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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – MARZO 1967 – di Arcangelo Di Cesare

In questa cronaca parlerò di un progettista che non rientra tra quelli che, negli anni di studio e di ricerca, hanno catturato la mia fantasia: l’Architetto Paolo Portoghesi.

Tra le sue costruzioni, però, la casa Andreis presentata nel fascicolo di marzo 1967, mi ha sempre incuriosito sia per l’orignale forma, che racchiude spazi molto fluidi, sia perché notevolmente lontana da tutta la produzione successiva dell’architetto, che a mio modo di vedere si attesterà su un livello più basso.

Anche la rivista, che in quegli anni aveva documentato spesso la sua attività, smetterà di seguirlo quando la deriva post-moderna lo cingera’ in un abbraccio mortale.

L’ideogramma della casa si fondava su un complesso snodo formato da membrane concave aperte verso l’esterno; queste, senza mai toccarsi, si susseguivano una accanto all’altra creando spazi sfuggenti. Tra lo spazio esterno e quello interno, a raccordare le pareti concave, erano posti degli infissi che, oltre a delimitare la casa, scomponevano in frammenti verticali tutti i paesaggi che si potevano traguardare dall’interno. La forma della casa era pensata in maniera che, girandogli intorno, ci si ritrovava ora respinti dagli spigoli e dai punti di discontinuità della struttura ora raccolti dalle ampie concavità.

Ritroviamo in questa casa le tematiche borrominiane degli spazi curvi accoglienti rivissuti in chiave moderna attraverso il Mies espressionista.

Negli spazi interni ritroviamo un pregevole rapporto tra la materia e la luce, enfatizzato dalla virtuosità dei volumi a volte compressi a volte dilatati e dalla casualità dei tagli di luce.

Se analizziamo la carriera dell’architetto fino agli anni 70 e quella successiva sì stenta a credere che siano la stessa persona; costrui’ molto, rifuggendo troppo spesso in manierismi eccessivi e soprattutto non riuscì più a dar seguito alle personali ricerche degli anni 60…….o meglio gli diede seguito a suo modo.

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