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Perchè gli architetti si vestono in nero? – di Marco Ermentini

La paura del buio nero da bambini, lo sconcerto dei buchi neri cosmologici, il nero cupo dell’inchiostro, il colore del lutto, la bandiera dei pirati e la camicia dei fascisti, le fascette della censura sulle nudità, persino la divisa dei “creativi” compresi gli architetti. Queste caratteristiche e molte altre sono spiegate magistralmente dell’ultimo libro di Alain Badiou: “Lo splendore del nero”, una curiosa esplorazione filosofica composta di ricordi e divagazioni che comprendono musica, pittura, politica e sesso di un non-colore.

Forse non ci siamo accorti ma l’autore ci segnala, ad esempio, il rovesciarsi di un rapporto secolare come quello avvenuto con il cambiamento dalla lavagna nera con il gesso bianco alla lavagna bianca con il pennarello nero. Questo fatto ha provocato e provoca un grande effetto paragonabile all’avvento del fast food in rapporto alla vera cucina. Allo stesso modo forse non abbiamo ancora compreso il vero significato del cambieranno dei nostri disegni dal tratto nero sul foglio bianco alla linea bianca sullo schermo scuro del Cad.

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