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Una breve riflessione sulla vittoria della fotografia sulla pittura – di Oliviero Godi

A gennaio ero a Francoforte per lavoro e ho visitato una mostra di fotografie giapponesi del periodo 1868-1912 (Museum Angewandte Kunst – Yokohama 1868–1912: When Pictures Learned to Shine).

Le fotografie sono esposte fianco a fianco a delle stampe, dello stesso periodo, fatte con blocchetti di legno inchiostrati (woodblocks) e quindi c’è la possibilità di paragonare immediatamente due modi così diversi ma contemporanei, uno nella sua infanzia e l’altro in via d’estinzione, di rappresentare il mondo e soprattutto le persone.

Si va quindi dagli ultimi ritratti dipinti e spesso caricaturali alle prime fotografie di persone che timidamente si espongono a questo nuovo medium. La differenza è spettacolare.

Chiaramente le stampe esprimono la maturità assoluta della tecnica dei blocchetti di legno, e quindi con una varietà di colori, una grafica, capacità di esprimere soprattutto l’essenza della persona e del suo essere come status nella società giapponese in maniera mirabile e precisa. Le fotografie al contrario raccontano, spesso nella loro crudezza, quello che passa in quel momento nella mente di una persona di fronte ad una strana macchina con un freddo occhio inespressivo e, per quanto ogni foto sia frutto di una attenta Mis en scene, quello che circonda il soggetto nella sua realtà quotidiana.

Riflettendo su queste differenze si può tentare un paragone tra erotismo e pornografia. La prima è una distillazione dei desideri attraverso una sapiente organizzazione di situazioni, scenografie e soggetti al fine di ammiccare, sottintendere, indicare quello che vorremmo succedesse. E’ l’aspettativa dell’evento che, se ben orchestrata, spesso è più potente dell’evento stesso. La pornografia è invece il mostrare tutto subito in maniera cruda. Non c’è aspettativa, succede. Non c’è attesa, spasimo del desiderio, è già consumato all’istante. La differenza è sostanziale e, purtroppo, assoluta. Nel caso della fotografia, per quanto si usino filtri, si manomettano le fotografie in post-produzione, le si alteri con collage o multi-pose, rimane un fondo di crudezza che le rende tutte pornografiche. Che si tratti della foto di un neonato tra le braccia della madre o di una famiglia al mare o di un panorama al tramonto, la crudezza dell’immagine le rende tutte, in un certo senso appunto, pornografiche. La pittura, che invece può scegliere cosa dipingere sulla tela, che elementi mostrare, è una sublimazione del soggetto quale esso sia. In questo senso è erotica.

Noi, per nostra natura, consciamente o inconsciamente, tendiamo alla pornografia. Ci piacciono le cose spoglie di qualsiasi intermediazione -o siamo stati portati, nel tempo, a privilegiare questo aspetto-; dalle news televisive che coprono per lo più tragedie, stragi, disastri nella loro più efferata crudezza, alla politica che ha abbandonato gli idealismi a favore del pragmatismo materiale, per arrivare alla pornografia vera e propria che impera su internet.

Ecco perché credo che la battaglia tra fotografia e pittura sia ormai stata vinta dalla prima in maniera completa e irreversibile.

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