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Materiali del Moderno – di Massimo Locci

Giuseppe Pagano, nelle pagine di “Casabella” e di “Edilizia Moderna”, ha ripetutamente affrontato il tema della sperimentazione tecnologica, dei nuovi materiali costruttivi e della loro potenzialità espressiva. Ne parlava, infatti, in termini di “poesia del materiale” per la nuova architettura, capace di dare forma alla fantasia degli architetti, all’aspirazione verso la semplicità e la perfezione geometrica, all’armonia della razionalità compositiva e alla funzionalità. Inoltre, Pagano ha sempre sostenuto la serialità dei componenti edilizi e la produzione di tipo industriale in quanto consentivano massima precisione nelle lavorazioni, controllo modulare e maggiore efficienza nell’organizzazione del cantiere.

Egli stesso sperimentatore di nuovi materiali costruttivi, sulle pagine di “Edilizia moderna” (n. 5, aprile 1932) scriveva: “Quante nuove possibilità nella espressione architettonica  e quanto tecnicismo! In realtà non si tratta che di un possesso di nuovi mezzi di espressione altrettanto necessari quanto la tecnica della tastiera per un buon pianista o la conoscenza della strumentazione per un compositore. (…) Disinteressiamoci per un momento della forma, lasciamo che le questioni di estetica diventino conseguenze d’un elaborato tecnico ed esaminiamo le nuove e vecchie materie che l’industria ci mette a disposizione. Ma se tutti questi mezzi di espressione sono messi a disposizione dell’architettura occorre che di essi si conoscano con esattezza le caratteristiche per poterli razionalmente impiegare ognuno al suo posto e dove possano con onore collaborare a effetti non solo estetici ma anche utilitari.(…) Occorre che gli architetti dimostrino non solo di amare il nuovo ordine stilistico ma di possedere anche realmente tutta la competenza tecnica del loro difficile mestiere”.

Proprio negli anni’30 si è sviluppata, infatti, un’intensa ricerca sui nuovi materiali edilizi e sulle tecnologie costruttive industrializzate, che per l’architettura ha rappresentato un vero e proprio Zeitgeist.

Alla visione strategica di Pagano (in particolare il Repertorio 1934 dei materiali per l’edilizia e l’arredamento), ma anche alla ricerca di Enrico Griffini (Dizionario nuovi materiali per l’edilizia, 1934), fa esplicitamente riferimento il testo ‘Materiali del Moderno. Campo, temi e modi del progetto di riqualificazione curato da Luciano Cupelloni ed edito per i tipi della Gangemi Editore sotto l’egida di DOCOMOMO.

A quest’ultima importante Associazione, in particolare, si deve la consapevolezza che il ‘moderno’ in architettura ha un proprio valore storico, che deve essere conservato e tutelato non solo nei suoi caratteri morfologici, ma anche in quelli tecnici, materici e impiantistici. Da questa impostazione deriva  la necessità di analisi  specifica dei problemi del ‘restauro del moderno’. E’ necessario conoscere i  materiali, spesso non più in produzione, ma anche le soluzioni tecniche sperimentali, con cui interagire attraverso una progettazione sensibile, anche quando non si sono dimostrate del tutto efficaci.

Il corposo libro, molto chiaro nella sua struttura comunicativa e nell’impaginato, è organizzato per saggi e schede relative ai singoli materiali, con esempi qualificati di restauro e una considerevole bibliografia specialistica. Le dense 460 pagine, con numerose illustrazioni, ospitano vari contributi teorici e metodologici, tra cui quelli di Ugo Carughi, Maristella Casciato, Maria Beatrice Andreucci, Paola Ascione, Virginia Bernardini, Federica Dal Falco, Emilia Garda, Margherita Guccione, Tullia Iori, Guido Montanari, Valerio Palmieri, Franco Panzini, Antonello Sanna, oltre a quelli dell’autore che a questi temi ha dedicato gran parte della sua ricerca. Il libro raccoglie,  sistematizza e amplia, infatti, gran parte degli articoli apparsi dal 1998 al 2011 sulla rivista  DOCOMOMO Italia giornale. Una rubrica pensata e diretta dall’autore, non a caso, nel periodo di passaggio tra le esperienze teoriche e i primi interventi concreti di restauro del moderno, proprio per colmare una lacuna nella pubblicistica architettonica sui materiali del novecento e sulle specifiche modalità d’impego. Le schede, che contengono anche interviste a figure rilevanti del panorama architettonico contemporaneo – tra cui Carmassi, Corvino e Multari, Del Mese, Giacopelli, Poretti, Tamino, Zagari – affrontano sia gli aspetti metodologici d’intervento, sia quelli espressivi e tattili dei materiali. Del tutto originale la sezione dedicata al progetto di restauro dei giardini e dei parchi, dove i linguaggi espressivi moderni dialogano più efficacemente con il paesaggio, e in cui si mettono in relazione i materiali edilizi con gli aspetti vegetazionali, essi stessi trattati come materiali della progettazione.

Gli architetti, soprattutto negli anni ’30 e ‘40, cercavano un difficile connubio tra aperture alle nuove esperienze internazionali e condizionamenti dovuti alle politiche di autarchia del periodo. Nonostante tutto hanno sviluppato soluzioni di straordinaria potenza espressiva e portatrici di una marcata carica simbolica,. Negli anni di prima affermazione del moderno, infatti,  furono commercializzati vari materiali italiani ma anche di provenienza straniera quali: il Linoleum, l’Aluman, l’intonaco Terranova, il vetro-cemento, il Plimax, l’Anticorodal, il vetro Securit, la Lincustra, la Litoceramica, la pittura Muralina, i profili ferrofinestra, la Masonite, l’Eraclit, il Buxus, la Bachelite e tanti altri (oltre a quelli di tipo tradizionale), in gran parte analizzati nella pubblicazione.

Bisogna mettere in rilievo, inoltre, che l’utilizzo di materiali artificiali, compositi e/o parzialmente naturali, era del tutto sconosciuta in altri periodi della storia dell’architettura. Soprattutto era inedita l’idea di poter controllare progetto ed esecuzione in un unico processo, un’architettura pensata per non invecchiare con il passare del tempo, quindi con materiali immaginati eterni e incorruttibili, semplici nella manutenzione e nella messa in opera.

Questo, ovviamente, non sempre corrispondeva a verità tanto che, negli interventi di restauro, oggi si deve spesso ricorrere alla reintegrazione parziale, sostituzione integrale di parti, ricostruzione con morfologie e materiali  identici o analoghi ma distinti. Necessità e problematiche ben chiare all’autore, che insegna Progettazione tecnologica per la riqualificazione architettonica alla Sapienza e che, nell’attività professionale, ha spesso operato in questo specifico settore. Nel suo ‘trattato-manuale’ affronta pertanto sia gli aspetti tecnico-conoscitivi, sia quelli operativi, per far acquisire la consapevolezza dei fenomeni edilizi nella loro complessità (diagnosi dei fenomeni di degrado, strumenti applicativi, corretti interventi conservativi e di attualizzazione funzionale).

Non sfugge, però, che i ragionamenti di Cupelloni non si limitano allo specifico del progetto di restauro dell’esistente ma ampliano gli orizzonti ai temi della riqualificazione  e del progetto contemporaneo, cioè di costruzione nel costruito e di rapporto tra architettura e contesto. E’ affascinato dalla varietà e ricchezza di soluzioni sperimentate sia sul finire dell’Ottocento che negli anni di affermazione del Movimento Moderno in Italia, fino agli anni ’60. Ipotesi sempre stimolanti, utilizzate in modo originale dai diversi autori nelle diverse situazioni, che sono molto diverse dalla produzione contemporanea, fortemente omologata e omologante, atopica e globalizzante.

Materiali – evidenzia Luciano Cupelloni – indica i prodotti e le tecniche, l’origine naturale e la produzione industriale, i vari usi e le diverse modalità, in una parola la costruzione. Moderno è il prodotto o il suo impiego, sempre il senso e il modo dell’applicazione, nuovi in ogni opera, diversi per ogni autore. Materiale e moderna è l’architettura intesa anch’essa come un prodotto, esito di processi generativi complessi che comprendono – nei casi analizzati peculiarmente – procedimenti tettonici tesi alla sperimentazione di nuove arti del costruire. Materiali del Moderno è uno strumento di conoscenza, pensato in funzione della cultura del progetto”.

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