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presS/Tletter n.15 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

Breve corso di scrittura critica

Avete scaricato il breve corso di scrittura critica di lpp? Finalmente on line e gratis. E con la magnifica cura editoriale di Claudia Ferrini.

free download: Breve corso di scrittura critica

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Alessandra Muntoni

Gli animali e noi

Il rapporto del 2017 di Assalco-Zoomark ha fatto il conto del numero veramente impressionante di animali domestici che popolano le città d’Europa: circa 200 milioni, di cui 62 milioni di cani, 70 milioni di gatti, 15 milioni di pesci. Nella costituzione di Austria, Germania e Svizzera sono riconosciuti come esseri senzienti. In Belgio e Francia esiste un database nazionale per la loro identificazione. In Italia si valuta l’esistenza di un animale domestico per abitante, con 13 milioni di canarini. Bisogna poi aggiungere quelli liberi in natura nei parchi, nel cielo. Eppure quando si parla di ecologia si privilegia il verde e si parla poco degli animali. C’è una ragione di questo distacco? Torniamo un po’ indietro.

Nella mitologia antica esiste una stretta fusione uomo-animale: gli Dei egizi con testa di Ibis e di Sciacallo; il Toro che porta Europa a Creta; la Chimera, le Gorgoni, le Arpie, la Medusa, i Centauri, Cerbero, l’Ippogrifo. E soprattutto l’Orso nostro antenato divino. Gli animali parlano tra loro, insegnandoci la morale in Esopo, Fedro, e La Fontaine: formiche con cicale, lupi con agnelli, volpi con cicogne e corvi. Uomini e semidei sono trasformanti in animali nelle Metamorfosi di Ovidio. Gli animali diventano simboli: di un impero con l’Aquila e il Leone o di un popolo forte con la lupa di Roma e Siena. I padri della Chiesa hanno combattuto questa idea di fusione tra uomo e animale, intessendo una teosofia che separa l’uomo (figlio di Dio e aspirante a Dio) dall’animale (senza anima, senza parola, senza memoria). Un’idea vincente che ha precluso una interlocuzione durata millenni, interrotta bruscamente da Charles Darwin.

Di questo pensiero antico esistono formidabili sopravvivenze nella letteratura, nell’arte, nel cinema. Gli animali insegnano all’uomo la pietà e l’amore in L’usignolo e la rosa e nel Principe Felice di Oscar Wilde; gli animali propongono una metafora della crisi della civiltà umana ne La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Dino Buzzati; gli animali insegnano all’uomo la gioia, il dolore e la disperazione in Storie di animali e altri viventi e neiRacconti dell’errore di Asor Rosa. La bellezza degli uccelli è cantata nel film Il popolo migratore di Jaques Perrin, la scenografia del volo degli storni è descritta da Italo Calvino in Palomar, il canto delle megattere ispira i musicisti, dice Alberto Colla. Ma, per contro ci sono anche gli animali che protestano contro l’uomo perché viola il loro territorio nel film La pista degli elefanti di William Dieterle o che perpetrano una vendetta misteriosa contro l’impero dell’uomo ne Gli Uccelli di Alfred Hitchcock

Gli animali, peraltro, nelle nostre città si sono ambientati benissimo: gli avvoltoi si lanciano in picchiata tra i grattacieli di New York, le cornacchie e i corvi a passeggio nei parchi di Vienna, i cinghiali grufolano vicino ai cassonetti e i piccioni attraversano le strade di Roma sulle strisce. E una fusione uomo-animale è esplicita nei neo-mitologici Supereroi: Uomo-ragno, Uomo-pipistrello, Donna-gatto.

Ma gli animali parlano nuovamente con gli uomini. In Tarzan delle scimmie, formidabile icona letteraria del Novecento di Edgar Rice Burroughs e nel film Il pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner. E come non ricordare il Grillo parlante, il Gatto, la Volpe e il Delfino del Pinocchio di Carlo Collodi, il Pinocchio-Ciuchino che ripropone la favola de L’asino d’oro di Apuleio? C’è infine l’ampia galassia che va dalle Mille e una notte ai manga giapponesi. Infine Murakami che in Kafka sulla spiaggia immagina deliziosi dialoghi tra il vecchio Tanaka e i gatti di strada.

Io stessa, che non ho fatto attenzione se non estetica agli animali per gran parte della vita, ora so che avvicinandoli s’impara moltissimo. Parlo sempre con la mia gatta Maunz, per il momento senza risposta.

Massimo Locci

Il ciclo Generazione ’15-’18: Franco Minissi. Prospettive sulla Storia

Il ciclo Generazione ‘15-’18, alla Casa dell’Architettura, continua con la mostra-convegno ‘Prospettive sulla Storia’, dedicata a Franco Minissi e curata da Beatrice Vivio.

La modernità e l’attualità della ricerca di Minissi è legata alla lievità e alla leggerezza con cui si pone rispetto agli ambiti storico-archeologici e al paesaggio; una visione in prospettiva dalla forte capacità comunicativa. La sua eredità, in particolare nel campo museografico fin dai primi interventi negli anni ’50, è caratterizzata dalla forte sperimentazione nel metodo, sia come contributo teorico (in anni in cui, tra l’altro, si elaborava la Carta di Gubbio), sia di tipo operativo, sintetizzabile nella valorizzazione delle opere e dei ritrovamenti archeologici in situ, in linea con la posizione sostenuta da Cesare Brandi, De Angelis D’Ossat, Bruno Zevi e altri.

Grazie al fattivo dialogo tra storici/curatori dei musei e progettisti e alla loro ricerca, il concetto stesso di tutela e valorizzazione acquista un diverso significato; diventa rilevante perché interpreta i contesti antichi come strutture vive e portatrici di valori contemporanei.

Minissi, continuando e sistematizzando l’approccio di Franco Albini, progetta architetture moderne, essenziali nel linguaggio ma sempre riconoscibili, innovative e stimolanti un pensiero critico-interpretativo dei luoghi. Pertanto immagina interventi non mimetici e che si rapportano per differenza con le preesistenze; semmai specificativi dei valori dei siti e dei materiali esposti. Intendendo mantenere fortemente integra l’indipendenza sintattica e figurativa delle tre componenti – spazio preesistente, opere esposte e allestimento museale – rende stimolante e dinamica la relazione antico-contemporaneo.

Grazie a morfologie euclidee, ai giochi di luce e trasparenza, al tema della sospensione (spesso realizza strutture levitanti) e alla leggerezza Minissi sviluppa un lessico originale, aperto alle nuove tecnologie e ai materiali innovativi. Un processo ampio e complesso che non si limita alla semplice conservazione/valorizzazione del singolo edificio, come in ogni buon restauro, ma introduce soluzioni astratte e meta-concettuali, che ora ricostruiscono virtualmente le morfologie originarie, ora introducono componenti sociali/antropologiche/didattiche nell’intervento.

Franco Minissi nasce a Viterbo nel 1919, frequenta la Facoltà di Valle Giulia negli anni ’30, ricevendo una formazione accademica, eclettica e in parte classicista, ma con una forte componente teorica, declinata sia come valenza storico-tipologica, sia come analisi disciplinare complessa, integrata con il pensiero filosofico e artistico. I riferimenti alle ricerche visuali, però, si limitano sostanzialmente all’Arte classica e antica; mentre l’attenzione alle procedure e all’approccio tecnologico è ancora fortemente legato alle modalità costruttive tradizionali.

Dopo la laurea (1941), Franco Minissi è coinvolto da subito nella didattica all’università; con Ciro Cicconcelli, Giuseppe Perugini, Uga de Plaisant, Giuseppe Zander collabora con Enrico Del Debbio. Insegna poi museografia all’Università Internazionale dell’Arte di Firenze e dal 1974 insegna Restauro dei Monumenti alla Sapienza, sia nei corsi di laurea alla Scuola di Specializzazione, infine dal 1980 diviene Ordinario di Allestimento e Museografia, con un impegno vissuto come missione, che ha seminato idee e approcci trasmessi a più generazioni di progettisti.

Professionalmente, finita la fase della ricostruzione post-bellica con vari interventi di edilizia residenziale, Minissi è impegnato in importanti concorsi di progettazione, allora come ora una straordinaria opportunità per i giovani. Con Maurizio Sacripanti partecipa ai concorsi per la Biblioteca di Torino e per il Quartiere residenziale a Verona. La stessa sua opera più nota e controversa, la Sistemazione della Villa del Casale a Piazza Armerina, è esito di un concorso.

Da questa esperienza emerge una visione dell’architettura strutturata come un percorso nella complessità: lavora sull’innovazione dei materiali e delle soluzioni tecnologiche per ottenere leggerezza e trasparenza.

Significativi, molteplici e pluridisciplinari sono i suoi riferimenti culturali, tipici di una fase dinamica come quella italiana del dopoguerra, un’epoca di forti aperture alle esperienze internazionali in cui gli architetti italiani diventano protagonisti del dibattito, introducendo e sostenendo temi di analisi e progetto insondati e innovativi. Segnatamente la reversibilità delle nuove strutture e la distinzione tra le parti, creando layer tra i diversi linguaggi, antichi e moderni, tra piani visivi concreti e virtuali.

Sul piano progettuale questo dialogo trasversale dell’architettura con la storia ha sostenuto il valore della stratificazione dei linguaggi e della Multimedialità. Minissi utilizza l’hight tech nel campo del restauro, in cui l’effetto ‘palinsesto’ rappresenta una modalità scientifica per distinguere i vari periodi e un nuovo valore espressivo che valorizza le dissonanze. Approccio che gli vale sia il Premio IN/ARCH nazionale nel 1964, sia quello regionale nel 1969 per la chiesa del S. Salvatore a Palermo.

Infiniti gli interventi di Franco Minissi di carattere museografico e in ambiti archeologici a Gela, nella Valle dei Templi, ad Agrigento, Siracusa, Roma, Cerveteri, Tarquinia, Viterbo, Ancona, L’Aquila, Pescara, Foggia, Lecce, Taranto, Crotone, Vibo Valentia. Con l’UNESCO lavora, inoltre, in Turchia, in Ghana, in Egitto, in Messico, in Tunisia.

A causa della delicatezza delle soluzioni adottate, forse troppo in anticipo per i tempi sofisticate che necessitavano di manutenzioni continue e di sostituzioni periodiche delle parti ammalorate, mai realizzate, proprio i più rilevanti sono stati distrutti, in toto o in parte. Faccio riferimento alle sistemazioni delle Mura di Capo Soprano a Gela, al teatro di Eraclea Minoa, al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma e alla valorizzazione della Villa romana a Piazza Armerina.

Oggi per salvarli dall’incuria e dal degrado sarebbe necessario un ‘Restauro dei suoi Restauri’ e, soprattutto, una cultura e una sensibilità equivalente a quella dei Sovrintendenti di allora che è difficile rintracciare tra i funzionari attuali del MIBACT.

[02] FLASH

SELINUNTE SUMMER SCHOOL 2017_After Earthquakes

SELINUNTE SUMMER SCHOOL 2017_After Earthquakes

SELINUNTE SUMMER SCHOOL 2017 After Earthquakes constructing stories, generating events 1 SUMMER SCHOOL / 6 WORKSHOP DI ARCHITETTURA 27 Giugno – 1 Luglio 2017 Iscrizioni entro il 20 Giugno | Bando aggiornato al 09 Maggio   SCARICA IL BANDO   L’AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica e presS/Tfactory presentano la sesta edizione della SELINUNTE SUMMER SCHOOL dal titolo After Earthquakes …

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[03] BLOG

Utopia. Mauro Brinciotti / Laura De Martino / Simona Morgantini

Utopia. Mauro Brinciotti / Laura De Martino /  Simona Morgantini

Il giorno 25 maggio 2017 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “Utopia” mostra collettiva di Mauro Brinciotti  Laura De Martino   Simona Morgantini con una presentazione di Roberta Melasecca   Tre artisti, dalle ricerche molto diverse, si incontrano per provare ad interpretare la realtà ed immaginare mondi nuovi, superando i limiti e gli schemi e penetrando nelle profondità delle loro intime …

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Napoli in corpo, ... corpo di Napoli, ... premere lo sciacquone ... - di Eduardo Alamaro

Napoli in corpo, … corpo di Napoli, … premere lo sciacquone … – di Eduardo Alamaro

Da classe dirigente a classe digerente, che caduta! Galeotto fu quel pezzo e chi lo de-scrisse. L’architem(er)ario nostro Christian mi dà sempre l’imbeccata giusta. Nell’ultimo suo post annota fecalmente et felicemente che s’allarga sempre di più la forbice tra alto e basso, tra teoria e pratica, tra testa e pancia dell’architettura italica idr-aulica. Annota che la Krisis, la fame di …

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Come i marinai - di Marco Ermentini

Come i marinai – di Marco Ermentini

La sensazione è sempre la stessa, vivere nell’incertezza. È chiaro che l’universo dei valori è oggi molto variabile e siamo continuamente impegnati ad orientarci reciprocamente. Forse la metafora più azzeccata di questa situazione è suggerita da Armando Massarenti nel suo ultimo libro “Metti l’amore sopra ogni cosa” , riprendendo una frase di Neurath: ” Noi siamo come marinai costretti a …

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Curtain House - Casa Siparietto - di Diego Lama

Curtain House – Casa Siparietto – di Diego Lama

Curtain House – Casa Siparietto Tratta da Amazing Houses di Diego Lama Clean Edizioni

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Lo "Scavalcamento" dell'architetto - di Christian De Iuliis

Lo Scavalcamento dello architetto – di Christian De Iuliis

Una delle qualità che, senza dubbio, deve possedere un architetto per esercitare il proprio lavoro è il self-control. Ipotizzando infatti la direzione dei lavori anche solo di tre cantieri, egli teoricamente si troverà a dirigere, comprendendo anche varie figure satelliti, il lavoro di una truppa di persone variabile tra le 15 e le 40 unità. Questa leadership può facilmente ingenerare …

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Il nutrimento dell’architettura [71] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [71] – di Davide Vargas

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura 2. La Aoyama Avenue è una strada importante e incrocia il viale di Omotesandō dove tra dense piante di zelkove ci sono gli edifici del lusso. Ma in lontananza vedo una sagoma interessante e supero l’incrocio. Faccio una ricerca al telefono con Matteo . Si chiama AO building …

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Dialetti Architettonici (pillole): Colombia la Casa di terracotta di Octavio Mendoza - di Carlo Gibiino

Dialetti Architettonici (pillole): Colombia la Casa di terracotta di Octavio Mendoza – di Carlo Gibiino

Secondo appuntamento con la rubrica in “pillole”, ovvero una sezione con cadenza pressoché mensile, nella quale porterò esempi di architetture auto progettate ed auto costruite nel mondo. Esempi di architetture particolari, spesso intrisi di arcaismi linguistici, un linguaggio territoriale e locale che spesso molti banalizzano. Villa de Leyva Colombia, Octavio Mendoza ha costruito un edificio interamente di argilla. Il progettista …

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presS/Tletter n.14 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP Sant’high touch Ciò che colpisce in Michele De Lucchi è una sorta di doppia anima: da un lato da santone new age, dall’altro da imprenditore smaliziato che ha capito dove sta andando il mercato di questa società postindustriale e feticista. Di un innovatore che non vuole tradire il suo inprinting radicale e di un conservatore che ritornerebbe …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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