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Nella Napoli di Renato Nicolini, angelica babele h. 24 … – di Eduardo Alamaro

Certe volte, c’era una s-volta, non sto di genio per scrivere, per far nulla. Contemplo solo, penso e ri-po,go… “Nun tengo genio”, come si dice a Napoli. E ciò non perché mi manchino gli argomenti o a chi sfottere, ma perché son stanco di troppo & trippa- contemporanea. Il troppo è trippa, storpia, stronzia, abboffa….

AAA almeno a Napoli e in Campania … fino a Salerno, luoghi nobili dove non c’è museo d’arte “antica”, già del silenzio, addirittura nobilmente archeologici, … o intra-prendente pendente parroco di storiche chiese interrogative del Signore da Salva guardiare o … oh!! sindaco in vena di prodezze d’autore provinciale che non usi il populismo contemporaneo per farsi strada e … e ab-usi per farsi spazio d’azione nel nuovo conformismo confermabile di massa/sfusa & s-confusa.

Adda passà ‘a nuttata contemporanea…

Provvidenziale è stata perciò una bancarella a piazza-via Vergini, zona Stella-Sanità, fuori le mura antiche, dove mi aspettava il compianto e mai compunto Renato Nicolini col suo libro: “Napoli, angelica babele”, Rizzoli editore, maggio 1996.

A suo tempo m’era sfuggito, me meschino!, questo Suo resoconto d’assessore, … questo diario di lavoro del Re-nato Nostro Napolini. Infatti il libro ha come sottotitolo chiarificatore: “Diario di un anno” e si riferisce al passaggio da Roma a Napoli dell’assessore all’effimero, dell’indimenticabile e speranzosa “Estate romana” e del festival di poesia a Castelporziano, che ho tanto amato (cfr. all’upo e all’uovo la PresS/Tletter n. 17-2011, che ho rintracciato miracolosamante ancora in rete, goal!!, nda).

Ma, mah!, qui c’è il Nicolini di Napoli (con moglie e figlie al seguito), nelle problematiche vesti di assessore all’identità della città, senza duraturi risultati, … su chiamata in direttissima dell’allora sindaco Bassolino (più basso che lino), al culmine della sua ascesa politica e amministrativa, prima della scesa rovinosa e disgraziata (per Napoli) nella munnezza mediatica.

Tutto il libro è gustoso, curioso, indagatore h. 24, si legge & si beve ‘e PresS/T… un giro flaneur a tutto l’Eur per Napoli & dintorni e ritorni…; libro colto (sul fatto e mis-fatto & miss-fotto) s/partenopeo, …; ricco di nomi, cognomi, cose e indirizzi, … nonché di amori e umori, cunfidenze et elogi … come quello a Roberto Barbieri, “eroico” assessore, p. 57 o … o all’altrettanto tante (sfortunato) ed eroico Vezio De Lucia , quello del piaNO, (molto piano, pianissimo) di Bagnoli tali-sider, p. 81, …;

E questo di Re-nato un piacevole libro, specie per i “conoscitori” del genere napulitano intrigante, anche negli svarioni, come –ad esempio – il Jolly hotel (grattacielo della Cattolica a via Medina) attribuito alla Eirene Sbriziolo invece che alla Filo Speziale, scambio di donne, p. 63, e … e/o il duo Bianchi-Laperuta di piazza Plebiscito scambiato per il Bianchi-Niccolini, …, p. 18.

Peccati veniali per la pressa, per la fretta dell’immersione totale dell’autore in Napoli identitaria (dal 1994 al 1997, nda), … tra “felicità ed immondizie” (titolo di un simpatico capitoletto), … un Alice-Nicolini nel paese illusorio delle meraviglie da spartire e dipartire, … con abbagli & sbagli calorosi e clamorosi s/partenopei, …

… con salti spericolati (come quello, auspicato, di scambiare lo schiacciato plastico di Donatello a S. Angelo al Nido con lo schiacciato di una busta di plastica di munnezza scamazzata sotto le ruote del camion della Trash Art”) … fino & per-filo e per segno ad immergersi, l’assessore romano-napulitano, in una folla colorata, “per di più largamente immaginaria”, … (e immaginata), p. 47.

Il filo rosso del libro di Nicolini, dicevo, tenta di afferrare l’identità della città del Vesuvio, … tenta audacemente di sbrogliare il gomitolo secolare arravogliato di Napoli. … di infizzarsi (infilarsi, ndt) nel labirinto della matassa sp-artenopea, nel suo pasticcio gustoso millenario di suc/cesso, … nella sua marmellata che sta dentro il fortunato paradosso (più dosso che “mi para”) del noto e notabile detto del ‘700: “Napoli, un paradiso abitato da diavoli”. Che tradotto concretamente da Eduardo ‘900 dice: ‘O Presepio è bbello, so ‘e Pasture ca so’ bbrutte, Fujtevenne a Napule!!”.

Sin dall’inizio, sin dalla pagina 11, Nicolini cerca di non arrendersi già in partenza, appena arrivato, a questa identità consegnata dalla letteratura, dal mito, dalla tradizione dei viaggiatori, da Eduardo. Scrive infatti: “Io Napoli la vedo, al contrario, come un inferno abitato da angeli”. “Inferno”, specifica subito, “nel senso della più terribile delle pene: la privazione.”

E spiega: “La bellezza di Napoli è perfettamente visibile ma … ma non più tangibile e vivibile. … Pro-tendiamo le braccia e stringiamo l’aria”. L’aria fritta di Napoli-oggi. Cioè il tutto e Nulla inafferrabile di sempre. E’ l’impalpabile segreto degli angeli-messaggeri. Massaggi angelici, scrive Nicolini, “tanto incerti e fievoli, contraddittori, quanto inconsistenti e gaudenti. Consegnati ai palazzi e alle strade, alle chiese e alla piazze della città; o affidati ai corpi, ai gesti e alle voci dei suoi abitanti ….”, p. 11.

L’eroico e impavido ricercatore Nicolini annota e va per Napule …; va desideroso di “smarrirsi nella città di Babele”, p. 12 … va per le periferie, …; va ( e vaii!!) per “smarrirsi a Scampia”, tra una vela e l’altra dolente, p. 14, …; va per la città porosa e puru-lenta molto lenta…; converge poi al centro, nell’ombelico di Napoli ripulita dal G/7, … va alla piazza del Plebiscito sgombrata dalle auto, vietata alle ruote motrici moderne, … va per ricercare qui il silenzio cantatore fondante dell’arte e cioè il sogno neoclassico lasciato in Bianchi. Scrive infatti acutamente, religiosamente il Nostro, p. 18: “… l’ascolto, prima ancora del senso, sono sempre più necessari alle nostre disperate città”. Amen.

Napoli, si sa, è una città simpaticamente accidiosa che uccide, che c’accide con un sorriso matrigno, che non sceglie mai. Che somma, che accumula come un rigattiere, … che stratifica, che s’adegua, che mussa e smussa, … che s’arrangia, fedele nei secoli, … che s’adatta alla Natura delle cose, fatali cose che av-vengono fatalmente da sempre ….

Nella bella analisi che Nicolini fa del quadro di Annibale Carracci a Capodimonte: “Ercole al bivio tra vizio e virtù”, il vero pericolo che minaccia Ercole è proprio quello di non scegliere tra le due strade. “La libertà non la possiamo conoscere finché non la sperimentiamo …: nella libertà di non scegliere c’è il volto medioevale dell’Accidia”, scrive il Nostro a p. 29. Forse poteva scrivere: c’è il volto e la salvezza e slavezza di Napoli sempre, quella di Ansando ….

Il successo della Napoli contemporanea populista d’arte sta proprio in questo collaudato travestimento. In questa non scelta, in questo mischiarsi. Il clamoroso successo della luccicante stazione Toledo della metropolitana dell’arte è testimonianza del Nulla ap-parente nostra. Cioè del “facite ammuina” di sempre. Del “Uocchio chieno e mano vacante.”

Forse perché a Napoli l’architettura è solo di utile accompagnamento. E’ decorazione depotenziata, che ha perso la sua forza simbolica d’Oriente e d’orientamento. “Napoli è la città del rapporto con la morfologia, cioè con la Natura, piuttosto che con la tipologia architettonica…”, scrive Nicolini sulle orme di Salvatore Bisogni e di Quaroni (e del Roberto Pane della sua “Napoli imprevista”, nda).

Mi piacerebbe pro-cedere ancora nel testo di Nicolini … quando dice del dramma di Agostino Renna a Monterusciello, “ferito dalla drammatica consapevolezza di aver prestato il proprio valore di progettista ad una scelta urbanistica, e prima ancora sociale, sbagliata”, p. 83. Stessa cosa si potrebbe scrivere per il Franz di Salvo delle Vele, oggi agonizzanti a Scampia, vilipendio di cadavere architettonico. (Fate opera di misericordia, facite degna sepoltura, ‘e subbito, nda).

Quelli soprindicati sono due casi esemplari secondo ‘900 in cui la Politica ha deciso, come del resto fecero Nitti-Giolitti per l’insediamento siderurgico di Bagnoli, inizio ‘900. Scelte evidentemente non con-formi, in contrasto con la morfologia, umana prima che territoriale “naturale”, della città del Vesuvio, del suo golfo, delle porosità dei Campi flegrei fumanti, … del lago d’Averno, soglia degli inferi….

E così ci siamo, finalmente. Perché devo confessare che stamattina mi son messo a scrivere ‘e PresS/T perché mi ha convinto il Nicolini di pag. 53 del suo libro babelico su Napoli, quando parla del Luca Giordano troneggiante sull’altare maggiore della chiesa dell’Ascensione a Chiaia. La bellissima tela (che ignoravo) rappresenta un San Michele Arcangelo che scaccia e schiaccia il maligno Lucifero, l’angelo ribelle a Dio, … l’Eterno che se ne sta in un angolo, in alto a destra del quadro, e sembra comandare l’azione, gran regista della composizione tutta di “Luca fa presto”, com’era soprannominato per ovvi motivi.

Cosa nota l’occhio implacabile di Renato Nicolini, figlio e nipote d’arte? Nota “l’assoluta identità tra  il volto e perfino il corpo dell’Arcangelo e il Maligno sconfitto. Sono differenti solo i colori delle spade e .. quelli delle ali e delle vesti … dell’angelo del bene e quello del male”. Sommewrsi e salvati. Così conclude il Nostro: “Il cielo e l’inferno sembrano l’uno lo specchio dell’altro. Essere consapevoli della somiglianza con Dio si trasforma da motivo di gioia angelica in ragione di dannazione e di condanna eterna”, p. 54 (Condanna per Napoli, paradiso abitato da diavoli, s’intende). CVD, a conferma del mito letterario. Della sua meta-morfosi …

Vedi Napoli e puoi muori, e così vai subito dal Paradiso all’inferno ….. offerte speciali per gruppi e soci PresS/Tletter.

Una prece e saluti a Renato,

Eldorado.

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