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Il nutrimento dell’architettura [72] – di Davide Vargas

 

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura 3.

Il quartiere di Asakusa è un unicum a Tokyo in quanto conserva tracce di una storia urbana più antica, precedente alla seconda guerra per capirci, che fa da scenario ad una vitalità colorata che non si ritrova in altre zone della città attraversate da flussi umani più compassati. E quindi non sorprende molto l’apparizione dell’Asahi Beer Hall di Philippe Starck. Quello che invece mi sorprende è che mi piace la forza dirompente dell’icona incastrata tra una finta torre Eiffel, soprelevate, ponti e sponde dove qualcuno corre o passeggia. Dura poco, più avanti c’è l’Asakusa Culture Tourist Information Center di Kengo Kuma, costruito nel 2012. Una torre che a ben guardare è la stratificazione di otto casette impilate con differenti profili e aggetti così da rendere evidenti le asimmetrie e gli scarti delle sovrapposizioni. La scansione delle lamelle verticali in legno di cedro completa l’immagine dei tanti prospetti differenti che compongono un’idea di torre legata ad una intelligente interpretazione della tradizione. Il marciapiede si infila sotto un porticato con le biciclette legate ai pilastri rossi, i festoni con le insegne calano dalla pensilina come bandiere, la strada si affolla e la gente si mette in fila ai semafori. Dall’interno ti affacci sul quartiere con la sensazione di farne parte da sempre.

Al ritorno nel quartiere di Minami Ayoama vado a prendere una tazza di tè e un dolce all’ananas nella Sunny Hills. Un secondo omaggio a Kengo Kuma.  Il tè e il dolce vengono offerti, ti siedi intorno a un tavolo a zig zag e una ragazza gentile e accogliente ti porta un vassoio e passa poi a riempire la tazza ogni volta che vuoi. L’edificio è completamente rivestito di doghe di legno. Ma “rivestito” non è esatto, perché Kengo Kuma usa una tecnica costruttiva fatta di componenti, giunti e diagonali. Così rende dinamica l’immagine. E anche un che misteriosa. Dice in un’intervista: La sfida stava nel creare e controllare il flusso spaziale attraverso il sistema strutturale. Era l’opposto dell’architettura di calcestruzzo del XX secolo.

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