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AAAppalti e palline calde, trucchi d’autore di Zi Peppe …- di Eduardo Alamaro

Consigli per gli acquisti … per fare la professione…

Pe – pe – pe … per avere un appalto, un sostanzioso collaudo, una consu-lenza pescata ad hoc con la giusta lenza e dcenza, …; pe – pe -pe … per avere una qualsivoglia sistemazione (anche temporanea) edeliziosa d’Ordine, ci vogliono le palle calde e le palline giuste, si sa.

Pe-pe-pe …. per aprire Aaappalto Italia ci vogliono le maniglie giuste, le conoscenze e le aderenze giustissime: i bu-bu-bussolotti sono infatti (quasi sempre) tric-trac-truc- truccati. Son palline calde che scoppiano e … e te può ffà male, se non tocchi quella giusta: quella pre-riscaldata al punto giusto, come una buona palla di riso d’una volta, auhmm!!

RRRagion per cui – uno: AA … Attenzione, Attenziò … ci vuole molto tatto … molta sensibilità … devi toccare la pallina calda ben infornata e raccomandata, per essere sicuro di estrarre dal cesto il nome del commissario «giusto».

E’ un vecchio trucco di una collaudata tradizione, sempre in voga in alcuni Comuni campani, dove si preparano  gare “costruite a tavolino”, pre-determinate, come avviene (talvolta, c’era una s/volta) pe-pe-pe … per i concorsi all’Università, ta ttà. Almeno a leggere le intercettazioni dell’inchiesta sul «sistema The Quenn», sulla quale ci siamo intrattenuti nella puntata scorsa del nostro irriverente “feuilleton”.

Sostengono infatti gli inquirenti: «In alcuni comuni il controllo della commissione è totale, tanto che gli stessi indagati ammettono che l’operazione è blindata in partenza» – … “Catenaccio”, blindatura alla Nereo Rocco, marcatura stretta a uomo … nulla sfugge …. o quell’uomo è azzoppato e imprenditorialmente morto.

RRRagion per cui –due: se stai seduto in quella commissione e non sei partecipe del gioco della “palline calde” truccate, o sì ffesso o te le vai proprio a cercare … e puoi finire male … fino all’arresto domiciliale.

Le intercettazioni della “The Queen”, lette dal punto di vista “letterario”, quello dell’efficacia di una sceneggiatura per una commedia all’italiana alla Dini Risi che fu o … o di un canovaccio per Totò che fuje ancora (a cinquant’anni dalla sua morte), son “qualunquemente” ed eloquentemente esemplari.

Prendete questa, che leggo dal Corriere del Mezzogiorno-Napoli del 17 marzo scorso. Dice un indagato molto rilassato, telefonicamente intercettato, ricordando i suoi esordi edeliziosi:

«Al paese mio …. ce stava uno che chiamavamo zi’ Peppe, era l’ingegnere capo del Comune. Ogni volta d’un appalto faceva un ciotolone così con un sacco di “cose” dentro. Allora faceva vicino a mme: “Scummetti che mo’ esce proprio chillo che dico io?” E io dicevo: “Ma chistu comme ffa a essere sempre accussì sicuro: tene proprio ‘a magia dint’‘e mmane?” Poi andavi a vedere, dopo “l‘estrazione”, tutti i trecento bigliettini del ciotolone e c’era scritto sempre lo stesso nome, il MIO. Eravamo tutti d’accordo. Ci facevamo tutti sempre un sacco di risate».

E che risate di gusto, che film, che furbizia! “Hanno studiato furbità”, era l’intercalare di un mio amico d’Università di tanti anni fa. Aveva ragione. Forse per questo non continuò Architettura. Mai si laureò ed abbandonò la Gravina nostra. Ma c’è sempre una speranza, non disperiamoci, non disperdiamoci. …

 

All’uopo cerchiamo nel giornale qualche buona novella …

Cammina, cammina, … sfoglio spoglio la sfogliatella quotidiana …. leggo che, forse per opporsi a questa De-generazione culturale Italia, è stato varato “Generazione Cultura”, un progetto “ideato e sostenuto da il Gioco del Lotto, insieme al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Ales, in collaborazione con la LUISS Business School.”

Che bello, che ballo! Leggo ancora, mi ragguaglio, mi abbevero: “L’obiettivo è quello di valorizzare e far crescere nuove professionalità nel mondo della cultura, offrendo ai giovani la possibilità di sviluppare  le proprie capacità imprenditoriali, grazie alla creazione di un percorso virtuoso tra Istituzioni, Università, Territorio e Impresa, cercando al tempo stesso di promuovere una contaminazione di idee originali e innovative per valorizzare ancora di più il patrimonio artistico e culturale del Paese.”

Leggo infine che il progetto varato da il Gioco del Lotto prevede “una fase di formazione in aula e un periodo di stage retribuito presso alcune tra le più importanti istituzioni culturali italiane.”

Bene, molto bene ma …. ma-mi raccomando, belli e mammà: alla fine del progetto, per l’aggancio territoriale partecipativo-relazionale tanto invocato, per la pratica post/culturale sul luogo … non li mandate dai Zi Peppe della Lotteria Appalti Italia. Sarebbe stato tutto inutile!

Besos, Eldorado

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