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All’origine del costruire – di Alessandra Muntoni

Il “Centro di assistenza alle donne”, realizzato nel 2013 a Kayonza nel Ruanda, parla un linguaggio antico e attualissimo. Asserragliati nelle nostre amate e bistrattate metropoli, questa piccola comunità di un continente lontano ma vicinissimo a noi ‒ dal quale in continuazione giunge sulle nostre coste gente in fuga ‒ ci mostra una realtà imprevedibile. È un altro modo di abitare, di parlare insieme, di lavorare, di vivere in serenità con la natura, protetti da semplici padiglioni costruiti in modo molto semplice, ma capaci di modellare uno spazio originale e misurato al passo dell’uomo, anzi della donna.

Pubblicato insieme ad altre realizzazioni nel n. 453 de «l’industria delle costruzioni» dedicato a Africa: architetture low-tech, questo piccolo centro è una specie di micro-comunità, una scuola di rieducazione per donne che sono sopravvissute alle guerre. È modellato con linee ondulate che seguono le curve di livello, organizza un sistema di aule formate da spazi a spirale con coperture sospese a foglia convessa o rovesciata. L’amministrazione, il refettorio comune, le partner-rooms, il luogo di riunione all’aperto, una piccola fattoria e un piccolo mercato completano le attività legate all’agricoltura e all’allevamento. Il progetto di “Sharon Davis design” è ispirato all’antico modello dei villaggi ruandesi, la costruzione mette in simbiosi la tecnica tradizionale del mattone crudo lavorato a mano e i leggeri elementi tralicciati in metallo che tengono sollevate le coperture sugli spazi abitati.

La rivista «Boundaries», diretta da Luca Sampò, aveva fin dal 2011 segnalato l’importanza delle ricerche sperimentali di questo tipo in terra africana. Nel suo editoriale di questo fascicolo, Benno Albrecht propone di innescare un “serrato confronto tra modelli spaziali e di sviluppo, da sostituire a quelli oggi dominanti” (vedi Lago, Kilamba o Johannesburg) per modificare le trasformazioni vorticose di questo continente con modalità attente a un armonico sviluppo. Un ottimismo forse obbligato, una traccia da seguire con attenzione.

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