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Padiglioni didattici – di Alessandra Muntoni

Il padiglione londinese Serpentine-2017 progettato da Francis Kéré, una corte circolare e sinuosa realizzata con mattoncini azzurri e coperta con un cono rovesciato sostenuto da sottili tralicci metallici, mi ha sollecitato per vari motivi.

Intanto mi è apparso subito familiare. Mi ha ricordato il padiglione di Ico Parisi presentato alla Triennale del 1954, ora piccola biblioteca al Parco Sempione di Milano. Un ricordo che risale al Corso di Geometria Descrittiva II, per il quale noi studenti dovevamo presentare grandi tavole con prospettive eseguite con le regole. Il Prof. Orseolo Fasolo ci aveva assegnato questo edificio, forse perché presentava qualche difficoltà: ognuno degli spicchi che componevano la copertura, in quel caso a lieve spirale, aveva infatti ben tre punti di fuga. Disegno formativo: un’opera aperta che questa riedizione di Kéré attualizza in modo molto fresco e convincente, soprattutto perché non contiene nulla. È un evidente esercitazione architettonica.

Un secondo ragionamento riguarda la serie storica dei padiglioni presentati alla Grandi Esposizioni che hanno un po’ fatto la storia dell’architettura moderna e contemporanea: Mies a Barcellona, Aalto a New York, José Luis Sert e Picasso a Parigi, fino a Libeskind all’Expo di Milano. Si può senz’altro sostenere che quei modelli, sprigionanti una forza dirompente negli anni Venti quando si stavano formando i nuovi contenuti e i nuovi linguaggi del modo di fare architettura, hanno via via perso mordente. Oggi appaiono garbate esercitazione su tema, magari per ribadire il raggiunto senso comune del progetto del mondo di oggi. Kéré, da questo punto di vista, seguendo il sentiero tracciato ai Kensington Gardens da Hadid, Niemeyer, Toyo Ito, Selgas-Cano e altri, non fa eccezione.

Una terza questione riguarda lo stesso Francis Kéré, un architetto del Burkina Faso, laureato a Berlino, e già premiato con il Global Award for Sustainable Architecture  per le sue originali opere costruite con materiali poveri nella terra di origine. Burkina Faso è una Nazione africana tuttora attraversata da ondate di migranti che, provenendo dal sud e procedono per il Niger giungono alle coste della Libia per imbarcarsi verso l’Europa. Spesso, però, sono ricacciati indietro al confine tra Niger e Libia, dove subiscono le angherie dei trafficanti e dei carcerieri che li sequestrano per chiederne il riscatto. Per arrestare questo flusso, il governo Gentiloni dovrebbe prendere la decisione di inviare, in accordo con l’UE, un contingente di soldati e mezzi italiani con vocazione “umanitaria” proprio in quel pericoloso confine.

Per tornare al padiglione Serpentine in questione, la sua grazia e leggerezza sembra mille anni luce lontano dai drammatici orizzonti odierni, anzi sembra iniettare una carica di ottimismo, persino di buon umore, a una politica europea incapace di agire per superare questa e altre tragedie, nonché incline al pessimismo. Se è così, non si può che ringraziare Kéré: l’Africa può insegnarci qualcosa.

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