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Navigare a Pompei – di Eduardo Alamaro

Stasera non ho molta voglia di scrivere. Sono molto addolorato per la morte di Giorgio Muratore dell’Archiwatch, blog al quale ho molto partecipato negli anni scorsi. Nel tempo utilmente passato tra architettura e arti decorative. Una prece al Muratore e un incoraggiamento agli orfani muratorini, tutti noi.

Sintetizzo quindi il mio “Piatto del giorno” con un telegramma, una pillola, ‘na compressa, una supposta d’Eldorado. Pigliateve sta’ pastiglia ‘e PresS/T, se volete, se ci riesco, amici miei.

AAA … tra … tra … tra : Tradizione – Traduzione – Tradimento al MANN, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Deludente presentazione dei primi risultati del progetto di digitalizzazione del Plastico (in sughero) di Pompei del 1861, progetto realizzato dall’IBAM CNR – Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il lancio promozionale dell’iniziativa era stato sui modi simili a quelli dell’arte più o meno contemporanea. Diceva così: “Dopo una scrupolosa acquisizione di dati effettuata dagli specialisti del Laboratorio di archeologia immersiva e multimediale (Laim) dell’Ibam-Cnr Catania, è oggi possibile navigare virtualmente dentro il plastico “presepiale” di Pompei al Mann; è possibile entrare dentro ogni singola domus del plastico, provando a comparare ciò con quello che oggi rimane in situ”.

Ma di tutto ciò non s’è visto ancora niente, ‘a verità, nella presentazione al MANN dei giorni scorsi-scarsi. Niente navigazione, niente virtù-virtuali e/o entrate di favore in ogni singola domus, …; nemmeno un’occhiata furtiva nelle terme e nei defilati cubicoli e/o nei lupanare che tanto successo riscuotono a Pompei dal vivo, tra i famelici turisti di massa senza messa …

Sì è visto solo solo il trailer di un filmato (molto accelerato) del lavoro di montaggio degli Innocenti tubi per il prelievo dati. Cioè del prelievo del lavoro manuale artigiano ‘800, del sughero presepiale che fu. Tutto il percorso virtuale- virtuoso (pare) rimandato a tempi migliori, prossimo venturo & d’avventuro. Archiviati i “primi risultati”, attendiamo i “secondi risultati”. Prossimamente su questi schermi. Navigazione in rete a svista, al momento, al MANN.

Come a dire (o totoisticamente ad-dire), manipolando il famoso proverbio nostrano: ‘O presepio (antico pompeiano del MANN) è bbello, so’ ‘e pasture (d’oggi computerizzati) ca so’ bbrutte!!! Anzi non ce stanno proprio!

Stop, ciò che segue è facoltativo, (xchè mi è passata un po’ la tristezza pel Muratore defunto, nda)

Un passo indietro. Il plastico in sughero degli scavi di Pompei, quando fu iniziato nel 1861, subito dopo l’Unità d’Italia, era all’avanguardia nell’idea di pubblico museo. Costruito su concetto e azione dell’allora assoluto direttore del Museo Giuseppe Fiorelli, il modello era insieme scientifico e didattico, rigoroso e colloquiale. Una trovata assoluta museale, anche nazional-popolare, piena di rilancio di lavoro concreto manuale locale, napoletano.

Infatti questo “grande plastico” di Pompei (aggiornato via via nel tempo, fino al 1940) “piegava” alla nuova idea museale fiorin-fiorelliana tutto il portato dell’abilità e del gusto artigianale dei fabbricanti di “scogli” e sogni del ‘700, di scenografie dell’arte presepiale ancien régime.

Insomma una sfida liberale (vinta) a uno dei cardini dell’immaginario del Borbone di successo: ‘o presepio!! Con ciò Fiorelli apriva una via strepitosa, successivamente poco battuta, ahinoi! Saldava perfettamente la tradizione religiosa con l’innovazione scientifica, spingeva l’immaginario del ‘700 nei tempi nuovi dell’Italia unita dalle idee liberali . … salvando quell’arte presepiale e dandole nuovi sbocchi e prospettive ….

Il presepio di Pompei al MANN sfida, in quel tempo, nel 1861 e anni sgg, quello di San Gregorio Armeno. E per certi versi, ancora da studiare, lo batte. Poi quella strada lastricata di sughero e sogni fiorelliani fu concettualmente interrotta: non si ebbe (forse) il coraggio e l’immaginazione di procedere oltre e altro, …; forse si ebbe paura del pop, della contaminazione di generi, oggi tanto attuali.

Chissà, chi lo sa, cosa allora accadde e … e tutto fu congelato, impolverato, rinsecchito nel vecchio MANN rattristato e libresco, autocentrato … ra … ra … ra , ragion per cui, smessa la giovanile baldanza, anche il grande plastico di Pompei invecchiò col tempo.

Aveva bisogno di urgente restauro, nonché di rimpaginazione e un lifting. Di un riposizionamento sul piano attuale della comunicazione “presepial-museal”. Come fare?, come aggiornarlo? Come salvarlo dagli utenti fetenti, talvolta prensili, stante anche le poche risorse economiche di cui dispone (o almeno disponeva in passato) il Museo?

Varie furono le ipotesi vagliate nel tempo dai gruppi dirigenti il MANN, anche quello di tagliare in due, sic et simpliciter, il grande plastico …. e/o di sollevarlo a una quota di percezione più alta, in modo da accorciare le distanze, visive ed emozionali, col pubblico. “Per vederti meglio”, come disse il lupo a Cappuccetto rosso, ahumm ….

… poi il soccorso, forse la scorciatoia, il miraggio, l’offerta (aggratis, pare) da parte delle nuove tecnologie … con l’acquisizione prensile digitale dell’antico modello in sughero ‘800 … e la restituzione degli ambienti virtuosi, ora virtuali, in divenire, da svenire.

Che dire? Se son fiori fioriranno ma … ma rispetto ai tempi del Fiorelli ‘800 pare profilarsi una perdita secca del dato materiale-emozionale. Le nuove tecnologie artigianali-digitali son fredde e non riescono a trasportare nell’oggi il dato materico antico, nella traduzione che operano. Se quel sughero presepiale di Pompei conteneva la passione dell’emersione dalla terra scavata dopo millenni, la digitalizzazione non è capace di ricreare tale scenario. E’ un limite tecnologico.

Fiorelli a metà ‘800 riuscì a “rinnovar saldando” immaginari e antiche tecniche; qui, in questa traduzione fredda del caldo sughero, c’è una cesura netta operata col passato. Non c’è ri-nascita presepiale. Gesù & Pompei son morti, una prece. Segno dei tempi. E dei templi nuovi virtuali!

Forse altre strade ci sono per la ripartenza artigianale più accorta e giusta, per la ri-nascita del nostro “bambeniello” pompeiano. Bisogna indagare, studiare, spremersi le meningi e … menare le mani bifronti dell’artiGiano italiano, di cui tutti s’imbrodano. A chiacchiere, naturalmente. O no?

Saluti, eldorado

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