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L’arte contemporanea ha cessato di esistere (1917-2017), una prece – di Eduardo Alamaro

Visto & letto il mio “Corpo di Napoli ‘e PresS/T”, un mio amato rock-amico architettonico d’epoca mi ha scritto lesto mail:”Cesso di salutarti, se continuerai così ‘e PresS/T …”.  Gli ho replicato: “Amatissimo mio, cesserò tosto per te, credimi sempretuo!”.

E volevo veramente cessare, cambiar vita, mettere la testa a posto, in quel posto là che si sa, quando son sobbalzato, ohibò, in libreria, alla Feltrinelli dei Guantai nuovi della Napoli che spuzza. Mi spiego, vi spiego, amatissimi mie e-lettori ….

Un passo indietro. In principio della modernità, si sa, un po’ di qua un po’ di là, … era l’infanzia, il gioco, i sogni freudiani e … e poi –a ruota, a giro– fu il primitivo, il selvaggio e il naif … il popolare col bipolare, … con i folli e i falli annessi e sconnessi … e le culture altre esotiche dell’Oriente estremo… Orient Express/T esclusivo … pre-feccia rossa dell’arte che rissa e che russa per tutti … per tutti i gusti-guasti …

Ma poi venne Sarajevo e la guerra, … venne Capo-retto e Collo-storto … venne il 1917: verso l’EST andò blindato il vagone giacobino del ‘700 … e fu quella l’ultima puntata romantica … fu la rivoluzione d’Ottobre, … fu il capovolgimento sognato dell’Ordine del Mondo passato e … e s’alzò speranzoso il Sol (uno solo, Stalin) dell’Avvenir d’acciaio, …

… fu il trionfo (politico) delle avanguardie, di un gruppo di coraggiosi intellettuali che spingeva il Mondo troppo-lento, … che scandalizzava spingendo Oltre il culo delle pigre masse fecali, produttrici di merda al 99,9 %, come diceva a suo tempo il gran Leonardo, agli albori della (sua) modernità, ma ….

.. ma da Parigi, su quel punto dolente defecato delle masse tradizionali, per – venne la risposta dello scacchista anarchico che capo-volse (a sé) l’arte e il gusto con una sola mossa urinante & urticante: la mossa dell’orinale, veramente originale ….

… fu così che il nostro Lenin inaugurò la linea fecale dell’arte moderna, quella a noi più contemporanea che, cito eccitato: “…iniziata un secolo fa con il famoso orinale rovesciato di Duchamp, passata poi attraverso la Merda d’artista di Manzoni e s’è conclusa in un cacatoio tutto d’oro massiccio per il quale la gente museale globale si mette in fila a lungo trattenendo i bisogni corporei pur di vedere l’effetto che fa farla dentro un’opera d’arte”. (Centrare il buco dell’arte, non farla fuori, mi raccomando: siete video sorvegliati, nda).

E’ questa, in fondo (ma mi con fondo?), la tesi di fondo che fonda “L’ARTE NEL CESSO” di Francesco Bonami, Mondadori editore, che ha come esplicito sottotitolo: “Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell’arte contemporanea”. Progetto e destino, salvezza e caduta …, alamarcord …

A pagina 4 del libro sta ben scritto: “E’ come se l’arte contemporanea e le sue idee fossero state mangiate dalla bocca di Duchamp, digerite per cento anni dagli enzimi concettuali, e non, del suo stomaco fatto da tanti artisti diversi, per poi, come in ogni cibo, finita la digestione e assimilato, essere espulso dalla sua uscita naturale, il culo di Cattelan.” Culo d’artista meccanico incattellonato, ridotto a puro strumento d’espulsione del già visto e digerito dalle masse global, di cui sopra (e sotto) detto.

E’questo “porcellanato in latrina”  –forse – , il trionfo della ceramica,… non quella d’arte d’occidente, accidente! che fu aulica (a Faenza come a Sevres) ma …, ma la ceramica igienica dei sanitari industriali rivisitati …; dei vasi da cesso e lavabi capovolti ad arte; dei bagni e cucina artistici-industriali, spesso abusivi e ripetitivi, nella grande abbuffata del contemporaneo.

Il loco fetido e oscuro del cesso d’autore sdoganato da Duchamp è diventato così il centro della casa dell’Arte che spuzza, …; il pubblico orinatoio s’è magnato l’arte -già magna- del salotto buono e del buon gusto segreto e peccaminoso del boudoir …; talvolta, c’era una volta, quasi sempre, finendo -detta arte fecale igienica contemporanea- nelle mani di avidi mercatanti tanti, …; dei furbetti della latrina e dei cinici & cimici dell’arte orale, lavorata da bocca a bocca, trattamento accurato artistico, d’antica pratica clericale incenziata con tre gloria al padre e quattro Ave Maria (Maddalena).

Infatti il primo titolo (pensato e supposto) del godibile libro in questine era questo, splendido: “Dall’orinale all’orale”. Ma “L’Arte nel cesso”, cioè l’arte contemporanea cessata, (Ella fu, una prece, premere lo sciacquone) è parso e sparso alla Montatori più giusto e più convincente per la vendita del prodotto. Non se ne parli più coll’arte contemporanea. Digerita e defecata. Avanti un’altra, se c’è posto (forse).

E mo’ che fare?, che si fa? La società dello spettacolo deve pur continuare …

A pagina 5 all’uopo sta scritto: “L’arte, conclusa la sperimentazione e la provocazione – alcuni sintetizzano le due cose con “la presa per il culo” –, torna a raccontare storie, prima a voce, poi chissà come.” E come? Chi lo sa …

Saltando a piè pari (per mancanza di spazio) tutta la schioppettante parte centrale del libro, tra cui il gustoso capitoletto “Dal Prado a Prada”, con un sommo elogio a Rem (o Ram) Koolhaas, “l’architetto olandese che i robot invidiano per la sua capacità di pensare a tantissime cose diverse in un tempo molto ristretto”, … aaa andiamo in fondo, alla pagina 126 dell’utile divertis-Sament di Bonami.

Sta scritto: “L’arte deve ritrovare, come il teatro e il cinema, il suo contenitore simbolico capace di ipnotizzare lo spettatore. Deve ritrovare la propria scatola magica, la propria profondità …” E poi, di seguito: “Dal 1917 ad oggi l’arte contemporanea è ruzzolata (e puzzolata) giù per una scarpata alla quale sembra essere arrivata in fondo. Adesso deve assolutamente risalirla, e per farlo ha bisogno di un bel paio di scarponi….”. Oltre al resto dell’attrezzeria occorrente per le scalate dal fondo valle. (Per informazioni in merito scrivere al CAIApC, Club Alpino Italiano dell’Arte post-Contemporanea, nda).

In questa risalita dall’abisso e dall’abbasso del contemporaneo troveremo vari bivi da brivi-do, … vari cartelli indicatori, talvolta ingannevoli, fuorvianti .… “da una parte una freccia che indica”Emozione”, dall’altra una freccia verso “Fede”…” (con Speranza e Carità, al seguito).

Ma potrebbe accadere che benjaminiana-mente ci smarriremo … vagheremo così vaganti e vacanti cercanti …. Infatti “… potrebbe essere che l’arte si sia persa dentro se stessa, -avverte Bonami- dimenticando di far parte del mondo …”, … AAA abbiamo dimenticato, aggiunge, le password dell’e-mail, dell’art-mail … perché, come sta scritto a pag. 131 del libro: “l’a .. l’a ..l’arte contemporanea è diventata in un secolo sempre più aristocratica ed elitaria”. Sempre più stucchevole, aaa…autocelebrativa e deficiente-mente deficicante…. “Guardarsi l’ombelico, parlare troppo dettagliatamente dei cazzi propri è un errore fatale (e fetoso) per l’arte. Un quadro con dipinto sopra l’indirizzo di casa tua non interessa proprio a Nessuno”. (‘a Nisciuno, ‘e capito, stunzo d’artista !!???)

E qui, in conclusione del Che fare? bonamiano, torniamo a dove avevamo iniziato: all’infanzia dell’arte ‘900. Scrive Bonani: “… L’artista dovrebbe essere un bambino, quel bambino là. Dovrebbe abbandonare gli abiti poco comodi della moda del secolo contemporaneo e rimanere nudo con il suo gesto e la sua immaginazione. …” Da Picasso a Picazzo, CVD. Invito finale conseguente d’autore: “Liberate il bambino (che sta) dentro di voi”. Se tu VUOI. Il contemporaneo è terminato, si ricomincia.

Saluti cessajoli, Eldorado

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