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Architetto a metà? – di Marco Ermentini

Sembra di scorgere il nuovo ruolo della professione. Forse accanto all’iperspecializzazione è oggi inevitabile non perdere mai di vista le reali esigenze degli abitanti. Così le  competenze tecniche debbono necessariamente accompagnarsi con quelle umanistiche per affrontare i problemi sempre più complessi dell’abitare. Serve uno sguardo di sintesi fra tante discipline spesso in contraddizione fra loro.

Ma c’è di più, la grande mutazione in atto da una pratica fondata sull’eccezionalità a quella basata sulla normalità comporta  una riflessione sulla questione della  responsabilità dell’architettura e degli architetti, interpreti di una comunità che deve rappresentarsi.  Il ruolo inedito è quello di  portatori di ricerca, empatia e speranza.  Forse siamo di fronte ad una nuova partecipazione attenta e attiva all’abitare condiviso. Insomma si tratta di ricucire l’abitante con la sua casa e con i beni comuni.

L’architetto a metà, invece, è quello che ha la visione dimezzata, parziale e , preso dal proprio punto di vista , non si accorge che la realtà è un’altra.

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