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Architettura dell’esclusione – di Alessandra Muntoni

Apprendo con raccapriccio che si è aperto un nuovo campo di applicazione per l’architettura: progettare muri tra le nazioni, in modo da impedire ingressi indesiderati e indirizzare i disperati, in cerca di rifugio, sicurezza e lavoro, a intraprendere ben più pericolose traversate nel mare e nei deserti ove spesso trovano la morte. Un caso particolare riguarda la frontiera tra il Marocco e la Spagna, al di là di Gibilterra ‒ in terra africana tra Melilla e Ceuta ‒ dove è stato innalzato un sistema di barriere d’acciaio, irte di lame taglienti, tuttavia scavalcate quotidianamente e a proprio rischio da chi è deciso a emigrare. Se n’è occupata Lucia Gutiérrez, esponente del movimento “porCausa”, che sta studiando la questione, elencando tutti i modi con i quali l’architettura sta diventando odioso strumento di controllo delle vie di fuga da condizioni di vita insostenibile.

Di muri, limes, steccati e recinti ‒ ideologici o reali ‒ ne abbiamo visti fin troppi. Il recinto, lo sappiamo, è stato da sempre scelto a difesa di uno spazio che si ritiene di proprio dominio, anche se spesso, più che difesa, diventa minaccia verso un mondo esterno giudicato ostile, al quale opporsi esibendo una forza spesso inesistente. Il recinto è la base della “capanna originaria” che tanto ha impressionato Gottfried Semper all’Esposizione Universale di Londra del 1851. L’architettura militare è una disciplina di grande rilievo, studiata da molti storici dell’architettura. Tutte le nostre città sono state per secoli circondate di mura, in gran parte demolite nell’Ottocento; noi romani abbiamo addirittura la percezione delle Mura Aureliane come misura della nostra città. La grande muraglia ha opposto l’impero cinese al deserto mongolo, ma è diventato monumento percorso oggi da milioni di turisti.

Le barriere trasparenti di tralicci, come quelle di Ceuta e Melilla, hanno invece una ferocia apparentemente irrilevante, ma ben più tragica. Esse espongono senza nessuna metafora il loro scopo intimidatorio e pare funzionino abbastanza bene. Parlano con linguaggio tagliente e diretto dell’attuale tramonto della civiltà contro il quale opporsi è difficilissimo ma obbligatorio e urgente.

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