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Muri per difendere i “Borghi” – di Marco Ermentini

Un possente cancello in ferro e un alto muro dipinto di giallo, saranno tre metri, racchiudono il nuovo quartiere Borgo San Martino. Sicurezza, sicurezza, sicurezza, chiedono i clienti e la risposta degli immobiliaristi non tarda ad arrivare: muri, cancelli, vigilanza 24 h, telecamere, pass, blindatura… Anche a Treviso ha attecchito la malattia esantematica che viene dagli USA. Tutti i giorni ci stupiamo per le affermazioni di Donald ma in realtà negli States otto su dieci nuovi insediamenti residenziali sono di tipo chiuso.

Così, anche  nel Bel Paese si stanno diffondendo: Borgo Vione vicino a Milano e Borgo Ronche in provincia di Pordenone, e molti altri “Borghi” in progetto.

Questi esempi sono proprio il contrario della città: il fatto che i cittadini s’imbattano costantemente in nuovi fenomeni è un ingrediente fondamentale  dell’urbanità. Limitare o eliminare queste opportunità rischia seriamente di creare dei veri e propri ghetti-incubo come prefigurati da Ballard:

 

L’intimità e i rapporti di vicinato non sono caratteristiche della vita quotidiana a Eden- Olympia. Un’infrastruttura invisibile ha preso il posto delle virtù civiche tradizionali. A Eden- Olympia non ci sono problemi di parcheggio, né timore di topi d’appartamento e scippatori, né stupri né rapine. I professionisti di alto rango non hanno più bisogno di pensare l’uno all’altro nemmeno per un momento, e hanno chiuso con i difficili equilibri della vita in società. Non ci sono né municipi né tribunali, né uffici di attenzione al cittadino. L’urbanità e la cortesia non fanno parte del progetto di Eden-Olympia, nello stesso modo in cui la matematica, l’estetica, e un’intera visione geo-politica del mondo facevano parte del progetto del Partenone e del Boeing 747. La democrazia rappresentativa è stata sostituita dalla telecamera di sicurezza e dalla forza di polizia privata.”

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