presS/Tletter
 

Muratori e Muratorini d’Italia unitevi, non disperdetevi! – di Eduardo Alamaro

Ei fu. Giorgio Muratore è muorto, bello e bbuono, ‘e subbito, a Roma, la settimana scorsa, l’8 marzo, festa della donna. Una prece.

Sull’ultima nostra PresS/T ho letto il bel medaglione che dell’illustre defunto ha modellato con maxima cura Massimo Locci.

Ritratto di prima mano, di ottima manella, scritto con affetto e manifesto rispetto, avendo avuto, il Locci, una conoscenza “dal vivo” col Muratore: un consolidato rapporto ultraquarantennale di amicizia e di condivisione dei temi di lavoro, “pur nelle divergenze”, sempre benefiche.

Andando su questa via di ricordo “dal vero”, il nostro Locci ha messo (e ammesso) in scena il multiforme ingegno e la varietà di interessi architettonici et similia bella del gran Muratore che fu e che sarà sempre in Noi; cioè il suo rigore scientifico di storico-critico della nostra disciplina indisciplinata, sempre da domare; così come la sua antica collaborazione a testate ormai lontane nel tempo, come “Controspazio”, ad esempio e/o a mostre e iniziative editoriali epocali e d’epoca nostra; nonché la passione sua indefessa per la didattica ravvicinata (era amatissimo dagli studenti, nda) esplicata per decenni alla facoltà di Architettura di Roma (ove insegnò “Storia delle Arti Industriali” e più recentemente “Storia dell’Architettura Contemporanea”) …

Il medaglione di Locci ha evidenziato, ancora, l’impegno civile e diuturno, implacabile e coraggioso di Muratore, evidentemente non molto gradito ai Padroni del vapore e del mattone (e dei loro ascari accademici-professionisti) romani …; motivo per cui si spese e si espose il Nostro in prima persona, animatore come fu, come sta scritto e inscritto nel medaglione, “di tante azioni di Italia Nostra e di tutela/valorizzazione del contemporaneo con DO.CO.MO.MO.”… ecc…. ecc…, blig, blog, blag …. bang bang … colpito, affondato!

Al contrario di Locci, la mia conoscienza del Muratore illustre (ché aveva studiato il latino di Loos) è interamente immateriale, tutta filtrata come è stata dal suo innovativo blog “Archiwacht” (molto vivace e molto frequentato, al quale ha dedicato molte energie, suppongo).

“Dal vero”, di corpo, in vita, io infatti Giorgio Muratore l’ho visto una sola volta, per caso, da lontano, a dovuta distanza di spettatore, dieci anni fa. Devo ciò a LPP, al Maxxi e all’amata nostra PresS/Tletter, per il cui lontano numero 22/2007 (ma rintracciabile in rete) scrissi un Intermezzo dal titolo Vacanze romane …

Il pezzo, il pezzullo, dava conto di un mio rapido giro di mostre per Roma e, alla fine della giornata, alle 18.00, della godibilissima presentazione al Maxxi della rivista inglese AD formato (e firmata) LPP, alla quale assi-stetti. E mi stetti estasiato. Lo spettacolo, ricordo, fu infatti esilarante. E tutto per merito di Giorgio Muratore, a me del tutto sconosciuto, venendo io dalla Gravina napoletana.

La scena teatrale al Maxxi era divisa (quasi) nettamente in due “fronti”, pro e contro LPP, buoni e cattivi. E il più “cattivo” di tutti, chi – come scrissi allora –“giganteggiò per arguzia e pertinenza su Prestinenza, il più romano e televisivo, una sorta di Giuliano Ferrara dell’architettura, anche per mole, fu proprio Giorgio Muratore” che, annotai allora, “non la mandava a dire: un Muratore scatenato, imprendibile, benefico, una sveltagliata di simpatici colpi sotto la cintola, … dalle ‘nfaccia … a chi coglie, coglie, coglione!” (Povero Lpp che però, ricordo, schivava abilmente i colpi, si difendeva bene, nda).

Rimasi perciò sotto a bbotta ‘e Muratore ‘mpressiunato. Preso, sor preso e com preso ancor di più quando, dopo qualche giorno, vidi ripubblicato nell’Archiwatch l’ultima parte del mio “servizio” col titolo: “AD LPP … Italy A New Architectural Landscape … effetti collaterali …” (22 giugno 2007). Presi così conoscenza & cunfidenza con questo blog e con la personalità, direi la diversità, di Giorgio Muratore.

AAA … affascinante, amabile, amarevole … un uomo eee … eccentrico, fuori schema, imprendibile, imprenditoriale, corposo; un artista originale, un architetto e studioso solitario e, in sostanza, credo, disagiato e spigoloso, (nonostante le apparenze cordiali e goderecce, addirittura vernacolari e crasse, per nostra fortuna).

Un Muratore unico e irripetibile nel suo genere costruttivo e ri-costituente, nella sua (e nostra, de-generazionalmente parlando e scrivendo) antropologia post bellica maturata nelle “buone maniere” delle scuole elementari dai preti … e poi nei licei pre riformati, ancora con tosti docenti medi-superiori di allora….

… E quindi nel ’68 et anni e ani seguenti-fetenti … dal cui clima (forse) gli derivò la comune visione ampia, senza remore, da contestazione globale impietosa: dal cucchiaino al mestolone della città … alla metropoli, … alla necropoli, … fino alla merdopoli globale senza speranza, disperante d’oggi …;

cioè, dico, era evidente ed evidenziato il gusto suo muratoresco del contro e della contraddizione impertinente, della battuta tranchant, nobilmente anarchica, da socialismo irreale aristocratico …; l’affronto e l’affondo “passatista” che non passa (passa ‘nu guaio tu!), …; il sano disgusto per tutto ciò che fa Maxxifuffa romana d’importazione orecchiata, modaiola …; tuttecose che, annota il Locci alla fine del suo scritto, lo portava verso un sostanziale isolamiento, una deriva improduttiva, “un atteggiamento nichilista e disfattista”, controproducente e indi-gente che generava inutili “forme di auto-esclusione dai circuiti che contano overamente (in verità solo apparente-mente) …”. Mente, mente … ma …

… ma appunto, ripeto, sos-tengo, proprio per quanto sopra detto e (da me) contraddetto, il luogo, l’opera d’arte totale e frontale e colloquiale, quella ove Giorgio Muratore ha espresso al massimo grado la Sua eccentricità antiaccademica; dove ha esplicato tutta la Sua genialità di studioso & giornalista; la Sua umanità antica-contemporanea, la Sua docenza immateriale e universale on line … è stato proprio l’uso innovativo del suo blog “Archiwatch”, giustamente tanto rimpianto oggi dai suoi “muratorini”, rimasti orfani di tanto Padre nostro. Ma non domi.

Per sincerarsene basta andare sul blog e leggere le tante testimonianze degli archiwuocci dolenti e piangenti. Come, ad esempio quella di Salvatore d’Agostino che scrive tenero: “Ci ritenterà, son sicuro che aprirà un nuovo blog altrove”…. (che per la verità è già aperto, non s’è mai chiuso … solo una pausa … perché l’eredità è viva e nutriente). E ciò perché, come scrive bene Emanuele Arteniesi: “Archiwatch è stato un grandissimo, sofisticatissimo testo di architettura di Giorgio Muratore. Un palinsesto che crea idee.” Ora e per sempre! Amen, ameno, almeno per il momento. Domani si vedrà. Muratore vive e lotta insieme a Noi!

Mi piace molto questo gruppo immateriale del blog, queste amicizie spiritose & spirituali che prescindono dal corpo fisico, dalla frequentazione concreta e sudaticcia, sangue e terra. Di conseguenza, in questi ultimi 10 anni convissuti con Muratore dell’Archiwatch, io non l’ho mai cercato “dal vero”. Il suo indirizzo e numero di telefono stanno ancora lì, in rete, pubblici, basta digitare: “Muratore Giorgio – Architetto a Roma, Italia – Indirizzo: Via Tevere 20, 00198 Roma – Telefono: 06 841 7617”.

Eppure non l’ho mai cercato, Giorgio Muratore; non ho mai avuto il desiderio “fisico” di toccarlo, alla San Tommaso. Forse addirittura sarebbe stato penalizzante. Mago smagato. Tutte le volte, le tante volte che son venuto a Roma, mai mi ha sfiorato questa idea …. e se m’è venuta l’ho ricacciata subito indietro … Vade retro, Satanello!

… aaa anche avendo scoperto, nella frequant-azione del blog, territori comuni di ricerca, veri e propri amori e fissazioni. Come quella per le arti decorative e industriali tra ‘800 e ‘900, …; nonché per i Musei artistici industriali, istituti intesi come volano di sviluppo per le città di Roma e Napoli, della cui storia mancata, bloccata, interrotta, avevamo dato, posso dire?, nuovo corpo e sostanza, nuove prospettive di studio. Come per il comune ammore per le vie del tratturo appenninico (“il futuro è nel tratturo” … e nella trattoria) … nonché per la ceramica d’arte, per Irene Kowaliska, per l’avventura “tedesca” a Vietri sul mare tra le due guerre … per le riggiole, per l’artigianato tutto indispens-abile … per … per … diviso due, per sempre, for ever.

Stop. Basta, mi son stancato.

No, dimenticavo: ho amato di Muratore, ci ha accomunato, l’espressione nella lingua madre nostra, il napoletano per me e il romano, il romanesco, (che esca!), per Lui. Sotto la spinta colloquiale, parlata, pensata, scritta e descritta, gaddiana & gaudiana, Muratore ha dato, credo, il meglio di se stesso.

Stringata, netta, implacabile sintesi, molto più efficace di quando scriveva da accademico lustrato, quando indossava il vestito “buono”, “da saggio” che non era, dimensione e forma per bene che, in sostanza, l’ha penalizzato, credo. Le circostanze spingono alla sintesi, all’essenziale fulminante, si sa. E’ noto, è notorius. Cosi come avvenne per Croce nel 1913: lo stringato suo “Breviario di Estetica” è molto più efficace della sua lunga, noiosa e precedente “Estetica”. (Parola dello stesso don Benedetto, credetemi!).

Per chiudere veramente: sono stato al funerale di Muratore, alla chiesa di san Saturnino a Roma, venerdì scorso alle 12.00. Ho preso il 38 dalla stazione centrale, poi corso Trieste-Gorizia, facile. Il prete ha detto le solite belle parole di conforto e speranza nella vita eterna, … nella certezza (per chi crede) che Cristo ha sconfitto la morte, alleluia, alleluia. All’invito speranzoso “scambiatevi un segno di pace” però nessuno si è mosso subito, di slancio: tutti guardinghi e stitici, m’è parso …

Son seguiti poi illustri e illustrati medaglioni del defunto. Ne hanno messo in evidenza via, via, la vita … l’aspetto letterario indagatore, alla Sherlock Holmes, della storia e cronaca della Roma architettonica tra ‘800 e ‘900; quello del gigante buono, del burbero benefico, dell’accademico tanto-amato dagli studenti, dell’uomo del blog, … fino a quello, molto gettonato, del “gran cuciniere” di amatriciane e code alla vaccinara … Poi via … una prece, una cena ancora, a ricordo, alla salute. La vita continua, avanti un altro.

Con affetto, Eldorado

P.S. Nel pomeriggio son passato al Palazzo delle Esposizioni a via Nazionale, per la mostra di Georg Baselitz. Titolo: Gli Eroi (fino al 18 giugno). Son sfilati davanti a me atroci dipinti di antieroica varia umanità fatta di soldati, pastori, ribelli, partigiani, artiGiani, pittori, muratori, tranvieri, ferrovieri, geometri, architetti,… e archiwuòtu!

Belli, pensosi dipinti degni del Giorgio Muratore che fu.

Copio, incollo e spedisco ‘e PresS/T uno di questi. Speriamo arrivi.

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