presS/Tletter
 

PresS/Tletter n.6 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

I capponi di Renzo

Noi architetti ci scanniamo sulla bellezza dei progetti e alla fine contribuiamo a bloccarli: qualsiasi edificio venga proposto subito si solleva un coro di proteste. Troppo alto, troppo bucato, troppo basso, troppo reazionario, troppo avveniristico.
Il punto non è se gli edifici siano belli o brutti. Il nuovo Louvre è straordinariamente funzionante anche se la piramide in vetro è una mostruosità. E la Gare d’Orsay è il migliore museo del suo genere nonostante la mano nera della Aulenti che la ha azzannata.
Bisogna farsene una ragione: è meglio un progetto del più scatenato dei postdecostruttivisti o del più kitsch dei postmoderni e sin anche un progetto di Botta o di Gregotti (per dire di due autori che mi fanno venire l’orticaria al solo pronunciare i loro nomi) che il niente degli ambientalisti e degli italianostristi o la soluzione compromessa che viene da mille accomodamenti degli uffici tecnici succubi delle soprintendenze.

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Alessandra Muntoni

 

Fare del proprio peggio

Così Michele Valori intitolava il suo graffiante articolo sulla vicenda del P.R.G. di Roma nel volume Roma, città e piani (1959). E riassumeva: «Cinque anni […] di contrasti e di fatica per non dare al Paese una capitale». Oggi siamo da capo, a proposito del progetto per il nuovo stadio dell’AS Roma: una vicenda incredibile per come è stata impostata, dall’inizio alle ultime battute di questi giorni. Nel mio intervento sulla PresS/Tletter dell’aprile 2014 mi ero già espressa sull’assurdità che fosse stata scelta per quello stadio proprio l’area di Tor di Valle, dove Julio Lafuente aveva realizzato nel 1959 la tribuna dell’ippodromo olimpico, ottimo esempio per l’architettura sportiva italiana. Se ne doveva assolutamente scongiurare la demolizione.

Il pletorico progetto Meis-Libeskind, che invece vi si sovrappone occupando tutta l’area golenale del Tevere con un surplus di mc da costruire rispetto alle previsioni di piano, era stato inserito nei programmi del Comune di Roma, allora guidato dal Sindaco Marino. La nota vicenda della crisi di quell’amministrazione ha portato prima al commissariamento e poi a elezioni anticipate, stravinte dal Movimento Cinque Stelle che nel suo programma criticava radicalmente il progetto dello stadio. Sorprendentemente, dati i suoi trascorsi nella sinistra italiana, è stato chiamato come assessore all’urbanistica Paolo Berdini che ha accettato. Per entrare poi in conflitto col Sindaco Virginia Raggi che, ancor più sorprendentemente, sembra volersi mettere d’accordo con i costruttori e col presidente dell’AS Roma. Berdini si è dimesso, e non già per questioni di merito, bensì per le sue confidenze al giornalista della «Stampa» sulla incompetenza del Sindaco. Nella difficoltà acclarata di portare avanti il progetto dello stadio, anche accettando una diminuzione dei volumi costruibili, è entrata in campo la Soprintendenza archeologica che ha messo il vincolo sull’ippodromo olimpico e sull’area immediatamente circostante. Anche Margherita Guccione, direttore del MAXXI-Architettura, ha votato a favore; ma il vincolo, spiega, non è d’immediata efficacia: bisogna aspettare 100 anni dalla costruzione dell’edificio, mentre in questo caso ne sono passati circa 70.

A questo punto la questione si aggroviglia. Una risoluzione del MiBACT potrebbe essere dirimente per il vincolo. L’AS Roma si rivolge al Tar del Lazio per un eventuale risarcimento. Gli “esperti” del Comune optano per uno spostamento delle tribune dell’ippodromo. Altri suggeriscono di spostare altrove il nuovo stadio. Paolo Portoghesi vorrebbe la sistemazione a verde dell’area ‒ rimasta intanto nell’abbandono e nel degrado ‒ tutelando le condizioni naturali e idrogeologiche dell’ansa del fiume. Eleonora Carrano ha chiesto un referendum tra i cittadini, come è stato fatto per l’Allianz Arena di Monaco.

Non è del tutto inutile ricordare che ormai da tempo, nonostante la squadra dell’AS Roma sia diventata un ottimo team, i suoi irrequieti tifosi disertino polemicamente lo stadio ‒ ma non per queste vicende ‒ e le partite vengano giocate quasi senza spettatori.

 

 

Masssimo Locci

Roma Capitale?

Roma sprofonda? Milano capitale!” titola l’Espresso dell’otto febbraio 2017. L’articolista, Raffaele Simone, restituisce un ritratto impietoso della ‘città eterna’, in gran parte condivisibile, e conclude con la necessità di spostare la capitale d’Italia a Milano, ribaltando il senso del celebre discorso, tenuto alla Camera dei deputati nel1861 da Cavour, che espose le ragioni storiche, intellettuali e morali che facevano di Roma la “necessaria” capitale del Regno. Allora lo statista piemontese ne aveva stigmatizzato la sua dimensione non solo “municipale”, ma oggi è Milano che ha maggiore ruolo internazionale.

Il confronto attuale tra le due città è diventato impari. Milano da un ventennio è al centro di un processo di trasformazione urbana straordinaria, per estensione e qualità, che riguarda soprattutto l’edilizia ex-industriale. Nella sua nuova identità Milano è diventata il centro propulsivo della ricerca espressiva contemporanea.

A Roma, viceversa, in questi ultimi anni ci è impantanati in teorizzazioni procedurali, in ipotesi concorsuali che non hanno avuto esito concreto, in decine di opere incompiute. Con grande ritardo è iniziata la trasformazione delle aree dismesse ( produttive, militari e di servizio urbano) e i programmi di riuso urbano, in gran parte, sono in attesa di attuazione. Eppure sarebbe stato più semplice e più proficuo realizzare qui la riconversione, piuttosto che nel capoluogo lombardo, in quanto gli ex ambiti industriali romani sono concentrati in poche aree centrali e semi-periferiche.

Milano, rispetto ai grandi eventi come l’EXPO 2015 (anche se non si sa ancora che utilizzazione avrà l’area), ha sfruttato la straordinaria esposizione mediatica e le opportunità di innescare profonde trasformazioni sulla sua struttura economica e urbanistica. Roma, viceversa, per timore di ruberie, ha rinunciato alla candidatura per le Olimpiadi, e con essa alle opportunità di programmare interventi infrastrutturali utili alle esigenze future della cittadinanza.

Anche la recente vicenda della costruzione dello Stadio a Tor di Valle è un concentrato di scelte discutibili e di opportunità non colte. Un’operazione sostanzialmente ‘ordinaria’ per qualsiasi città europea è diventata a Roma un affare di stato, su cui si è divisa la città, si è dimesso l’assessore Berdini e l’intera maggioranza è entrata in crisi.

Cominciando dal profilo urbanistico, con la localizzazione proposta dal privato e subita dall’amministrazione (che è costretta a variare il proprio PRG), gli errori e l’approssimazione si sono sommati alla cattiva gestione della cosa pubblica.

Il Comune, infatti, per assenza di risorse finanziarie è stata costretta a barattare  le cubature (in cambio dei relativi oneri) per ottenere le infrastrutture necessarie alla corretta funzionalità dell’area.

Inoltre nessuno dell’amministrazione, negli ultimi 2 anni, è stato capace di fare valutazioni realistiche sui costi degli interventi infrastrutturali. Ne è una conferma il fatto che la trattativa sembra essersi conclusa con una riduzione al 50% delle cubature assentite, mentre le opere a scomputo non si sono ridotte della stessa percentuale: è evidente che i conti iniziali degli imprenditori dovevano essere ‘gonfiati’.

Il compromesso finale rappresenta una sconfitta per la Soprintendenza, che per 2 anni non ha eccepito nulla sull’operazione, avallando di fatto il progetto. Solo tardivamente ha posto un vincolo sull’ippodromo di Tor di Valle, peraltro su un complesso architettonicamente poco rilevante e, soprattutto, in pessime condizioni. Vincolo che sarà superato nella Conferenza dei Servizi.

L’accordo è debole anche in una logica imprenditoriale e architettonica, in quanto si è previsto di modificare il progetto seguendo una visione banalizzante e poco logica proprio sotto il profilo paesaggistico, dell’impatto ambientale e del consumo di suolo. Sarebbe stato preferibile conservare le torri, magari bandendo un concorso, più che l’edificato estensivo, fatto di volumetrie anonime e che riducono le potenzialità funzionali ed espressive del parco fluviale.

Ritornando allo spostamento della capitale, anche se non realistico, è auspicabile che questo movimento d’opinione stimoli l’amministrazione capitolina a svegliarsi dal torpore di questi anni, anche perché il ritardo romano è un danno per l’intera nazione.

[02] FLASH

L'architettura ipogea

[03] BLOG

Parole d'Ordine: fare Concorsi! - di Eduardo Alamaro

Parole d’Ordine: fare Concorsi! – di Eduardo Alamaro

22 febbraio 2017 dalle ore 15.00 …. invito x 4 uova in 1 piatto neapolitano, ahumm…..; x 4 CFP c/o CNAPPC, con 4 LEZIONI under 40 speranzosi, …; x 4 ore (noiose) all’Ordine degli Archidetti di Napoli, … con 1 Miraggio: FARE ARCHITETTURA? …. e 1 interrogativo: fare concorsi serve? Serve la serva? Serve misurare ancora il gap tra l’Ercolino sogna l’architettura …

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I privilegi degli architetti - di Christian De Iuliis

I privilegi degli architetti – di Christian De Iuliis

La rivolta dei tassisti contro la app UBER ha dimostrato, ancora una volta, che in questo paese combattere contro presunti privilegi goduti da alcune categorie è pressoché impossibile. Ma il progresso non lo puoi fermare e la lotta contro ogni tipo di immunità va rafforzata. E’ ora di fronteggiare con durezza e di sconfiggere queste sacche di prepotenza nelle quali …

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Paesaggi iblei - di Orazio Caruso
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Il nutrimento dell’architettura [62] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [62] – di Davide Vargas

Leggo una poesia di Seamus Heaney. È il sonetto n°8 d tratto da The Haw Lantern del 1987, una raccolta che si sviluppa interamente sulla doppia polarità presenza/assenza e realtà/visione. Si capisce che i due poli sono legati l’uno all’altro. La poesia ruota intorno a un castagno che era stato piantato nel momento della nascita del poeta , colto nel …

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Le città avisibili - di Riccardo Onnis

Le città avisibili – di Riccardo Onnis

“ Conosco solo momenti, e vite che sono come momenti, e forme che sembrano avere una forza infinita, fino a quando “si fondono con l’aria”. Sono un architetto, un costruttore di mondi, un sensuale adoratore della carne, la melodia, una figura che si staglia contro il cielo oscuro. Non conosco il tuo nome. Ne tu il mio. Domani, inizieremo insieme …

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Nell’epoca della riproducibilità tecnica matura - di Guido Aragona

Nell’epoca della riproducibilità tecnica matura – di Guido Aragona

Credo che non si rifletta abbastanza sul fatto che la formazione degli architetti, almeno fino a qualche anno fa, si basasse su Storie della Architettura in cui le immagini erano poche e generalmente d’epoca in bianco e nero. La fotografia dell’edificio esemplare, isolato e a se stante, diveniva una sorta di “icona”, e ciò contribuiva a rendere un’aura mitica degli …

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Turba - di Marco Ermentini

Turba – di Marco Ermentini

Proprio al centro di Lugano, tra negozi di orologi e gioielli, nell’atmosfera linda e prevedibile c’è qualcosa che ricorda la vera funzione di Socrate: essere una specie di tafano che tiene sveglia la vecchia cavalla Atene. All’interno di un palazzo seicentesco, proprio vicino alla Cattedrale, da un paio di anni esiste una associazione culturale molto particolare anche nel nome: Turba. …

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Kissing House - Casa Bacia Casa - di Diego Lama

Kissing House – Casa Bacia Casa – di Diego Lama

Kissing House – Casa Bacia Casa Tratta da Amazing Houses di Diego Lama Clean Edizioni

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presS/Tletter n.5 – 2015

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP ABO Francamente ho una cattiva opinione di Achille Bonito Oliva: non mi piace come scrive, non mi piace come si comporta, mi viene l’orticaria quando parla. Ma quando penso a quello che è riuscito a combinare con la metropolitana di Napoli non posso esimermi dal manifestargli tutta la mia ammirazione e il mio rispetto. Un lavoro che …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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