presS/Tletter
 

presS/Tletter n.14 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

---

[01] EDITORIALI

LPP

Sant’high touch

Ciò che colpisce in Michele De Lucchi è una sorta di doppia anima: da un lato da santone new age, dall’altro da imprenditore smaliziato che ha capito dove sta andando il mercato di questa società postindustriale e feticista. Di un innovatore che non vuole tradire il suo inprinting radicale e di un conservatore che ritornerebbe alla baita nella Foresta Nera a giocare con la motosega con la quale produce deliziosi modelli di case in massello.
A rendere perfetta l’indecisione o, meglio, la decisione di abbracciare gli opposti – che, devo dire, è tipicamente italiana – è una sua definizione di avanguardia lenta se non bradipesca che ricorda il paradosso di Achille e la tartaruga formulato da Zenone. 

“Avanguardia è portare avanti per piccoli passi il senso di essere moderni, perché ogni volta che la modernità si raggiunge questa è già andata avanti”.

Pensateci attentamenti e ditemi se De Lucchi non incarni lo spirito architettonico nazionale, intendo di una buona parte dei suoi progettisti più accreditati, da Piano a Zucchi. Se fossimo vissuti in tempi di fede, per l’immagine del santino di questo stile avrebbero scelto la sua faccia. Sant’high touch.

---

Alessandra Muntoni

La cucina di Francoforte è nata a Vienna

Lo spiega molto bene Sophie Hochhäusl, vincitrice della nona edizione del premio Bruno Zevi, con un saggio che è stato presentato nella sede della stessa alla Fondazione il 28 aprile scorso. Per la precisione: a Vienna durante la prima guerra mondiale che aveva costretto la popolazione della capitale dell’Impero austroungarico in condizioni di miseria e di fame. Tanto che viene data ai cittadini la possibilità di coltivare cibi di sussistenza nelle terre demaniali, nei parchi e negli orti urbani sorti un po’ dovunque. Sono proprio quelle condizioni di estrema povertà, sostiene l’autrice, ad aguzzare l’ingegno di Grete Schütte-Lihotsky, neolaureata in architettura, così da trovare soluzione all’esigenza di reperire, cuocere e conservare cibi per la famiglia con mezzi di estrema frugalità.

Nasce così la Kochbeutel, la cassa di cottura, vero e proprio simbolo di una “strategia di sopravvivenza in stato di emergenza”. In pentole affondate in materiale coibente si metteva cibo preriscaldato, per completarne la cottura grazie all’isolamento termico. È il primo passo per la progettazione della “cucina abitabile”, costruita in mattoni e legno dalla ditta edile Gesiba ed esposta nella “Mostra di case, insediamenti e orti demaniali” allestita nel 1923 davanti al Municipio di Vienna. Nella Kernhaus Tipo 7, progettata interamente da Grete, la cucina diventa il fulcro di un modo di abitare nel quale l’economia domestica, i movimenti attentamente programmati, gli utensili che risparmiano sia l’acqua sia i metodi di riscaldamento, sono gli elementi base. Adolf Loos, che stava contemporaneamente realizzando le sue Siedlungen con case a schiera e orto per il Comune di Vienna, lavora nella stessa direzione. L’idea, però, stenta ad affermarsi.

La svolta avviene Francoforte tra il 1926 e il 1931 con i quartieri popolari di Ernst May, dove la Frankfurter Küche, disegnata da Grete nei minimi particolari ma prefabbricata in materiali metallici, è installata in tutti gli alloggi. Segni di pauperismo anche qui, però, spiega Hochhäusl, perché, ad esempio, quel bell’azzurro della cucina di Francoforte non è dovuto a una scelta estetica e tantomeno a un’aspirazione mediterranea ‒ così presente nella scuola di Vienna ‒, quanto invece a una scelta economica: una ricerca scientifica aveva infatti individuato in quel colore un antidoto agli insetti, per cacciare i quali sarebbe stato troppo costoso installare apparecchi elettrici. L’industria della cucina prefabbricata, elemento chiave della casa moderna, ha ormai preso il suo irresistibile avvio che né la crisi del 1929, né la seconda guerra mondiale varranno a frenare.

Nel secondo dopoguerra, tuttavia, essa diventerà lo status simbol della casa borghese e non di quella popolare. Un confronto serrato col taylorismo, con la tradizione della cucina americana e soprattutto col contributo femminista attivo fin dall’Ottocento in questo settore, può spiegare ancor meglio i tempi necessari, e le resistenze, alla diffusione delle innovazioni tecniche nello spazio domestico.

Massimo Locci

Vito Acconci

Il 27 aprile è scomparso Vito Acconci, figura trasversale nell’esperienza artistica contemporanea. Nato a New York nel 1940 da genitori italiani, pur senza una specifica formazione o laurea, è stato poeta, scrittore, filosofo, artista, performer, fotografo, paesaggista, designer e architetto. Personalità complessa e dall’energia inesauribile, ha fornito un contributo di assoluto valore in tutte queste discipline, tenendo sempre alto il registro teorico e operativo, legando la dimensione performativa all’insegnamento in prestigiose Università (tra le altre Cooper Union, Yale, Parsons School of Design, Pratt Institute).

Si potrebbe dire, con una pomposa dichiarazione che non gli sarebbe per nulla piaciuta: “è uno di quei rari talenti naturali che, ogni tanto, emergono dai meandri della storia”. Certamente è stato un intellettuale dalla carica messianica che ha affrontato in modo originale e inquieto i temi della complessità contemporanea, della scrittura e del pensiero socio- filosofico, del paesaggio e dello spazio di vita dell’uomo, dell’arte e della progettazione architettonica.

Partendo dalla poesia ( ha pubblicato il pluripremiato ‘0 TO 9’ con Bernadette Mayer alla fine degli anni ’60) Vito Acconci ha intercettato la valenza urbana (La città di parole), poi ha sommato l’esperienza della body-art con la dimensione performativa, trasformando la gestualità in evento sociale e spazio attraversabile. In architettura, insieme con Acconci Studio (un think-tank costituito alla fine degli anni ‘80 per progettare di spazi urbani, parchi e oggetti di design), ha dimostrato un’insolita attitudine alla sperimentazione di materiali e processi, concretezza intuitiva e una curiosità giocosa per gli accostamenti inediti, per le nuove possibilità espressive.

Contro il  disastro ecologico dell’urbanizzazione contemporanea si è a lungo battuto per differenti modelli di sviluppo, alternativi nella concezione, nella forma e nell’uso. La sua opera architettonica più nota, non a caso, è il Murinsel, o isola artificiale sul fiume Mura a Graz, progettata in occasione di Graz Capitale della Cultura 2003.

L’isola galleggiante ha un’avveniristica morfologia plastica, non immune da incursioni utopiche e allusioni simboliche. L’insolita macchina ibrida e mutevole si attraversa e si fruisce stabilmente dall’interno, è contemporaneamente uno spazio per l’incontro e un landmark territoriale, è in parte scultura e in parte dispositivo interattivo urbano.  Frutto di una geometria organica e topologica, come le forme libere della sfera naturale, il Murinsel rifiuta il mimetismo ambientale e non accetta l’annullamento dell’opera nel contesto urbano. “Ci è stato chiesto– Vito Acconci in un’intervista a Massimiliano Scuderi – di attraversare un fiume che corre lungo la città fino a un’isola, e di intervenire lì creando una struttura che avesse tre parti: un teatro, un caffè e un’area di ricreazione. Così siamo partiti dall’idea convenzionale di teatro, dalla forma di una ciotola, che poi abbiamo rovesciato facendola diventare una cupola. Quindi ora la struttura ha un teatro, una cupola che contiene lo spazio di un caffè e una zona centrale curva, un’area di ricreazione. Nella cupola-caffè abbiamo cercato di riprodurre l’interno come l’esterno, si cammina sotto un canapè, al di là del vano della porta d’ingresso, e poi il canapè s’incurva verso il basso per circoscrivere il salone all’interno della cupola e dei suoi confini”.

Acconci concepisce l’architettura come una narrazione poetica che deve sorprendere e affascinare per la sua morfologia e per la possibilità di essere vissuta in maniera totale: l’opera è un campo operativo su cui sintetizza le linee energetiche che agitano la composizione, in cui le forze centrifughe si proiettano nel paesaggio e i piani curvi, in forma di nautilus aperto, creano artifici scenici, tra quinte trasparenti e travasi percettivi. Nelle trame tra superfici orizzontali e superfici verticali, non è facile distinguere tra realtà e virtualità della percezione: sospeso tra densità e rarefazione, il gioco scultoreo definisce uno spazio fluido e in continua mutazione.

Il tema della mutazione ha sempre attraversato la sua ricerca. L’ha declinato sia come modificazione del corpo sia dell’habitat e dello spazio. Nella celeberrima facciata della Strorefront Gallery di New York, realizzata nel 1992 con Steven Holl, i 12 pannelli girevoli consentono di azzerare la distinzione tra esterno e interno; attraversando la poetica situazionista l’opera si costituisce come evento urbano per creare invasi spazialmente stimolanti e stimolare comportamenti liberi e spiazzanti nella fruizione.

In copertina: Storefront for Art and Architecture by @Steven Holl (http://www.stevenholl.com/projects/storefront-for-art-and-architecture)

[02] FLASH

Benedetta Tagliabue

[03] BLOG

SELINUNTE SUMMER SCHOOL 2017_After Earthquakes

SELINUNTE SUMMER SCHOOL 2017_After Earthquakes

SELINUNTE SUMMER SCHOOL 2017 After Earthquakes constructing stories, generating events 1 SUMMER SCHOOL / 6 WORKSHOP DI ARCHITETTURA 27 Giugno – 1 Luglio 2017 Iscrizioni entro il 20 Giugno | Bando aggiornato al 09 Maggio   SCARICA IL BANDO   L’AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica e presS/Tfactory presentano la sesta edizione della SELINUNTE SUMMER SCHOOL dal titolo After Earthquakes …

Leggi tutto.

---
L'architetto disegnatore di cessi - di Christian De Iuliis

L’architetto disegnatore di cessi – di Christian De Iuliis

La progressiva dequalificazione del mestiere di architetto, sempre meno rispettato e considerato, e la contemporanea crisi economica, spinge molti professionisti a specializzarsi in ciò che il mercato offre. Da qualche tempo si sta, ad esempio, facendo largo la figura dell’architetto specializzato nella progettazione del servizio igienico, volgarmente detto “cesso”. In realtà la specializzazione sarebbe in “cucina e bagno” ma, per …

Leggi tutto.

---
Nella Napoli di Renato Nicolini, angelica babele h. 24 … - di Eduardo Alamaro

Nella Napoli di Renato Nicolini, angelica babele h. 24 … – di Eduardo Alamaro

Certe volte, c’era una s-volta, non sto di genio per scrivere, per far nulla. Contemplo solo, penso e ri-po,go… “Nun tengo genio”, come si dice a Napoli. E ciò non perché mi manchino gli argomenti o a chi sfottere, ma perché son stanco di troppo & trippa- contemporanea. Il troppo è trippa, storpia, stronzia, abboffa…. AAA almeno a Napoli e …

Leggi tutto.

---
Il nutrimento dell’architettura [70] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [70] – di Davide Vargas

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura. Ma qui, per ora, una in particolare: la Nakagin Capsule Tower di Kishō Kurokawa. L’edificio completato agli inizi degli anni settanta è una specie di manifesto di una visione innovativa della città e dell’abitare. Sono gli scenari degli architetti del gruppo metabolism che, unici forse, sono riusciti a …

Leggi tutto.

---
#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – APRILE 1967 - di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER CRONACHE E STORIA – APRILE 1967 – di Arcangelo Di Cesare

Una storia lunga cinquanta anni. A volte rileggendo la rivista si riscoprono, si rintrecciano e si sommano situazioni, avvenimenti e ricordi. Nel fascicolo di Aprile 1967 è presentato, nella rubrica dedicata ai monumenti della storia dell’architettura, il rilievo di San Giorgio al Velabro; questa chiesa, di antichissima origine, è collocabile tra quella serie di chiese che segnarono il primo affermarsi …

Leggi tutto.

---
Last-Door-To-The-Right House - Casa In Fondo A Destra - di Diego Lama

Last-Door-To-The-Right House – Casa In Fondo A Destra – di Diego Lama

Last-Door-To-The-Right House – Casa In Fondo A Destra Tratta da Amazing Houses di Diego Lama Clean Edizioni

Leggi tutto.

---
Arcipelago Cucinella - di Marco Ermentini

Arcipelago Cucinella – di Marco Ermentini

Arcipelago è una bella metafora per descrivere il progetto di Mario Cucinella per il padiglione Italia alla prossima Biennale: una pluralità dove i singoli elementi convivono anche se separati. Una visione concreta di rinascita della spina dorsale del nostro paese, l’Appennino  tanto martoriato. Ed è proprio dalle ferite che l’architettura può agire per ridare vita ad abitati e borghi già …

Leggi tutto.

---

presS/Tletter n.13 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP È la comunicazione, baby… Renzo Piano è stato il primo che ha capito che un edificio lo si vende come una automobile o un biscotto. Facendo leva cioè sui desideri e le aspirazioni del pubblico. Quali? La tranquillità, la ricercata dimensione artigianale, la prestazione, l’equilibrio, la capacità di ascolto. Da qui le sue parole chiave: artigiano, workshop, laboratorio …

Leggi tutto.

---

In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

seguici su:

> per  inviare mail alla redazione usare: l.prestinenza@gmail.com

>la rubrica LETTERE si è trasferita su fbwww.facebook.com/groups/presstletter

Leave A Response