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CacoNapoli, terza puntata: l’isola di merda secca – di Eduardo Alamaro

Introibo – L’Amatissimo e unico mio e-lettore mi scrive oggi mail, in risposta all’arte fecale della scorsa s/puntata all’Eldorado. Scrive poeticamente così:

“… L’A… AAveva espulso con non piccolo sssforzo … poi guardava, toccava, manipolava, assaggia-va, va’. C’è poi chi guardava e teorizzava sulla creatività, ma va là!

C’è anche chi guardava e progettava prodotti unici, utili solo a far cagare. Ma -molto peggio- chi “creativamente” li produceva .… Creativamente la finanza non guardava più nessuno “stimolo”, ma solo volumi, tanti volumi di consumi, sempre più invadenti & per-denti.

Produzione, prodotti, merci in grandi containers. Nessun compenso antico per il piccolo sforzo e la manipol’azione d’un bimbino divenuto ormai operaio totalmente gratis. Più volumi gratuiti per la finanza: meno manipolazioni e più assaggi per Tutti.

EEE … e fu così che la CacaNapoli è in costante rutto cittadino vesuviano: c’è la Napoli ribelle e c’è la Napoli che ribolle. Di merda. A est, est, est. Levateve ‘a sotto!!”. E jamme ja in questa CacaNapoli, prego si parte.

1 stazione – Le due Napoli sono quelle percorse dalle due linee metrò, linea 1 e linea 2. La linea 1 è la nuova “Bella Napoli” da scudetto capitale, da serie A come Arte contemporanea, molto reclamizzata, molto furbesca e creativa, che fa rima con cre(a)tina; la linea 2, la linea B come Bidè, è invece quella vecchia e scalcagnata del NOA, Napoli Operaia Azzoppata, quasi centenaria (1926), già tratto della direttissima FFSS Roma-Napoli (e buon ritorno) …

… la linea 2 va dall’area flegrea eruttiva di Pozzuoli, Bagnoli, Cavalleggeri Aosta … alla Napoli d’Oriente (ex) rossa di San Giovanni a Teduccio-Barra. Due estremi di un cimitero industriale ‘800- ‘900, due sofferenze, una tragedia senza riconversione né resurrezione. Della sere: Dio che la mandi buona. Gesù fate luce, miettece ‘a mano Tu!

La stazione di San Giovanni-Barra è opera recente e decente. Fino a poco tempo fa la linea 2 si fermava a Gianturco… a via Emanuele Gianturco, (giurista nostrano propugnatore del “diritto privato sociale”, poi ministro dei LLPP nel 1906-07), …; fermata metropolitana –dicevo– che sta a due passi dal rione Luigi Luzzatti, in onore e onere dell’ebreo fondatore dell’IACP nel 1903, poi primo ministro nel 1910, … a un passo dei fu mercati generali e dagli insediamenti industriali che furono.

Tutto finito, … vecchia Napoli operaia che fuje industriale, zona Pascone e Pascunciello degli artisti e poeti d’opposizione, di parule e parulare … dove oggi s’erge il centro direzionale (senza bussola, senza centro e senza direzione).

Da Gianturco si va con molta fatica, lentissimamente, a San Giovanni del mio Tediuccio, colla linea B come bidè vesuviano suddetto. Ci vorrebbe il miglior Ceronetti per descriverlo adeguatamente, come fece per un memorabile suo viaggio in Circumvesuviana per “La Stampa”, decenni or sono, … ma la ma-la situazione è rimasta tale & quale oggi. Napoli immobile e fedele a se stessa.

Finalmente arrivo al Tediuccio, … scendo e vado per una via sterrata campestre, fin all’antico stradone borbonico che va verso Portici. Incrocio una pittoresca anziana donna che tira un povero canillo al guinzagno. Le domando dove sta il depuratore. Lei non sa nemmeno cosa sia ‘o depura – tore …; le spiego perciò che si tratta di acque sporche, luride, di lota e di merda, di samenta … e –come illuminata– mi dice subito che devo andare al Municipio: “sta llà ‘o depura-ore”….

Penso che la sua sia una battuta di spirito e invece a piazza Pacichelli c’era veramente l’ex Municipio di San Giovanni a Teduccio, quand’era “indipendente”, comune autonomo dalla grande Napoli pre-1926 …; vado per la stretta via del Municipio, supero un passaggio a livello, quello della prima linea ferroviaria italiana, la famosa borbonica Napoli – Portici che, correndo lungo la linea del mare, si rivelò poi un gran guaio urbanistico e ambientale … e arrivo a via Boccaperti, al depuratore. Anzi all’ex depuratore.

Il pericolo è il mio mestiere. Toc, toc, busso e mi apre una guardia molto giurata e armata. Ci va la? Mi introduco, parlo, telefona, tutto OK… “Mi attende l’ingegnere”. Ho ripescato infatti il mio vecchio amico Eduardo Petrone, che è ancora lì dopo vent’anni dalla mia ultima venuta, ma ora nelle vesti di “commissario liquidatore” del fu depuratore. E’ gentile come al solito, un po’ invecchiato dal tempo che depura tutto, ma più o meno mi pare lo stesso.

“Ti presento l’architetto Eduardo Alamaro, artista della merda, … perciò è venuto a trovaci”, dice sfottente ad un suo collega ingegnere. Come presentazione non c’è male. Del resto vivere a Napoli significa essere sempre in pericolo, stare a rischio sempremmerda.

Da ragazzi, alla ferrovia, nella Napoli pop canora senza sole anni cinquanta, dove sono nato e cresciuto per oltre un decennio (e dove ho imparato tutto), ci si sfotteva così: “Dove vai a farti il bagno? ‘O ciummo ‘e mmerda o all’isola ‘e mmerda secca”. Sembravano solo luoghi merdosamente fantastici della periferica Napoli fecale e vorace. Invece esistevano davvero, overamente ….

Me lo conferma il mio amico ingegnere Petrone quando gli ricordo la vicenda dell’assessore Gallerano del ’99 e della gran palla di merda in fondo al golfo di Napoli (che, dopo 20 anni, ho recuperato nel mio post per LPP “Napoli in corpo” …).

L’amico ingegnere mi interrompe: “Ah si, parli dell’isola di merda? … si, quella palla s’ingrandi a tal punto che diventò poi un’isola …: aspetta, l’ho scritto ….” Scartabella un po’ in un mazzo di carte sulla scrivania e mi dà l’estratto di una sua relazione, stampata in un libro del 2001 (“L’ambiente in Campania”, CUEN, n. 2/2001).

A pagina 44 sta scritto: “… un gioco impertinente di correnti ha portato nel porto di Napoli, altezza Marinella, continui rifiuti organici da alvei e fogne …; in tal modo grandi quantità di materiali solidi organici, sedimento su sedimento, onda su onda, hanno costruito un’isola di merda scoperta dalla Capitaneria di Porto quando ha dragato quel tratto di mare.”

Così proseguiva il Petrone, nel 2001: “Il Commissario di Governo per i rifiuti e l’Enea hanno pensato bene di risanare questa “isola”, sulla quale sono cresciuti perfino pomodori e peperoncini, portando a riva tutto il materiale (80.000 mc); separando poi la parte solida dalla quella liquida spingendo quest’ultima al vicino depuratore di San Giovanni; con il resto (più consistente) hanno pensato di fare mattoncini da utilizzare per la costruzione di una nuova darsena. Il progetto è però attualmente fermo e sarebbe necessario riprenderlo al più presto…”

Come cantava il compianto De Andrè: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” … e sull’isola di Caco-Napoli, tra sirene, tritoni e bidoni di nafta, nascono anche peperoni e pomodori da amare, dal mare ….

Una buona notizia, però. Dal luglio 2014, dopo 60 anni, il depuratore di San Giovanni a Teduccio, decano degli impianti in Campania, è andato in pensione. Liquidazione e buona uscita in corso d’opera.

Leggo google per credere: “Ventiquattro mesi di lavori e poco meno di due milioni di euro, ricavati dal Comune tramite mutui, sono serviti a trasformare la struttura in un impianto di sollevamento, che convoglia i reflui dell’area orientale della metropoli al depuratore di Napoli est.”

Ancora: “ Il vecchio depuratore sarà quindi in gran parte demolito. Si libererà così un’area di 15.000 metri quadrati con vista su Capri, una goduria. I 108 dipendenti del Consorzio saranno riassorbiti da ABC risorse idriche.”

Infine: «L’intervento era atteso da un decennio. Avrebbe dovuto essere realizzato dalla Regione Campania, nell’ambito della finanza di progetto da 89 milioni, fondi Cipe, destinati in gran parte alla trasformazione dell’altro depuratore della zona, quello di Napoli Est, da chimico fisico in biologico. Nel 2011, constatato che il progetto regionale era fermo, il Comune ha deciso di procedere per suo conto».

AAAndiamo a fare un giro in questi 15.000 metri quadrati lasciati liberi dall’ex depuratore, un bel bocconcino con vista Capri. Le parti metalliche son state intanto rottamate e vendute. Io sento un puzzo terribile, ma il mio amico ingegnere no. Dopo 25 anni di CacoNapoli s’è abituato ….

Li in fondo si intravede la sagoma delle dismesse ex officine ferroviarie di Pietrarsa borbonica (oggi museo ferroviario) … e da li a qui dove siamo c’è la nuova passeggiata a mare … c’è gente che fa footing, c’è la spiaggetta di Porto Fiorito dove (a latere) persiste però un copioso scarico in mare di acque nere. Ognuno ha la sua liberazione, ognuno ha il suo lungomare liberato. Qui siamo a CacoNapoli, linea B metropolitana. Con aggiornato “Idillio ‘e mmerda”, di Ferdinando Russo che fu.

2 stazione – Sono tornato allo studio, la puzza della Napoli fognaria m’è rimasta però nel naso. Ma non solo il solo a sentirla, … Copio e incollo infatti da/di Alessandra IannuZZi, il suo fecale articolo in rete: “Sto ca**ndo sul cesso!”.

Il pezzo dà conto del gran suc-cesso del video di Vittorio Sgarbi al telefono con Buffon. Il critico d’arte, dice, ha festeggiato i suoi 65 anni facendosi filmare per 24 ore continuative dalle telecamere de “Le Iene”. Che sfizio, che goduria! Ha svolto però normalmente tutte le sue attività critiche, incluso sedersi, pantaloni e mutande calate, sul gabinetto, … al telefono con l’amico Gigi Buffon che s’è dimostrato particolarmente onorato di sentire l’odore dell’arte sgarbesca.

 “Ti ringrazierò tutta la vita, perché mi stai regalando un po’ di sensibilità”, ha detto infatti il calciatore al gran critico. A queste parole però Sgarbi s’è lasciato andare a rumori inequivocabili (Spprr!!, Squuakk… ) e gli ha svelato tosto: “Buffon, in questo momento io sto proprio cagando sul cesso!”

Il portiere della Juve l’ha presa bene (per il culo) ed (pare) abbia esclamato: “Ti ringrazio per il pensiero, falla tutta dentro l’arte! Cattelano ti vede! A chi mette ‘a coppe’, a chi la fa più grande, alla salute dell’Arte-spettacolo!!”

3 stazione di CacoNapoli – Martedì, 23 maggio. Alle 18.00, alla Feltrinelli di Chiaia, presentazione del libro “Napoli Ribelle”, cioè il De Magistris-pensiero & azione scritto da Sarah Ricca, giornalista Ansa Napoli, perché il sindaco non ha tempo lavorando per i beni comuni nostri, per 16 ore al giorno da sei anni a San Giacomo.

Impossibile non andare a questo spettacolo, a questa lezione di Co-co (Comicità e comunicazione oggi), tutto gratis. Fa da spalla al sindaco il noto scrittore Maurizio De Giovanni dei bastardi di Pizzofalcone e dintorni televisivi, una garanzia. Come prevedibile esordisce sul dolce, sul dolciastro supercollaudato nostrano, sulla tradizione molliccia del “core napulitano”, impermeabile a tutti i bang bang della CacoNapoli fetosa delle periferie (e del centro storico-fiabesco cella Cool Naples) .…

Dice la spalla che il libro tratta e trotta di una storia d’ammore tra un uomo e un luogo. Tra tra, trallalà, tra la bella addormentata sul golfo (che aveva mangiato la mela rossa di sinistra) e il principe azzurro, bello e forte, coraggioso e popolare. La fiaba di Napoli e il suo sindaco oggi. Come ieri era il re, qualunque re. (‘O rre me ne saglio ‘o rre!!, senza traduzione).

Dice la spalla che il libro tratta e trotta del tema della restituzione di beni e di bene, bene mio e bene comune nostro. Core ‘e Napule e del Banco ‘e Napule che se pigliajeno ‘e Savoja, restituzione.

Un po’ sui modi della mano aperta di Le Corbusier (da molto lontano e sfocato, dalla tragedia alla farsa) dice che bisogna restituire i doni avuti.

“Molto ha avuto dalla città, molto deve-dobbiamo dare a Napoli”, … città dai molti inferni periferici di CacaNapoli e di qualche Paradiso (protetto e armato) a Chiaia-Posillipo e dintorni, … paradisielli in aumento sempre più … con sempreppiù beni comunali comuni.

Ancora De Giovanni, ormai gasato, ormai andato, in un super-elogio Cool Naples: “Napoli, città dove coesiste il meglio e il peggio, il più brutto e il più bello”, … fino al bellissimo e amato nostro sindaco …, così incensiato, incredibile per forma e sostanza, quasi da Dux del lungomare: “un uomo onesto, di grande sensibilità personale, profondamente innamorato della sua città … con i suoi difetti, difetti che però si amano …” … Città & sindaco (una cosa SOLA) pieno/A di impeti, di violenza dolce, delicata, amabile, impetuosa … tutto Napoli sua, quant’è bbello/A!!

Ancora il retto De Giovanni a 90°: Napoli non è mai stata e mai sarà un sistema. Napoli è città poco incline a fare rete, ma solo gol alla Maradona, estro personale e poca squadra. Ma Napoli ha una identità assoluta, … forte, fortissima, unica in Italia, nel mondo.

Dice, dica, duca: Torino e Milano sono città europee, fuori gioco (‘na mezza schifezza, nda), …; Firenze e Venezia sono due monumenti imbalsamati e ingolfati di turisti, … Roma è frazionata in tante Romae, (tra centro e periferie, tra il Colosseo e San Basilio e Centocelle non c’è dialogo, non c’è alcun rapporto) … mentre Napoli è Napoli unitaria e im-mobile, letterariamente e mediaticamente vincente e prorompente, oggi e sempre … è città sempre più polifonica, più fervida, dove c’è più lievito, Napoli è più tutto …

Poi si lascia andare in un assolo, è partito ‘o vapore. Dice, dica, duca, che non c’è mai stata una stagione così bella di proventi per Napoli …; un fermento così forte culturalmente non s’era mai visto, perché alla base del successo c’è la storia d’amore tra la città e il suo sindaco, c’è questa sinergia, questo storytelling, …

Va poi sul (suo) personale: Mi cercano, case editrici, registi, un gran successo … ma non cercano me, cercano Napoli che fa tendenza…. E’ il trend che conta…. che conta e incanta (e fa conto in banca) … e Napoli fa oggi tendenza perché … perché siamo portatori di bellezza, bellezza mia!! Portatori sani di bellezza nostra, bellezza ‘e Napule, (altro che CacoNapoli periferica) ….

Infine, per chiudere con la spalla de Giovanni: Fallita a Napoli la grande industrializzazione, troppo pesante, troppo contro-natura, … fallito qua, fallito là, … fallito tutto e tutti tralla-llà … l’unica cosa che ci rimane è Napoli-sindaco, perché qui abbiamo la Cultura, ci inventiamo le storytelling giuste. Siamo creativi, simme troppo bbelli, nuje napulitane!!

Va bene, basta e tasta così, è troppo, me ne vado, … voglio Farinacci e Farinelli, se sento Cultura metto mano alla pistola, se ce l’avessi!!

Me vado a CacoNapoli, sull’isola di merda secca. E’ più sana e profumata di queste sfogliatelle che si vendono qua a Chiaja. E poi a CacoNapoli, sull’isola di merdasecca, crescono bei pomodori rossi e freschi, basilico e peperoncini. Che vuò cchiù per sperà, pe’ sparà? Pummarola rossa trionferà. Te le do’ io le chiavi del bene comune mio. Adda venì Caccone!!

Besos fecali, eldorado

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