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presS/Tletter n.13 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

È la comunicazione, baby…

Renzo Piano è stato il primo che ha capito che un edificio lo si vende come una automobile o un biscotto. Facendo leva cioè sui desideri e le aspirazioni del pubblico. Quali? La tranquillità, la ricercata dimensione artigianale, la prestazione, l’equilibrio, la capacità di ascolto. Da qui le sue parole chiave: artigiano, workshop, laboratorio di quartiere, architetto condotto.
Tutti noi, del resto, ci facciamo convincere da una promessa di felicità ben comunicata come quando compriamo le macine del Mulino Bianco e ci vogliamo illudere che si tratti di cibi più sani (e in parte lo sono) o la station vagon della Volvo e vogliamo credere che guideremo in sicurezza (e in parte ciò avviene).
Interpretare Piano, come d’ora in poi molti degli architetti attivi sul mercato e che applicano con straordinaria abilità tecniche di vendita aggiornate, richiede questo semplice disincanto che consiste nel dubitare che il prodotto sia esattamente come viene pubblicizato da una abile campagna promozionale senza allo stesso tempo perdere la specificità del messaggio su cui si fonda la campagna stessa. Perchè, poi, è anche vero che una cosa sono i biscotti del Mulino bianco, un’altra gli hamburger di McDonald e un’altra ancora i biscotti della panetteria alla moda e a km zero sotto casa. Scambiare però il Mulino Bianco per un panettiere è un grave errore e questo in sede critica non ce lo possiamo permettere. Allo stesso tempo interpretare gli atti di un testimonial (nel caso nostro: l’architetto stesso), compresa la così detta charity e l’azione al Senato, al di fuori della logica di posizionamento e promozione del brand, è come credere che veramente Clooney rimorchi grazie a Nespresso, la grande diva si lavi con la saponetta Palmolive o che le iniziative filantropiche delle grandi firme siano nate e vengano finanziate con il solo scopo di promuovere il miglioramento dell’umanità e non rispondano agli imperativi della massimizzazione del profitto pubblicitario.

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Alessandra Muntoni

 

Un frammento di asse attrezzato sulla Tiburtina

Il sistema dell’Asse Attrezzato previsto dal P.R.G. di Roma del 1962 si incardinava i tre Centri Direzionali: Pietralata, Centocelle e EUR. Tramontata l’idea dei Centri Direzionali con le critiche di Ceccarelli al Concorso per il Centro Direzionale di Torino, 1963, che bollava i progetti dei gruppi guidati dai più importanti architetti del tempo (da Samonà a Quaroni, da Astengo a Canella, da Aymonino a Rossi) con il target infamante di “urbanistica opulenta”; tramontato il progetto dello Studio Asse (Delleani, Fiorentino, Morandi, F.F.L. Passarelli, Quaroni, Zevi); tramontato anche lo SDO, sostituito dal pattern delle nuove centralità del P.R. del 2008; appare oggi, sulla testata est della Stazione Tiburtina firmata dallo Studio ABDR, la lucente muraglia di vetro di 5+1AA (Alfonso Femia e Gianluca Peluffo), nuova sede della BNL-BNP Paribas, con una lunghezza di 230 metri e un’altezza di 56.

A circa 55 anni di distanza, per una qualche misteriosa ragione di circolarità degli eventi, un frammento del lontano Asse Attrezzato prende corpo, con caratteri architettonici tutti diversi da quelli immaginati dallo Studio Asse, ma con una qualità urbana più concreta e sorprendente. Soprattutto, l’edificio mette in atto l’ipotesi di un rilevante trasferimento di attività disperse, che Piccinato e compagni avrebbero voluto concentrare nei luoghi deputati della direzionalità; ipotesi per lungo tempo osteggiata da ideologi e da cattivi amministratori. Nella nuova area della Tiburtina, ove si trasferiscono gli uffici della BNL già situati nei palazzi del Centro Storico, si forma di fatto un formidabile polo, confrontabile con quello che sarebbe stato il C.D. di Pietralata del PRG del 1962.

Forse le ragioni non sono poi così misteriose. Se negli anni Sessanta si teorizzava l’indifferenza del potere terziario a insediarsi nelle grandi città con una visibilità d’eccezione, per meglio dispiegare le proprie politiche aziendali mimetizzandosi in un sistema solo apparentemente disgregato, siamo oggi di fronte ad una fase di riaggregazione di queste holding che lanciano un messaggio di efficienza e di orgoglio. Tutto da dimostrare

Massimo Locci

Giancarlo Priori:

Insegnare e progettare l’architettura

L’architettura non la si insegna, si impara soltanto”, affermava Ludovico Quaroni. Non molto diverso è l’approccio di Zaha Hadid: “Non credo si possa insegnare l’ architettura. Certamente puoi tenere qualche lezione di storia e poi trasmettere le ragioni tecniche e i concetti caratteristici di un modo di pensare il design. Ma in realtà puoi solo dare ispirazione ad altri per spingersi a fare il passo successivo”.

Anche se certamente corrette, queste opinioni necessitano di un approfondimento non elusivo del rapporto tra teoria e prassi, docenza e pratica professionale. L’architettura, non avendo uno statuto scientifico inequivocabile, non può mai avere un metodo precettistico, è una disciplina a-dogmatica, non è mai univoca e uni-direzionata.  Progettare è spesso una specie di necessità, una passione totalizzante, come quella che cerca di far emergere Giancarlo Priori nel suo recente Insegnare e progettare l’architettura per l’editore Franco Angeli, che può considerarsi il catalogo della mostra tenutasi nel 2015 all’Arancera di San Sisto a Roma. 
Il volume indaga il ruolo della trasmissione del sapere architettonico in parallelo alla ricerca e alla pratica progettuale (l’attività dell’autore stesso), facendo emergere l’importanza critica dei due momenti fortemente complementari.

Architettura significa “costruisco secondo principi”, pertanto ha un forte fondamento teorico, ma non è una semplice risposta alle necessità concettuali e funzionali; nasce da una richiesta di spazio e di contenuti poetici finalizzati alla costruzione della forma.

Anche se non convincono molti progetti qui presentati, è interessante il metodo che parte dall’enunciazione di un tema, si sviluppa per citazioni di testi di riferimento (teorici o letterari) e immagini di opere significative della storia dell’architettura, si articola poi in un’analisi critica e progettuale dell’autore. Riflessioni anche su valenze inespresse, volontà latenti, interpretazioni trasversali. Si conclude, infine, con i lavori degli studenti.

Tra le declinazioni poetiche più rilevanti il rapporto con la memoria e la geometria, in particolare quella dei frattali, cui Priori ha  dedicato vari studi, raccolti nel suo Architetture Frattali (Kappa edizioni, Roma 2008). Geometria intesa come semplificazione e astrazione dalla complessità della natura, ma anche come valore concettuale di rappresentare l’essenza del pensiero.

Ventitré sono i temi individuati e correlati, che per l’autore coesistono in ogni architettura, approcci trasversali di ricerca e comuni all’arte, alla natura e alle scienze. Priori individua alcuni simbolici fili d’Arianna, radici intrecciate che danno vita ad un’articolata metodologia, per intessere legami tra storia e modernità.  Criterio che supera  i rapporti dualistici degli anni ’80 (Architettura e Città, Storia e Progetto) e la contrapposizione canonica tra la visione storicistica e quella dell’Avanguardia, che intendeva l’evoluzione della ricerca come continuo azzeramento e principio di  diversità dal passato. Il suo fondamento disciplinare intende la Storia come processo che chiarifica le intenzioni,  rende intelligibili e trasmissibili i concetti. Non a caso si è formato alla scuola di Paolo Portoghesi.

Giancarlo Priori, docente di Composizione architettonica e urbana, insegna ai suoi studenti che, oltre alla teoria, è necessario nutrirsi di concetti poetici e di visioni, foto d’insieme e di dettagli  delle soluzioni realizzate. Invita a valutare sia lo scarto tra intenzioni ed esiti, sia l’immaginario di riferimento e le relazioni che s’intessono con altre discipline.

Bisogna imparare ad analizzare come è fatto uno spazio, le sue logiche compositive, le tecniche  costruttive. Non secondaria è la relazione tra comunicazione grafica e linguaggio espressivo, “la mano dell’architetto” tra rappresentazione e progetto. Un tentativo, quindi, di trovare le radici  di un progetto, cioè le motivazioni concettuali, funzionali ed espressive di una scelta. Priori sembra dire ai suoi allievi: ‘copiate’ liberamente e fate vostre le idee di altri, come ripeteva Le Corbusier che si autodefiniva “ladro”, traendo spunti fondamentali ora dalla natura, ora dalla Storia, ora dal contemporaneo.

Obiettivo è far acquisire agli studenti una sensibilità (il saper vedere) ed una propensione (il saper utilizzare) per individuare matrici procedurali che consentano flessibilità, variazione e complessità.

Invitando i futuri architetti  ad accogliere le ragioni dello studio dell’arte e della storia dell’architettura, lo stesso Bruno Zevi aveva sottolineato quanto esse siano determinanti nell’interpretazione progettuale e nel giudizio estetico. All’interno del rapporto tra storia e progetto, fin dagli anni di insegnamento allo IUAV e poi alla Sapienza di Roma, egli promuoveva una storia e una critica operativa dell’architettura quale principio fondante l’umanesimo formativo del nuovo architetto.
Il dubbio che emerge è se sia ancora lecito, dopo  più di mezzo secolo da quella impostazione e in un contesto fortemente globalizzato, immaginare per le nuove generazioni un approccio  volto ad attribuire alla Storia valore di Koinè del pensiero contemporaneo, cioè lingua comune e con caratteri uniformi, accettata e condivisa da una variegata comunità internazionale.  E’ una ricerca volutamente “inattuale” che cerca di recuperare, però, il senso dell’abitare dell’uomo sulla terra.

[02] FLASH

Adolfo Natalini

[03] BLOG

L'architetto che fa il "ponte" - di Christian De Iuliis

L’architetto che fa il “ponte” – di Christian De Iuliis

Quando sostengo che l’architetto fa un “ponte”, è evidente che mi riferisco ad un ponte metaforico tra due festività, cioè quella pratica che consente di non lavorare anche durante il giorno feriale, incastrato tra i festivi. D’altronde di ponti veri in Italia se ne fanno pochi, ma è sufficiente vedere come va a finire con i viadotti per capirne il …

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La Pietra d’inciampo scritta ad arte ... - di Eduardo Alamaro

La Pietra d’inciampo scritta ad arte … – di Eduardo Alamaro

Ho un amico a Milano, da oltre quarant’anni e passa. E va …, va’ felice. Si chiama Ugo La Pietra, 80 anni (quasi, l’anno prossimo, auguri) ben portati ed Es-portati ad arte, design territoriale, artigianato sociale e socievole, allestimenti sperimen-tali & tosi e … e poi mostre & convegni a iosa, a cosa, a casa, con … … con accompagnamento …

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Dashed House. Casa Tratteggiata - di Diego Lama

Dashed House. Casa Tratteggiata – di Diego Lama

Dashed House. Casa Tratteggiata Tratta da Amazing Houses di Diego Lama Clean Edizioni

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Architetto a metà? - di Marco Ermentini

Architetto a metà? – di Marco Ermentini

Sembra di scorgere il nuovo ruolo della professione. Forse accanto all’iperspecializzazione è oggi inevitabile non perdere mai di vista le reali esigenze degli abitanti. Così le  competenze tecniche debbono necessariamente accompagnarsi con quelle umanistiche per affrontare i problemi sempre più complessi dell’abitare. Serve uno sguardo di sintesi fra tante discipline spesso in contraddizione fra loro. Ma c’è di più, la …

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Il nutrimento dell’architettura [69] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [69] – di Davide Vargas

Che cosa è Lettori selvaggi di Giuseppe Montesano? Un saggio, un’enciclopedia, un almanacco, un manuale, una infinita sequenza di voci, trasversali nel tempo e nello spazio, dai misteriosi artisti della preistoria a quelli di oggi, di ogni parte del mondo, o che altro? Puoi pensare di scorrere l’indice delle 2000 pagine e scegliere l’esistenza che più ti corrisponde. O quella …

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Interno 14: “Natura Bianca” a cura di Daniela Perego

Interno 14: “Natura Bianca” a cura di Daniela Perego

Il giorno 8 maggio 2017 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “Natura Bianca” a cura di Daniela Perego mostra collettiva tra arte, letteratura e musica   Gli Artisti: Ak2deru, Sonia Andresano, Paolo Assenza, Arianna Bonamore, Fabrizio Cicero, Giulia Del Papa, Marco Emmanuele, Luca Grechi, Roberta Maola, Germano Serafini, Michele Welke. “aspettando il plenilunio come un’aspirazione, un desiderio, una chimera … …

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presS/Tletter n.12 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP Natalini Settima puntata di Architetti d’Italia: Adolfo Natalini Come Marcello Piacentini, Adolfo Natalini ha notevole talento progettuale, senso dello spazio, occhio per la misura. Anche le sue opere peggiori mostrano un architetto capace. La sua non è una mano nera alla Vittorio Gregotti, alla Mario Botta, alla Gae Aulenti, alla Franco Purini. E prova ne sia che …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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