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Portoghesi e Spita, un colloquio a porte aperte – di Alessandra Muntoni

Paolo Portoghesi e Leone Spita hanno scritto insieme il libro Il gioco dell’architettura. Dialoghi su ieri oggi e domani, Medusa 2017. È la trascrizione di una lunga conversazione tra loro, cominciata nel 2003 e proseguita fino al 2015. Portoghesi e Spita discutono di molte questioni, tutte di ardua soluzione e perciò stesso coinvolgenti: dal confronto generazionale alla formazione dell’architetto, dal significato di moderno e postmoderno alla tecnologia, dalle questioni storiche e teoriche al futuro possibile di una architettura in alleanza con la terra.

Estraggo qui, tra i tanti, il tema dell’avanguardia che ricorre spesso, ma sul quale c’è sempre una certa resistenza, derivante dalla stessa difficoltà di dare il giusto significato a questa parola. Replicando a una questione posta da Spita sull’urgenza di “correggere” le nostre città che stanno diventando invivibili, Portoghesi dice: “Oggi si potrebbe giustamente parlare di avanguardia soltanto per chi si pone questi problemi, perché solo in questo modo si affrontano le contraddizioni del futuro. Altrimenti si continua a illudersi che l’avanguardismo distruttivo del passato sia ancora attuale, confondendo l’innovazione fine a sé stessa con quel tipo di coraggiose innovazioni necessarie per la cura di quei mali di cui soffre la città”.

Ma l’avanguardia, in particolare “quella del passato”, non è mai stata solo “contro”. Ha avuto una necessaria pars destruens (futurismo, dadaismo, decostruzionismo) e una fondamentale pars costruens (De Stlijl, Costruttivismo, Espressionismo, utopismo degli anni Sessanta). Oggi è possibile utilizzare tutti gli aspetti ancora utili sia di quei movimenti che hanno contestato il conservatorismo a oltranza sia di quelli che invece hanno saputo anticipare utili percorsi innovativi, calibrandoli però rispetto alle nuove questioni. Soprattutto per rinsaldare, proprio come sta a cuore a Portoghesi e Spita, un patto tra l’architettura e la terra. Le Corbusier si augurava: “La città di domani, dove sarà ristabilito il rapporto uomo-natura”.

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