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Napoli in corpo, … corpo di Napoli, … premere lo sciacquone … – di Eduardo Alamaro

Da classe dirigente a classe digerente, che caduta!

Galeotto fu quel pezzo e chi lo de-scrisse. L’architem(er)ario nostro Christian mi dà sempre l’imbeccata giusta. Nell’ultimo suo post annota fecalmente et felicemente che s’allarga sempre di più la forbice tra alto e basso, tra teoria e pratica, tra testa e pancia dell’architettura italica idr-aulica.

Annota che la Krisis, la fame di committenze alte e nobili, spinge molti professionisti locali impoveriti a perfezionarsi nell’architettura bassa et immediatamente bisognosa. Quella del Tengo Famiglia Fecale, da chiamata per latrina urgente. Cioè dei “bisogni italici” più di pancia e a buon mercato, facilmente digeribili e defecabili.

E’ l’architettura rassegnata che alza le mani e si cala i pantaleoni e che batte democraticamente in ritirata. E’ l’architettura che cessa (d’esistere), che spuzza nella fase liquida putrescente corruttiva, diarrea edilizia. Da cui discende, per converso, l’architetto-architutto igienico e profumatamente estetico. Vissuto dalla clientela come un ottimo Alka seltzer. Sentirsi male è sentirsi soli. Chiama l’archi-seltzer e tutto va a tosto a posto … premi il pulsante e scarica felice!

Scrive infatti il Nostro architem(er)ario Christian: “Da qualche tempo si sta facendo largo la figura dell’architetto specializzato nella progettazione del servizio igienico, volgarmente detto ’o cesso”.

Segnalato come un mago della tazza dal passaparola del vicino di casa. ..o da qualche parente e amico, e/o dall’idraulico compiacente, l’architetto igienico di suc-cesso traccia con mano sicura il posizionamento strategico del vaso al posto giusto e al momento giusto, calcolandone l’esatta dimensione e il tipo, il colore e modello (magari col ciambellone riscaldato e l’acqua del bidè rampillante incorporato) … e poi, poscia e piscia, posta e imposta l’opera prima, vi posiziona attorno i vari altri pezzi…. Tutti piezze ‘e core d’autore cessaiuolo!

E’ questa la città fisiologica, intima, fecale, merdosa, liquida, urinante, prodotta dalla grande abbuffata edilizia della modernità democratica bagno e cucina, largamente abusiva, … architettura che più contemporanea e istantanea non si può. Che ce ne fotte ‘e chest’Italia Nostra che fete d’‘a capa?

Fonte assoluta d’ispirazione metropolita d’arte più con-sacrante e brontolante, pregna della corposità dell’amato (da me) Marco Ferreri, regista maleducato, malcreato, scustumato, irritante-tante, ano-anarchico, fetoso, fecale, fognario, da cloaca flaubertiana … “M’immerdo nella perfezione», scrisse infatti l’assoluto autore di Madame Bovary in una lettera.

Se la realtà è sordida, annotò il grand’uomo, bisogna paradossalmente ancor di più applicarsi alla bellezza, … aaa…andare disinvoltamente felici sulla via di Duchamp, dell’orinatoio volto a fontana materna, igienico pezzo miliare e biliare dell’arte moderna che capovolse il mondo, dal 1917, son passati cent’anni da allora (e da Caporetto).

Qui il punto, e la virgola, e i due punti, se volete. Bisogna usare il vaso da cesso come metafora capovolta di una condizione contemporanea dell’utile e della merce defac-abile. Bisogna prendere il cliente letteralmente per il culo, … fargli defecare arte e tante carte da mille e mille euro. Qui sta la maestria, qui si vede la mano dell’architetto & tocca la mano di Dio che vede e provvede in ogni luogo. Bagno & cucina compreso e comprensibile, perfino abusiva. Così sia, Amen.

Del resto l’aiuto di Dio è antico e le vie del Signore sono infinite. Il rigoroso Lutero, al tempo delle sue ’99 tesi di Wurttemberg, 500 anni fa, rispondendo ai suoi curiosi studenti sull’esatto momento in cui aveva fatto lo sforzo decisivo per espellere la Riforma, rispose candidamente che la fatale illuminazione lo colse quand’era seduto sul gabinetto nella sua cella, dove passava molto tempo soffrendo il sommo teologo, com’è noto, di atroci stipsi.

La sto prendendo lunga e larga … ragion per cui scendo subito da Wurttemberg a Napoli. Anzi: al corpo di Napoli, fin dentro quella stanzetta al primo piano di via Oronzio Massa dove si riuniva ogni settimana, di giovedì, la Commissione edilizia del Comune di Napoli, della quale, in quel tempo di Bassolino sindaco, facevo parte, nel 1999.

Quel caldo pomeriggio, alle tre e mezzo, l’assessore al mare, ammiraglio Piero Gallerano, venne audito da noi per presentarci il suo progetto di finanza, project financing, sul potenziamento dei depuratori appilati della Napoli d’Oriente e sul relativo disinquinamento della zona portuale, ecc. ecc. …

Era quella una giornata di primavera particolarmente sonnacchiosa e l’ammiraglio-assessore parlava, parlava … con evidente scarso successo sui membri componenti la commissione edilizia ambientale, peraltro già (politicamente) rassegnata a dire “Va bene, O.K., si faccia, basta che la smettete, abbiamo tante altre pratiche da sbrigare!”.

Ad un certo punto però il simpatico Gallerano cambiò decisamente registro linguistico e dai noiosi numeri dei costi-benefici del disinquinamento del golgo passò ad un più corposo et plastico vernacolare nostrano. Disse colloquiale al mio ricordo, più o meno: “Ma vuje avite capito … s’è formata ‘na palla gigantesca ‘e mmerda, a 33 metri ‘e profondità sott’‘o mmare ‘e Napule … l’havimma levà, l’hamma fermà … quella rotola, rotola, vomita … giorno dopo giorno diventa sempre cchiù grossa!”.

E chi la ferma quella palla ‘e mmerda gigantesca che scende dalla zona-zoza vesuviana?, quel prodotto dei liquami dei centomila e passa e spassa abitanti della Napoli est, est est? “Sulo San Gennaro po’ ffà stu miracolo”, dissi in commissione alla fine dell’audizione dell’ammiraglio, per tentare una battuta d’alleggerimento. Con scarso successo, per la verità.

Quella palla marrone di merda nostra in fondo al mare di Napoli mi affascinò, mi perseguitò per giorni e giorni, me la sognavo la notte… mi rotolava addosso, scendeva dal Vesuvio, si inabissava nel golfo, …nessuno la riusciva a fermare: aiuto, aiuto, … Rabelais, .. Par bleu, Gargantua, Pantagruele, Pulecenella, … Goya, gola …

Allora andai,  indagai, m’informai. Ricercai il mio vecchio amico ing. Eduardo Petrone che dirigeva con scarsi successi quel depuratore applilato di San Giovanni … mi disse cose che voi sani defecanti ‘e PresS/T non credereste mai, cose nostre letali e facali! Mi resi così conto che la situazione era disperata, che la lotta e la lota era impari … che la palla ‘e mmerda sarebbe rimasta in fondo al Mare di Napoli sempre.

Mi rifugiai nela cultura, nelle “puntate precedenti”. pensai ai futuristi, al manifesto di Boccioni indirizzato ai pittori di Napoli, con l’invito Suo a smetterla con i chiari di luna, la pizza, i mandolini, o bassolini e ‘o bbaccalà Re sul lungomare liberato … a non più sciacquare i pennelli dell’arte nel golfo-bidè di Napoli. Cioè ‘a rivoluzione del gusto: tutto inutile.

Rilessi vorace, per conforto merdoso rotolante, l’assoluto Patroni Griffi del “Scende giù da Toledo”, romanzo crudo, ferale, fecale, letalabile, … scritto santo & pagano, dolce, amaro, alamaro, struggente & distruggente, … ecc. ecc…

…. specie a pag 108, quando il focoso amante Gaetano lo sfila satollo dal retro di Rosalinda Sprint, … e così la merda, che s’era costipata nella pancia del femminiello innamorato, finalmente ha via libera per esplodere. “Il liquame strafetido, compresso, ha così la possibilità di espandersi, penetrando persino sotto l’orlo di due coppe capovolte sul tavolo che la ingenua Rosalinda Sprint aveva chiesto in prestito al Bar, in previsione di un brindisi riparatore a coronare il lieto fine”. E invece fu la fine di una storia, … ‘na fine ‘e mmerda!!!, letteralmente.

Insomma, prove tecniche di evacuazione partenopea. Sul punto della commistione santa Jean Cocteau scrisse in una lettera da Napoli, su Napoli, nel 1917,: “Il cibo, Dio e la fornicazione sono i moventi di questo popolo romanzesco”. E il cibo va poi defecato, si sa, è naturale. La merda concima il mondo di Dio. E anche il mondo dell’arte, della moda e dell’arte-design….

In questo mio ribollire merdoso e pensoso, in questo mio rovello vesuviante, in questi miei moti del ’99, mi venne in provvidenziale aiuto il giornalista e pittore Luciano Scateni che inaspettatamente mi offri la possibilità di una mia istallazione da porre tra gli scanni lignei rinascimentali del convento di Santa Maria la Nova, monumentale sede della Provincia di Napoli. Tempi stretti: Inaugurazione Primo maggio, festa del lavoro!

Feci tante ipotesi, tanti schizzi, tante idee, … ma poi la palla di merda rotolante in fondo al mare di Napoli ebbe la meglio. Vinse e convinse anche Vitaliano Corbi, assoluto critico d’arte, che curava l’iniziativa del “Nostro Vesuvio Quotidiano” (promossa dall’Associazine N:EA, catalogo Edizioni Intra Moenia, Napoli).

Il diavolo di solito fa le pentole ma non i coperchi. In questo caso fortunato di Santa Maria la Nova fece invece sia il vaso (da cesso) che il suo coperchio. Al quale lavorai molto, con un divertito staff di amici che coinvolsi: Vittorio Pandolfi per l’elaborazione computer-grafica, Annibale Oste (oggi defunto) per la concretizzazione in vetroresina del tosello votivo che modellai in creta, Amadeo Patanè per i colori del “coperchio” santo di San Gennaro che ferma la lava di merda vesuviana … Silvio Siciliano, foto e candid-camera.

Così scrissi per chiarire le mie intenzioni ambientaliste: “L’autore, rivivendo con plastica ironia partenopea il paradossale racconto ambientale dell’ammiraglio Gallerano sul depuratore Est di Napoli, ha immaginato un miracolo, una sorta di “ex voto” (e/o “ex vuoto”?): un tosello votivo e volitivo ove il santo protettore di Napoli San Gennaro blocca questa volta non tanto la lava vulcanica, ma la “lava ‘e mmerda” della Napoli vesuviana trasformandola in luogo ameno. La volge in qualcosa di candido, dolce, gustoso, fatto di panna montata, fragoline di bosco, ciliegine e cedro, con tante candeline al contorno per festeggiare il miracolo.”

Così proseguivo: “Un dolce vaso da cesso è stato quindi posto al centro di questa scena dell’arte santa e ribollente spartenopea, nell’auspicabile ” Nostro Vesuvio quotidiano”: elegantemente montato su un tavolino, troneggia al centro di un classico tappeto. Ai lati gli scanni del coro ligneo di santa Maria la Nova…. per una Napoli Nova-nuova e disinquinata …”.

Indimenticabile e goliardica fu l’inaugurazione della mostra-evento, con Luciano Scateni e Antonio De Girolamo, pittori. Non ho mai avuto tanti flash, che scattarono all’unisono quando entrarono nella sala (affollatissima, gremita, curiosa, morbosa) il presidente della Provincia, il verde Amato Lamberti, la potente DC Teresa Armato, assessore e vicepresidente, e l’assessore al Turismo Tommaso Sodano, PSI.

Rimasero secchi, non se l’aspettavano. M’avevano concesso la gran sala monumentale della Provincia e io gli avevo messo al centro ‘o cesso ‘e Napule. Ma se fa? Va a ffa bbene, muor’ucciso!

Ma da buon centro-sinistra avanzato non mi mandarono però a fare in quel posto proverbiale, … non alluccarono, non fecero scandalo (come speravo), non protestarono: deglutirono tutto, inghiottirono e chiesero lumi e ragguagli, agli e fravagli … Anzi, il presidente Amato Lamberti, fine sociologo anticamorra, alla fine addirittura gradì, specie per l’orinale souvenir di Napoli, …

I flash scattarono quindi a vuoto, non successe proprio niente di plateale, niente scandalo, niente vecchia DC alla Scalfaro anni cinquanta. Il tosello scandaloso fu (quasi) totalmente ignorato dalla stampa e dai media. Ricorsi perciò da un mio amico, giornalista dell’Ansa, che mi aveva spesso lanciato notizie che mi coinvolgevano. Quello vide le foto, si fece una risata e mi disse: “E’ simpatico, me piace , ma non te lo posso passà, lo fermerebbero comunque, non lo riprenderebbe, troppottrash, sta in controtendenza. Ordine di scuderia: passare solo belle notizie sul Rinascimento Napoletano di Bassolino. E tu invece che vai a ffà? ‘O cesso ‘e Napule! Un suicidio, un autogol, forse avrai ragione tra qualche anno, ma mò No! … Nun è cosa. Statte bbuono!”

E anche Voi, mie superstiti amici e-lettori, stateve bbuoni,

alla prossima, Eldorado

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