presS/Tletter
 

Gli animali e noi – di Alessandra Muntoni

Il rapporto del 2017 di Assalco-Zoomark ha fatto il conto del numero veramente impressionante di animali domestici che popolano le città d’Europa: circa 200 milioni, di cui 62 milioni di cani, 70 milioni di gatti, 15 milioni di pesci. Nella costituzione di Austria, Germania e Svizzera sono riconosciuti come esseri senzienti. In Belgio e Francia esiste un database nazionale per la loro identificazione. In Italia si valuta l’esistenza di un animale domestico per abitante, con 13 milioni di canarini. Bisogna poi aggiungere quelli liberi in natura nei parchi, nel cielo. Eppure quando si parla di ecologia si privilegia il verde e si parla poco degli animali. C’è una ragione di questo distacco? Torniamo un po’ indietro.

Nella mitologia antica esiste una stretta fusione uomo-animale: gli Dei egizi con testa di Ibis e di Sciacallo; il Toro che porta Europa a Creta; la Chimera, le Gorgoni, le Arpie, la Medusa, i Centauri, Cerbero, l’Ippogrifo. E soprattutto l’Orso nostro antenato divino. Gli animali parlano tra loro, insegnandoci la morale in Esopo, Fedro, e La Fontaine: formiche con cicale, lupi con agnelli, volpi con cicogne e corvi. Uomini e semidei sono trasformanti in animali nelle Metamorfosi di Ovidio. Gli animali diventano simboli: di un impero con l’Aquila e il Leone o di un popolo forte con la lupa di Roma e Siena. I padri della Chiesa hanno combattuto questa idea di fusione tra uomo e animale, intessendo una teosofia che separa l’uomo (figlio di Dio e aspirante a Dio) dall’animale (senza anima, senza parola, senza memoria). Un’idea vincente che ha precluso una interlocuzione durata millenni, interrotta bruscamente da Charles Darwin.

Di questo pensiero antico esistono formidabili sopravvivenze nella letteratura, nell’arte, nel cinema. Gli animali insegnano all’uomo la pietà e l’amore in L’usignolo e la rosa e nel Principe Felice di Oscar Wilde; gli animali propongono una metafora della crisi della civiltà umana ne La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Dino Buzzati; gli animali insegnano all’uomo la gioia, il dolore e la disperazione in Storie di animali e altri viventi e nei Racconti dell’errore di Asor Rosa. La bellezza degli uccelli è cantata nel film Il popolo migratore di Jaques Perrin, la scenografia del volo degli storni è descritta da Italo Calvino in Palomar, il canto delle megattere ispira i musicisti, dice Alberto Colla. Ma, per contro ci sono anche gli animali che protestano contro l’uomo perché viola il loro territorio nel film La pista degli elefanti di William Dieterle o che perpetrano una vendetta misteriosa contro l’impero dell’uomo ne Gli Uccelli di Alfred Hitchcock

Gli animali, peraltro, nelle nostre città si sono ambientati benissimo: gli avvoltoi si lanciano in picchiata tra i grattacieli di New York, le cornacchie e i corvi a passeggio nei parchi di Vienna, i cinghiali grufolano vicino ai cassonetti e i piccioni attraversano le strade di Roma sulle strisce. E una fusione uomo-animale è esplicita nei neo-mitologici Supereroi: Uomo-ragno, Uomo-pipistrello, Donna-gatto.

Ma gli animali parlano nuovamente con gli uomini. In Tarzan delle scimmie, formidabile icona letteraria del Novecento di Edgar Rice Burroughs e nel film Il pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner. E come non ricordare il Grillo parlante, il Gatto, la Volpe e il Delfino del Pinocchio di Carlo Collodi, il Pinocchio-Ciuchino che ripropone la favola de L’asino d’oro di Apuleio? C’è infine l’ampia galassia che va dalle Mille e una notte ai manga giapponesi. Infine Murakami che in Kafka sulla spiaggia immagina deliziosi dialoghi tra il vecchio Tanaka e i gatti di strada.

Io stessa, che non ho fatto attenzione se non estetica agli animali per gran parte della vita, ora so che avvicinandoli s’impara moltissimo. Parlo sempre con la mia gatta Maunz, per il momento senza risposta.

Leave A Response