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Dialetti Architettonici (pillole): Gereja Ayam, la Chiesa a forma di colomba – di Carlo Giibino

Prendendo spunto dal maestro Bruno Zevi, il quale dedicò uno splendido saggio sull’edilizia anonima, “popolare”, estromessa dalla storia dell’arte e dell’architettura, quella delle campagne ma soprattutto delle informi, derelitte periferie urbane; il Rock estremo architettonico, adoro questa locuzione, e il suo rapporto con la cacofonia ambientale, si pongono interrogativi ai quali solo di rado si riesce a rispondere in maniera concreta e definitiva. Argomento pressoché inedito sotto il profilo critico, abbondano libri e saggi dedicati all’architettura “minore” e specialmente alla casa rurale, ma ben pochi affrontano il tema alla scala dei tessuti urbani, dell’immensa produzione edilizia che contorna il nostro territorio: il pianeta terra.

L’anno scorso scrissi due post riguardante l’argomento, che mi incuriosisce non poco, uno sul villaggio rurale di Tiebelè a Sud del Burkina Faso a confine con il Ghana, e un altro su Justo Gallego Martinez e la sua cattedrale edificata usando esclusivamente materiali riciclati.

Così, ispirato dalle pregresse pubblicazioni, ho deciso di iniziare una nuova rubrica in “pillole”, ovvero una sezione con cadenza pressoché mensile, nella quale porterò esempi di architetture auto progettate ed auto costruite nel mondo. Esempi di architetture particolari, spesso intrisi di arcaismi linguistici, un linguaggio territoriale e locale che spesso molti banalizzano.

Per questa prima uscita ho voluto portare l’esempio di una massiccia cappella abbandonata nel mezzo della foresta indonesiana a forma di pollo. Mentre i locali la hanno ribattezzata la Chiesa di pollo (ed è facile capire perché), il nome è un po’ un termine improprio in quanto il visionario che ha edificato la fatiscente cappella voleva creare una struttura a forma di colomba. L’uomo dietro la strana struttura si chiama Daniel Alamsjah 67 anni, il quale dice di avere ricevuto l’incarico attraverso una visione sacra che lo ha ispirato nel creare la chiesa colomba, per aiutare i bisognosi, senza limiti di credo o estrazione sociale. Prese una collina boscosa nei pressi di Magelang per costruire il suo pio omaggio, e ha creato forse l’edificio a forma di uccello più grande del mondo, completo di una gigante testa starnazzante e ornato con piume decorative nella coda. Nonostante Daniel Alamsjah fosse cristiano, accolse fedeli di ogni confessione, dimostrando che buddisti, musulmani e cristiani potevano convivere sotto lo stesso tetto, mentre i piani inferiori erano adibiti alla riabilitazione e sensibilizzazione giovanile, e altri servizi caritatevoli.

Purtroppo il progetto è stato interrotto nel 2000, in quanto i costi di costruzione erano diventati insostenibili e la chiesa-pollo fu lasciata alla foresta. Gereja Ayam ha continuato a marcire nel corso degli anni, diventando un luogo quasi macabro, ad ogni anno.  Gli interni sono ora coperti di graffiti, e si dice che sia una delle mete preferite per i giovani a commettere “atti immorali”. Le camere del seminterrato non finiti sono ancora intatti, dando ancora più una sensazione da film horror. Attraverso la magia dei social media, Gereja Ayam è diventato un punto nevralgico per i blogger di viaggio che catturano belle immagini della costruzione di un altro mondo per condividerle online. Si sa molto poco circa la storia dell’edificio, ancora oggi un sacco di turisti vogliono visitare il luogo e alcuni lo usano per i loro matrimoni.  Forse è proprio a causa del mistero che un sacco di gente vuole venire a vedere il sito in prima persona. Un luogo affascinante, surreale ma assolutamente da inserire nella lista dei luoghi da vedere almeno una volta nella vita!

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