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Piranesi Prix de Rome 2017 alla Carriera a Eduardo Souto de Moura – di Massimo Locci

Il Piranesi Prix de Rome alla Carriera dell’Accademia Adrianea è stato assegnato, per l’anno 2017, a Eduardo Souto de Moura.

Il prestigioso riconoscimento, che nelle scorse edizioni è stato attribuito, tra gli altri, a Rafael Moneo, Guido Canali, David Chipperfield, Peter Eisenman, Bernard Tshumi e Yoshio Taniguchi, è giunto alla ottava edizione.

L’architetto portoghese ha ritirato il premio il 24 marzo alla Casa dell’Architettura, dove ha tenuto una lectio magistralis sulla sua quarantennale esperienza progettuale a partire dai poetici interventi di restauro/integrazione su piccole preesistenze degli anni ’80, fino alle opere contemporanee, più rilevanti almeno sotto il profilo dimensionale, come le torri di Porto, il Museo Paula Regola a Cascais, il Centro Culturale a Sabrosa, la riconversione del Convento das Bernardas a Tavira.

Singolare è il rapporto di continuità/discontinuità con il suo maestro Alvaro Siza con cui ha iniziato a lavorare fin da studente (nelle “Brigate tecniche” per i complessi abitativi SAAL) e con cui ha continuato a collaborare (come nella stazione della metropolitana di Napoli) e confrontarsi quotidianamente (per inciso, hanno  gli sudi nello stesso edificio), nonostante Souto de Moura abbia ricevuto il Pritzker Prize nel 2011 (considerato il Premio Nobel per l’architettura).

L’attività progettuale e didattica di Alvaro Siza, in continuità con quella di Fernando Tàvora, è stata prevalentemente finalizzata a costruire una scuola portoghese di architettura moderna e democratica, espressione del nuovo corso dopo la dittatura di Salazar. La sua architettura si lega direttamente al Movimento Moderno, in particolare al funzionalismo nordico, quale espressione di una visione non intellettualistica o da manifesto. Viceversa è saldamente ancorata al realismo del costruire, secondo principi logici e in relazione allo spazio pubblico. La sua esperienza, che si potrebbe definire la poetica dell’ordinario, rappresenta l’attualizzazione in chiave lusitana del ruolo svolto da Aalto in Finlandia.

L’immaginario di Eduardo Souto de Moura è simile ma anche differente. Non essendosi attribuito un ruolo da caposcuola, il suo universo poetico è diventato più articolato: contempla la visione purista miesiana e la valenza organico/materica di Wright, fonde la tradizione del Movimento Moderno e del primo razionalismo con la poetica del frammento di Carlo Scarpa e l’essenzialità di Franco Albini.

L’architettura portoghese, grazie ai due  protagonisti, continua ad essere rilevante nel panorama internazionale. In questi decenni è stata molto studiata, seguita e promossa dalle riviste, sostenuta da intere scuole di progettazione che hanno intravisto in quell’approccio, etico ed estetico, un’alternativa concreta allo strapotere delle archistar e ai condizionamenti della iper-tecnologia: in sintesi una via equilibrata e “mediterranea” alla modernità. Questo consenso è stato particolarmente alto in Italia, segnatamente nelle generazioni di mezzo dei progettisti e tra gli studenti delle facoltà di architettura del centro-sud, proprio per la capacità di realizzare una qualità diffusa in termini concreti.

Eduardo Souto de Moura, inoltre, ha un legame speciale con l’Italia; è, tra l’altro, professore ordinario presso il Polo Territoriale di Mantova del Politecnico di Milano, dove insegna Architectural Design in Historical Context e Progettazione Architettonica. Le sue opere, con una cifra espressiva coerente e sempre riconoscibile, presentano alta qualità poetica e di dettaglio ma con costi di costruzione accettabili per le nostre realtà economiche. Soprattutto le proposte non astratte rispondono a principi di sostenibilità ambientale, con soluzioni costruttive adatte al clima mediterraneo e rispondenti alle effettive esigenze degli utenti.

Oltre il premio alla carriera, l’Accademia Adrianea, animata da Luca Basso Peressut e da Pier Federico Caliari, assegna il  Piranesi Prix de Rome a progetti capaci di interpretare coerentemente il rapporto tra architettura contemporanea e archeologia. In questa edizione premia le proposte legate alla consultazione progettuale per l’area archeologica di via dei Fori Imperiali a Roma, i cui risultati sono stati pubblicati in un corposo e interessante catalogo per i tipi della AIO’N edizioni.

La pubblicazione, curata dai coordinatori sopracitati, contiene nella prima parte un rilevante corpus di contributi storico/metodologici finalizzati a una tutela e valorizzazione attualizzata alle esigenze contemporanee, affrontando molteplici aspetti problematici. Nella seconda parte sono state pubblicate le proposte dei progettisti, partendo dai tre vincitori a pari merito: i gruppi coordinati da Luigi Franciosini e Riccardo Petrachi 2TR, da Franco Purini e Tommaso Valle e da Alexander Schwarz e Martin Reichert.

L’insolito abbinamento tra una scuola di architettura e uno studio professionale, richiesto dal Bando, era stato immaginato per  creare una sinergia tra approcci teorici e soluzioni applicative concrete, ma non ha dato i frutti desiderati. Le proposte, infatti, alcune sicuramente interessanti (in particolare Franciosini e Petrachi, Andriani e Vàzquez Consuegra), sono rimaste su una dimensione fortemente concettuale.

Non poteva essere diversamente, considerando che il disciplinare precisava che ‘la partecipazione alla Call Internazionale non da diritto ad incarichi professionali ma solo al merito scientifico e artistico, e non prevede ulteriori sviluppi progettuali’. Viceversa il tema è rilevante e potrebbe costituire un’opportunità straordinaria per Roma.

Merito dell’Accademia Adrianea aver acceso i riflettori sul tema, ma la problematica deve essere affrontato con più concretezza, con un concorso di progettazione reale e aperto a tutti.

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