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Pensatori e pseudo-pensatori – di Oliviero Godi

Una pensatrice, o un pensatore, i grandi pensatori, speculano. Non come la “speculazione edilizia” di Calvino, no. Speculare, dal latino Speculari-osservare ma anche specchiarsi- significa guardare e farsi (come allo specchio) delle domande. Significa anche guardare lontano, in qualche maniera cercare di capire il futuro. Va da sé che è una attività complessa, il guardar lontano e il guardarsi contemporaneamente dentro presuppongono una grande capacità d’analisi e d’astrazione.

E’ un po’ come navigare costantemente in acque non tracciate dalle carte, quindi sempre presi dal dubbio, dall’incertezza, dal continuo cambiamento di rotta e soprattutto mai sicuri dell’approdo che della stessa navigazione.

In questo senso la critica estetica femminista e post-femminista la dicono lunga. Questa costante necessità di mettere in dubbio ogni scelta, ogni soluzione, ogni affermazione. E’ faticoso ma salutare, il continuo rivedere le proprie posizioni e quindi aprirsi a fatti nuovi, accettare le contraddizioni, i postulati altrui. Alla fine si prosegue per continui aggiustamenti del timone, accettando anche a volte di colpire qualche scoglio sommerso. Ne esce un quadro, un pensiero più ricco, non assoluto ma permeato da mille incidenti che lo rendono più interessante e prono ad evolvere continuamente per adattarsi alle mutate condizioni nel tempo.

Gli pseudo-pensatori, in architettura come in altri campi, invece pensano, dall’alto della loro esperienza, conoscenza, studi e anni di applicazione, di sapere, di essere i depositari della verità e per quanto fingano di ascoltare in realtà sono sordi al contraddittorio. Non si rendono conto che questi loro teoremi sono già vecchi quando nascono, che quel che dicono o scrivono suona più come uno slogan che un discorso dialettico, che invece di aggiungere alla discussione su un tema la fossilizzano e cristallizzano in un diktat non discutibile.

Spesso per sottrarsi alle critiche -o alla comprensione- infarciscono i propri discorsi di nebbia, di foschia lessicale e anche di parole altisonanti. Oltre che morto quindi il loro discorso è anche stantio…inoltre, una volta fossilizzato un punto di vista, non può che ripetersi sempre uguale, e quindi diventare monotono.

Pensare speculativamente richiede un’umiltà vera, non un servilismo, che invece gli pseudo-pensatori manifestano per far sembrare il proprio discorso meno dittatoriale e impositivo.

Purtroppo abbiamo pochi pensatori e troppi pseudo-pensatori.

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