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10 cose che un architetto può (anche) fare – di Christian De Iuliis

E’ innegabile che, se esistono cose non adatte al titolo e all’impostazione mentale di un architetto, ne esistono altrettante nelle quali l’architetto può cimentarsi, forte di conoscenze e predisposizione mentale specifica. Dunque nei casi in cui un architetto italiano decida di non voler fare l’architetto, può spendere il suo bagaglio culturale in altre discipline. Escluse alcune attività parenti strette dell’architettura quali la fotografia, il design e la pittura, ecco le dieci cose che un architetto italiano può, anche, fare.

–        Lo scrittore: Si tratta di un alternativa intellettuale piuttosto banale ed anche poco faticosa, almeno in apparenza. Decine di laureati in architettura si danno alla letteratura spaziando dalla narrativa al saggio, dal romanzo indigeribile al genere biografico. Esempio famoso: Sandro Veronesi, eclettico scrittore capace di passare da libri quali “La forza del passato” al recente “Un dio ti guarda“, completamente differenti. Lui stesso ha dichiarato: “il giorno stesso in cui mi laureai, decisi che non avrei mai fatto l’architetto.”

–        Il cantautore: Non cantante ma cantautore, perché l’architetto ha background e personalità sufficienti per cimentarsi nella stesura dei testi e, se compositore, anche delle musiche. Inoltre il cantautore che esibisce un titolo di studio universitario, se soffre, è più credibile. Esempio famoso: almeno due. Edoardo Bennato che non a caso pubblicò il 45 giri “Affacciati affacciati” la cui copertina raffigura sia all’esterno che all’interno la sua tesi di laurea di Bennato, e cioè un progetto per la realizzazione di una rete capillare della metropolitana di Napoli e Claudio Baglioni, capace di inserire, come solo un architetto potrebbe, in una canzone la seguente frase: “nebbiosi formicai di case, puzzo bruciato di città, fango di vie foruncolose, cristi e marie senza pietà.”

–        Regista/attore: Considerando il cinema il passo successivo alla fotografia della quale sviluppa il movimento, l’architetto si cimenta volentieri nella regia cinematografica e a volte, incontentabile, anche come attore. Gli architetti registi non dimenticano mai di esibire il loro legame con le città, gli interni e i panorami, mischiandoci dentro un filo di avanguardia che non guasta mai. Esempio famoso: Maurizio Nichetti, inventore del cartone animato miscelato con gli attori veri, già prima di Roger Rabbit. La sua opera prima, Ratataplan, è un vero manifesto della malinconia creativa. Non sappiamo come sarebbe stato da architetto, ma da regista-autore è stato un genio.

–        Il comico: Un bravo architetto, oggi in Italia, deve sapersi tenere in equilibrio tra il tragico e il ridicolo. Senza la capacità di sdrammatizzare molti architetti finirebbero alcolizzati o depressi. Da qui la tendenza naturale a darsi alla comicità: ridere per non piangere. Esempio famoso: addirittura tre: il brillante Max Tortora, Mario Marenco, l’indimenticabile “Riccardino” di “Indietro tutta” e Francesco Salvi noto per alcune perle di surrealismo anche musicali come il brano “C’è da spostare una macchina” e, il capolavoro assoluto, “Esatto” settima al festival di Sanremo 1989.

–        L’allenatore: Un architetto che si rispetti deve possedere doti di organizzazione e comando. Se queste sono abbinate ad una adeguata conoscenza di uno sport, è facile che si abbandoni l’architettura per la panchina (non quella del parco). L’ideale sono gli sport di squadra molto tecnici, tipo rugby, basket o pallanuoto. Difficile trovare un architetto su una panchina di calcio, è più roba da geometri. Esempio famoso: Siccome in Italia nessuno sport è famoso oltre il calcio, gli esempi non sono popolari, il più noto è Fabrizio Frates, allenatore di serie A di basket, vincitore di una coppa Korac a e una coppa Italia, vice allenatore della nazionale vicecampione olimpica nel 2004.

–        Il politico: Si tratta di un mestiere alternativo che in realtà non necessità di una particolare vocazione o titolo di studio, tuttavia sono sempre più frequenti gli architetti in politica, anche se opportunamente camuffati in modo da sfuggire agli incarichi di responsabilità tipo il ministero dei lavori pubblici che, storicamente, va dato ad un ingegnere. Esempio famoso: Francesco Rutelli, radicale, verde, margherita, PD, sindaco di Roma, API, FLI e alla fine, al termine di un percorso così accidentato, a 62 anni, finalmente architetto. 

–        Il cuoco/pasticciere: Da quando esiste il programma televisivo Masterchef e tutti i suoi simili, abbiamo imparato un nuovo verbo: impiattare. Così anche mettere quattro ravioli in un piatto è diventato un lavoro da artisti. Suggestionati da queste prospettive, molti architetti provano a costruire piatti alternativi, scolpendo la pasta frolla o componendo i tortellini come i mattoncini Lego. Il tutto senza neanche una pratica al Comune. Esempio famoso: ve ne sono di numerosi, tra gli altri citiamo Andrea Bartolini, una stella Michelin per il suo ristorante “La Buca” sul porto Canale di Cesenatico, con la laurea chiusa nel cassetto.

–        Lo stilista: L’architetto è elegante per definizione, difatti la sciatteria di un architetto viene comunemente detta “stile”. Da qui la naturale predisposizione a cimentarsi nel disegno degli abiti, ma anche degli accessori nei quali sfogano gli istinti compositivi repressi. Esempio famoso: Gianfranco Ferrè famoso, tra le altre cose, per aver rilanciato la camicia bianca, dopo i fasti garibaldini di quella rossa e autoritari di quella nera.

–        Il prelato: Quando la “chiamata” dell’architettura arriva su linea disturbata, si può sempre accogliere la “chiamata” di Dio e vestire i panni del sacerdote. Certamente tolleranza e pazienza sono doti che ad un architetto non mancano. Quella del prelato è una carriera che in genere da maggiori soddisfazioni, oltre che uno stipendio certo. Inoltre si possono ricoprire incarichi prestigiosi riguardanti interi complessi parrocchiali, senza timor di concorrenza. Esempio famoso: Simone Giusti, architetto e vescovo di Livorno ma pure progettista di alcuni edifici sacri come la chiesa della Santa Famiglia di Cecina.

–        L’esploratore/missionario: Quando lo spirito di avventura, o la frustrazione, è tanta, si può sempre fare come quando si era studenti: riempire uno zaino con qualche bene di prima necessità e partire. Il mondo ha tanto bisogno di architetti, in particolare le zone più disagiate del pianeta, dove centinaia di migliaia di persone vivono in baraccopoli, senza acqua e luce. L’architetto, abile e coraggioso viaggiatore, può migliorare la vita di tante persone, e anche la sua. Esempio famoso: il mio amico Fabrizio Mirabella sognatore buono, architetto tra i poveri dell’isola di Capo Verde.  (http://blog.professionearchitetto.it/fabriziomirabella/)

Gli ultimi due tipi di architetto, possono ambire anche al titolo di Santo, magari protettore degli architetti. Spodesterebbero l’attuale in carica, ovvero San Tommaso apostolo che fu anche il primo presunto architetto, usurpatore di titolo poiché costruì senza le necessarie competenze il palazzo di corte del Re Gundaphor. E che non fosse un architetto si comprese da ciò che fece al termine dei lavori con i soldi guadagnati: li distribuì ai poveri.

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