.5 – 2015

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

ABO

Francamente ho una cattiva opinione di Achille Bonito Oliva: non mi piace come scrive, non mi piace come si comporta, mi viene l’orticaria quando parla. Ma quando penso a quello che è riuscito a combinare con la metropolitana di Napoli non posso esimermi dal manifestargli tutta la mia ammirazione e il mio rispetto. Un lavoro che da solo riesce a dare senso ad una intera esistenza. Una lezione straordinaria di orgoglio per gli artisti e di umiltà per noi architetti che dobbiamo capire che senza arte (e senza gli specialisti dell’arte che sono gli artisti) non si costruisce una città degna di essere vissuta.

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Alessandra Muntoni

 

Arnolfo imbalsamato nel garage degli intrepidi

Il n. 452 de «l’industria delle costruzioni», novembre dicembre 2016, è interamente dedicato a importanti musei realizzati recentemente in Italia. Apre la serie il nuovo allestimento del Museo dell’Opera del Duomo su progetto di Natalini Architetti con Guicciardini & Magni Architetti, realizzato nel 2015. L’ampliamento era previsto fin dal 2000, quando era stata appena ultimata una nuova sistemazione basata sul criterio dell’esposizione del frammento. Quest’ultima punta invece sulla ricomposizione; filologia e memoria diventano allora strumenti d’obbligo, ma l’allestimento enfatizza i reperti con una retorica che collima con l’ibernazione.

La storia travagliata di questo museo può spiegare qualcosa. Arnolfo di Cambio aveva progettato la facciata, ma ne era stata realizzata soltanto la parte basamentale, rimanendo così incompiuta fino alla prima metà del Quattrocento. Neppure Lorenzo il Magnifico aveva avuto il coraggio di farla portare a termine. La rimozione della base arnolfiana, perpetrata per ordine del Granduca Francesco I de’ Medici nel 1587, aveva portato all’efferata asportazione delle statue dei più importanti artisti del Rinascimento, senza ricostruire alcunché: un vero disastro. Scrive un testimone anonimo dello smantellamento: «Non vi fu marmo alcuno che si cavasse intiero: fino alle colonne stesse furono spezzate; che fu nel vero un compassionevole spettacolo, principalmente nel rovinare la detta facciata, e secondariamente nello spezzare quei bei marmi e porfidi con tanto artifizio lavorati». La facciata sarà poi realizzata su progetto di Emilio De Fabris nel 1871 e i frammenti saranno conservati nell’edificio di fronte, appunto la Fabbriceria del Duomo. La questione, da quel momento, è stata di farne un museo, il quale fu inaugurato nel maggio del 1891.

L’attuale risistemazione, con l’annessione del settecentesco Teatro degli Intrepidi che era diventato nel frattempo un garage ‒ ora Sala del Paradiso ‒ vorrebbe evidentemente risarcire tanto sfacelo, ricomponendo la facciata di Arnolfo sulla base del rilievo eseguito da Bernardino Poccetti su incarico del Buontalenti. Ma questa ricostruzione in scala 1:1 sembra la riproposizione dei gessi dei monumenti francesi allestiti per le ottocentesche Esposizioni Universali parigine, ancora presenti al Trocadero, col perverso effetto di una calligrafia congelata. E l’ossessiva teoria dei vuoti nell’interposto setto murario, dove sono inserite le magnifiche statue e i bassorilievi di Arnolfo, Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Andrea Sansovino, ne imprigiona la forza drammatica e terribile nell’evasiva monumentalizzazione del vuoto.

 

Masssimo Locci

Una Legge per l’Architettura

Da alcune settimane sulla piattaforma Change.org è presente una petizione, che a breve verrà inviata a Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, per una Legge per l’Architettura, proposta da Gabriella Raggi. Tra i primi firmatari Labics, L.Montuori, MdAA, stARTT, Ma0, A. Aymonino; L.Molinari, 5+1aa, S. Casciani, F.Cellini, ABDR.

Io, insieme con altri 785, l’ho firmata in modo convinto e, certamente, non per una difesa di una categoria professionale, che peraltro ha grandissimi problemi di riconoscimento di ruolo e di operatività, ma per promuovere azioni concrete di sostegno all’Architettura Contemporanea.

Il testo è sintetico e convincente, a cominciare dalla premessa. “Non possiamo sottrarci all’architettura, essa è parte integrante del nostro quotidiano, definisce il nostro orizzonte sociale e culturale; è lo spazio in cui i nostri figli giocano, le piazze in cui prendiamo il caffè, le strade in cui camminiamo; è intorno a noi quando attraversiamo la città. Nessuno può sottrarsi all’architettura. L’architettura è un bene comune, essa da forma al territorio in cui si svolge la vita di tutti i cittadini. Se manca una visione per l’architettura manca una visione per la costruzione di quel terreno collettivo e condiviso che costituisce lo sfondo delle nostre vite”.

Penso non si debba perdere questa nuova opportunità con inutili distinguo, come è accaduto nel passato. Per 15 anni, a partire dagli anni ’90 infatti , come In/Arch ci siamo molto impegnati per promuovere una Legge per l’Architettura di pochi ma significativi articoli, sull’esempio di quella francese.

Coinvolgemmo istituzioni e strutture di categoria (il CNA, il Ministero e il Parlamento) ma allora, di passaggio in passaggio, la proposta si è annacquata e ha prodotto esiti ben poco apprezzabili.

Anche oggi la cultura disciplinare nel suo complesso, s’interroga sul motivo per cui  si è rotto il filo relazionale con la società, sul perché l’architettura sembra non più necessaria, mettendo anche in discussione le proprie acquisizioni teoriche.  E’ necessario individuare i motivi che determinano la quasi impossibilità di “fare architettura” in Italia: la sua assenza nella realtà contemporanea è un sintomo di degrado, è una rinuncia alla qualità. La valenza spaziale, la funzionalità urbana, il paesaggio, devono essere intesi come una risorsa, non solo in termini culturali, ma anche economici. Oggi sembra che la qualità dell’architettura sia un surplus, anche se, ovviamente, un criterio oggettivo per classificarla non esiste. Per ciascuno di noi ha un valore differente, ora riferibile alla funzionalità e alla capacità di soddisfare le esigenze dei fruitori, ora è connessa con l’originalità di concezione, con l’innovazione tecnologica e del linguaggio, con la  flessibilità o con la leggerezza.

Per tutti i progettisti, comunque, la migliore definizione per qualità architettonica è la capacità  di testimoniare l’evoluzione della società stessa e l’adesione ai valori del contesto. “Se manca una visione- si legge ancora nella lettera – le nostre città diventano brutte, lo spazio pubblico viene consumato dall’incuria, il nostro paesaggio lentamente si degrada. Muore il senso di appartenenza a una società civile”.

Si chiede, pertanto, una nuova politica culturale che ponga al centro dei programmi la progettualità,  un processo attivo e sperimentale tendente alla trasformazione consapevole del territorio, ma anche innovazione e semplificazione dei processi (amministrativi, finanziari e produttivi). In sintesi si chiede di rendere il rapporto natura-artificio compatibile con le nuove esigenze della società, che mai come ora  necessita di qualità diffusa, di soluzioni energeticamente sostenibili, di valorizzazione concreta del territorio e non solo estetizzante o inutilmente eclatante.

Tra i punti più qualificanti della proposta di legge   : “Riconoscere che il progetto è un’opera di ingegno e non un servizio. Tutelare l’autonomia e l’indipendenza del progetto all’interno del processo edilizio. Affermare che il concorso di progettazione è lo strumento ordinario e obbligatorio per l’attuazione degli interventi cui sono tenute a ricorrere le Amministrazioni Pubbliche. Promuovere la qualità architettonica attraverso politiche esemplari nel settore della costruzione pubblica. Favorire tutte le azioni necessarie per una migliore conoscenza e promozione della cultura architettonica, per una maggiore sensibilizzazione e formazione dei committenti e dei cittadini. Tutelare l’interesse pubblico anche in interventi privati alla scala urbana attraverso società di indirizzo create ad hoc con l’obiettivo di promuovere e controllare la qualità dell’architettura e del disegno della città (come accade in Francia)”.

[02] FLASH

IN practice_Lo stato dell'Architettura di qualità in Europa: Presentazione del libro e mostra dei progetti di 37 Studi Europei

IN practice_Lo stato dell’Architettura di qualità in Europa: Presentazione del libro e mostra dei progetti di 37 Studi Europei

IN practice_Lo stato dell’Architettura di qualità in Europa Presentazione del libro e mostra dei progetti di 37 Studi Europei  Napoli, 24 Febbraio Conferenza internazionale | Palazzo Gravina | ore 16 Inaugurazione mostra | Chiesa Santa Maria del Rosario a Portamedina | ore 18 IN practice è un progetto di ricerca che individua, seleziona e mette a confronto il lavoro dei …

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[03] BLOG

L'architettura ipogea
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Il compleanno dell'architetto - di Christian De Iuliis

Il compleanno dell’architetto – di Christian De Iuliis

Anche se a qualcuno può sembrare strano, pure gli architetti celebrano, precisamente una volta ogni trecentosessantacinque giorni (quindi come tutti gli altri essere umani), il proprio compleanno. Questo giorno, prima che questi umani diventino architetti, si materializza in un anniversario sostanzialmente uguale a quello dei propri coetanei; ma successivamente, ovvero a titolo acquisito, il compleanno dell’architetto si trasforma in una …

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Mo' succede 'o quarantotto (dico 48) … - di Eduardo Alamaro

Mo’ succede ‘o quarantotto (dico 48) … – di Eduardo Alamaro

Il mio amico Paolo Zanzibar mi ha donato un librettino del 1848 su “L’andamento del real Istituto per le Belle arti in Napoli”. Stava tra le sue carte sperdute di bottega. L’incipit è efficace e regge bene a distanza di 170 anni (ben portati). Fa così: “Calunniati i Re, calunniati i Ministri, calunniati tutti gli uomini in carica, le cariche e …

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Maze House - Casa Labirinto - di Diego Lama

Maze House – Casa Labirinto – di Diego Lama

Maze House – Casa Labirinto Tratta da Amazing Houses di Diego Lama Clean Edizioni

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L'attesa, un prezioso interstizio - di Marco Ermentini

L’attesa, un prezioso interstizio – di Marco Ermentini

Ieri mentre sfogliavo vecchie riviste divenute molli e scucite osservavo  con attenzione i pazienti nella sala d’attesa del dentista. Sembrava di essere ripiombato negli anni ’70: sedie rivestite in moquette, tappezzeria smunta che si stacca, tavolino il legno svedese, lampada che fa ombra in vetro verde opaco, qualche stampa ingiallita di automobili d’epoca, pavimento in piastrelle di grès rosso, nessuna …

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Il nutrimento dell’architettura [61] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [61] – di Davide Vargas

Camminare per Roma significa attraversare paesaggi urbani. In genere antichi. Partiamo dal ghetto ebraico. È stata una bella giornata di sole ma ora nella controra nel cielo compaiono grandi nuvoloni scuri. C’è gente per strada e seduta ai tavolini dei bar. Ci ritroviamo alle spalle del Pantheon. Non si può non entrare. Siamo gli ultimi della fila. E come …

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presS/Tletter n.4 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP Il differenziologo Tra un po’ in politica, in arte e in architettura si creerà una nuova figura professionale: il differenziologo che nascerà dalle ceneri del politologo e del critico, i quali andranno in pensione perchè non riusciranno più a capire le differenze tra schieramenti politici, stili artistici, approcci all’architettura. La sua competenza consisterà esclusivamente nell’abilità nel descrivere, …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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