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Il nutrimento dell’architettura [75] – di Davide Vargas

 

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura 6.

Lasciamo l’opulenza di Ginza dove incastrato in un lotto stretto c’è lo Swatch Flagship Store di Shigeru Ban. Elegante, sobrio, in qualche modo estremo. Di Shigeru Ban avrei voluto vedere la famosa Curtain Wall House [1995] ma non è stato possibile. Ci inoltriamo in strade laterali che si restringono, si affollano, passano sotto voltoni scuri.

Come angiporti delle nostre parti. Una lunga fila su un marciapiede segnala un famoso ristorante di sushi. Un’altra folla prende d’assalto un bar che ha dei tavolini all’esterno sotto una tenda. Pare che sia una rarità. Poi ritorniamo su una vera strada e alla fine, come se fosse l’unica conclusione possibile, piantato su un lotto triangolare, dove la strada stessa curva tra sopraelevate attraversate da treni e macchine, il pilone del Broadcasting Center [torre Shizuoka] chiude la prospettiva e segna l’angolo.

La colonna in cemento rivestita in alluminio è alta 57 mt. e regge le capsule degli uffici a sbalzo e distanziate. L’edificio è della fine degli anni sessanta e l’idea di Kenzo Tange è sempre la stessa: un organismo predisposto ad accogliere futuri innesti o a modificare l’assetto. Il manifesto dei metabolisti. Poi viene da pensare ad una specie di spreco, il cilindro [torre delle comunicazioni] ha un diametro di circa 8 mt. e contiene solo scale e ascensori e i volumi appesi non sono poi tanti.

Ma è un pensiero fugace. Il valore di simbolo, l’idea di un principio, l’utopia di una città fatta di tanti piloni relazionati in una sorta di megastruttura urbana, tutto ciò ha una potenza vincente. E nella luce colore del miele in questa ora di passaggio tra il giorno e l’imbrunire, la sua bellezza.

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