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presS/Tletter n.17 – 2017

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[01] EDITORIALI

LPP

20 riflessioni sulla critica

 

 

– La critica si pccupa dei giudizi di valore. Scrivere di critica è dunque emettere giudizi.

– Ci sono molte attività più piacevoli della critica. Emettere giudizi provoca, infatti, reazioni  risentite.

– Anche se non si critica mai la persona, ma l’opera, il confine è molto labile. E gli autori si  immedesimano nelle loro opere. È improbabile pensare a una scrittura critica che non si procuri nemici.

– Ogni autore cercherà di approfittare delle vostre critiche benevole attivando un circuito delirante ma positivo. Vi citerà infatti come un critico più importante di quello che siete solo per vedere la sua opera ingigantita dall’esimio riconoscimento.

– Se le vostre critiche sono negative, per le stesse ma opposte ragioni, diventerete un pennivendolo di infimo ordine.

– Si critica per determinare un cambiamento, la critica per la critica non esiste. Ogni critica è intimamente operativa. Determinare un cambiamento non vuol dire cercare di cambiate l’artista o l’architetto, risultato alquanto improbabile. Ma cambiare se stessi, la propria visione dell’arte o dell’architettura.

– Scrivere di critica è quindi scrivere soprattutto a se stessi. Aggiornando il proprio modo di concepire l’architettura e l’arte.

– Un critico che non abbia questa tensione verso se stesso, che scriva teoremi già da tempo da lui confezionati oltre ad essere inutile a se stesso, è noioso per gli altri.

– La scrittura critica ha due compiti: spiega e rilancia. Per spiegare è bene che sia scientifica, per rilanciare è bene che si muova sul versante poetico e metaforico.

– Un buon critico quindi non solo decostruisce ma stupisce, genera aperture.

– Guai però se il critico gioca a fare l’artista. E tanto meno il curatore. Non è il critico che dice all’artista o all’architetto quello che deve fare. E se l’artista o architetto ma quello che dice il critico, è forse bene che pensi a cambiare mestiere.

– Non esiste differenza tra la storia e la critica, se non che la storia è più attenta alla ricostruzione dei fatti e la critica al loro giudizio. Ma poi è la critica che ti indica quali fatti selezionate e la storia che ti offre il materiale per esercitare il discernimento critico.

– La critica si può fare in mille modi. Non esiste un metodo critico.

– Il fatto che non esista un metodo critico, rende la critica più difficile e non più facile. Meno esistono certezze e più l’incertezza richiede prudenza e attenzione.

– La buona critica, conosce i precedenti, ma sfugge da essi. Chi critica ricrea sempre il mondo daccapo. Ma lo fa apparire come se ci fosse da sempre stato.

– La critica è un giudizio e come tale deve essere condivisibile. Va costruita  per argomentazioni.

– La critica ricorre quindi abbondantemente alla retorica. Tutti i grandi critici hanno sempre convinto prima il cuore e poi il cervello. Facendo invece credere sl lettore che prima rispondesse il cervello e poi il cuore.

– La dimensione profetica è ineliminabile dalla critica. Si parla infatti di valori e non di fatti. E i valori sono costruiti con la sostanza dei sogni.

– Una buona critica è aderente al testo, lo marca stretto e non lo molla mai. Non c’è niente di peggio delle critiche generiche che potrebbero valere per qualsiasi opera.

– La critica riesce quindi a restituire l’intenzionalità dell’opera. Sia quella esplicita, ciò che l’autore ha voluto dire, sia implicita, ciò che l’autore ha comunque detto. Non accade mai che i due livelli coincidano.

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Alessandra Muntoni

 

Portoghesi e Spita, un colloquio a porte aperte

 

Paolo Portoghesi e Leone Spita hanno scritto insieme il libro Il gioco dell’architettura. Dialoghi su ieri oggi e domani, Medusa 2017. È la trascrizione di una lunga conversazione tra loro, cominciata nel 2003 e proseguita fino al 2015. Portoghesi e Spita discutono di molte questioni, tutte di ardua soluzione e perciò stesso coinvolgenti: dal confronto generazionale alla formazione dell’architetto, dal significato di moderno e postmoderno alla tecnologia, dalle questioni storiche e teoriche al futuro possibile di una architettura in alleanza con la terra.

Estraggo qui, tra i tanti, il tema dell’avanguardia che ricorre spesso, ma sul quale c’è sempre una certa resistenza, derivante dalla stessa difficoltà di dare il giusto significato a questa parola. Replicando a una questione posta da Spita sull’urgenza di “correggere” le nostre città che stanno diventando invivibili, Portoghesi dice: “Oggi si potrebbe giustamente parlare di avanguardia soltanto per chi si pone questi problemi, perché solo in questo modo si affrontano le contraddizioni del futuro. Altrimenti si continua a illudersi che l’avanguardismo distruttivo del passato sia ancora attuale, confondendo l’innovazione fine a sé stessa con quel tipo di coraggiose innovazioni necessarie per la cura di quei mali di cui soffre la città”.

Ma l’avanguardia, in particolare “quella del passato”, non è mai stata solo “contro”. Ha avuto una necessaria pars destruens (futurismo, dadaismo, decostruzionismo) e una fondamentale pars costruens (De Stlijl, Costruttivismo, Espressionismo, utopismo degli anni Sessanta). Oggi è possibile utilizzare tutti gli aspetti ancora utili sia di quei movimenti che hanno contestato il conservatorismo a oltranza sia di quelli che invece hanno saputo anticipare utili percorsi innovativi, calibrandoli però rispetto alle nuove questioni. Soprattutto per rinsaldare, proprio come sta a cuore a Portoghesi e Spita, un patto tra l’architettura e la terra. Le Corbusier si augurava: “La città di domani, dove sarà ristabilito il rapporto uomo-natura”.

Massimo Locci

Madre Teresa di Calcutta a Ponte Nona

Tra i pochi elementi di qualità architettonica nella periferia romana si segnalano i nuovi edifici di culto, cui storicamente Roma è inscindibilmente legata.

Se analizziamo il solo settore est, tra la Collatina e l’Anagnina, si può realizzare un interessante itinerario specifico, con pregevoli opere realizzate negli ultimi decenni. Inizierei con Santa Maria della Visitazione di Saverio Busiri Vici in via dei Crispolti, la prima realizzata in ordine temporale, e  chiuderei con l’ultima consacrata per il Giubileo della Misericordia,  la parrocchia di Madre Teresa di Calcutta, realizzata da Marco Petreschi a Ponte di Nona. Tra le due, un numero rilevante di opere che coniugano, con gradi diversi, le finalità universalistiche della religione e quelle sociali dell’architettura: la più celebre è la Chiesa Dio Padre Misericordioso  a Tor Tre Teste, emblema del Giubileo del 2000 progettata da Richard Meier.

La realizzazione di architettura sacra, grazie a due importanti concorsi promossi negli anni ’90 dal Vicariato (quello per le cinquanta nuove chiese e quello ristretto a cinque grandi firme internazionali per la  Chiesa del Giubileo), ha offerto alla città di Roma rilevanti opportunità in termini di ricerca formale e di innovazione tecnologica. Talvolta costituendo una sfida della modernità senza compromessi, come la chiesa al Quartaccio, progettata dallo studio Nemesi.

In adesione con il Magistero post-conciliare, gran parte dei progetti realizzati in questi anni coniugano ascetismo e minimalismo espressivo, definendo una nuova alleanza tra Chiesa e Società, tra spazio sacro e spazio profano, tra liturgia e ritualità dell’arte. Fra le più interessanti in tal senso, la chiesa di S. Maria Josefa a Ponte di Nona, progettata dallo Studio Garofalo-Miura, con una forte valenza urbana ed espliciti accenti laici, e la chiesa di Nostra Signora del Suffragio a Torre Maura, che Carlo Berarducci  ha immaginato come un blocco introverso con superfici cieche in mattoni. L’impianto quadrato  con 4 torri d’angolo circolari si può leggere come un omaggio alla monumentalità romana rivisitata attraverso la poetica di Louis Kahn.

Non lontana da queste opere citate è  la chiesa di Tor Vergata dello Studio Valle, che reinterpreta le strutture formali della vela e del muro, unificandole attraverso il filtro simbolico della luce e dei riflessi. Sempre a Tor Vergata, all’interno della seconda Università, Vittorio De Feo ha realizzato la cappella di S. Tommaso d’Aquino, tentando una difficile mediazione tra i linguaggi ieratici della classicità ed i giochi compositivi della ricerca moderna.

Ancora a Tor Vergata, l’ideale percorso intercetta la chiesa di S. Margherita Alacoque, progettata da Italo Rota, caratterizzata dalle morfologie eccessivamente elementari (realizzate  con panelli plastici colorati e reti metalliche di tipo industriale), che a molti è apparsa come inadeguata a rappresentare la dimensione spirituale dell’istituzione religiosa. Non a caso, per mitigarne l’aspetto eccessivamente astratto, l’interno è stato affidato a Marco Petreschi che aveva realizzato lo spazio, dal grande effetto scenografico e paesaggistico, per il raduno dei giovani per il Giubileo del 2000.

Il tema dell’astrazione è, peraltro, fin troppo evidente nella chiesa di Tor Tre Teste di Meier. Le atipiche morfologie a vela, in virtù anche dell’asetticità materica e della monocromaticità, rievocano insolite ascendenze luterane.  Per molti l’opera, inoltre, appare troppo netta per appartenere al luogo e per creare un nuovo contesto urbano.

Vittorio Sgarbi, che in verità non ha mai apprezzato l’architettura contemporanea, in un articolo pubblicato nel 2009 annotava non senza ragione: “Evidentemente gli architetti, soprattutto quelli di grido, non riescono a superare le loro convinzioni atee e si applicano a una chiesa come un supermercato, prima di tutto negando lo spirito di elevazione che l’architettura nella sua vastità intende indicare. Ecco quindi la predilezione per le scatole e un linearismo funesto.”

Ritornando all’itinerario descritto, la giusta conclusione è la parrocchia di Madre Teresa di Calcutta a Ponte di Nona, realizzata in soli due anni da Marco Petreschi seguendo principi opposti a quelli citati da Sgarbi. Progettata per realizzare uno spazio pubblico e conferire riconoscibilità a un’anonima periferia, essa appare come un miraggio inatteso in un paesaggio di viali eccessivamente larghi e di un’edilizia anonima. Il  complesso ecclesiastico s’incarica di  definire anche un principio di identità urbana, uno spazio per l’incontro sociale e non solo per l’accoglienza evangelica.

Il complesso è caratterizzato da pochi elementi formali con rapporti equilibrati e con un misurato linguaggio espressivo. Unico elemento canonico è il campanile, reso scultoreo dalla stratificazioni di lastre libere e traforate, mentre il corpo della chiesa è definito da un simbolico volume prismatico a sezione triangolare, simboleggiante una dimensione ascetica, un’architettura proiettata verso il cielo.

La chiesa-simbolo del Giubileo della Misericordia,  fortemente voluta da papa Francesco, ci accoglie con un volume basso, a ‘misura d’uomo’ e non a scala monumentale come la maggior parte delle architetture ecclesiastiche, perché vuole “farsi simbolicamente carico di poveri, ammalati e gente comune, invitando ad elevare lo sguardo – spiega Marco Petreschi – verso quella sacra ascesi mistica a cui guardava Madre Teresa e che nella chiesa è testimoniata dall’imponenza di un campanile formato da tre gigantesche lamelle in pietra stilizzate su cui è incastonata una grande croce a simboleggiare il cuore della fede cristiana, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo“.

All’esterno l’omogeneità della materia (facciate integralmente rivestite dal candido travertino romano) esalta l’articolazione dei volumi. All’interno la luce, declinata con tutti i suoi significati spirituali e grazie a tagli variati da pavimento a soffitto,  diventa un efficace strumento  per creare un’inversione sintattica della percezione materica: la superficie unitaria diventa semitrasparente e  sembra essa stessa sublimare, da pesante diventa progressivamente sempre più leggera.

La continuità lineare delle pareti s’interrompe nell’abside che “nella sua plasticità – spiega ancora Petreschi – visualizza la tenda dell’incontro e al contempo l’idea di passaggio dal terreno materiale all’immateriale celeste“.

Come aveva già sperimentato nella chiesa a quadriportico di S. Tommaso Apostolo all’Infernetto, Petreschi utilizza elementari volumi euclidei e li articola nello spazio con rotazioni, slittamenti, curvature e incastri per realizzare morfologie complesse e polidirezionate. L’esito formale, caratterizzato dalla chiarezza dell’impianto e dalla semplicità decorativa,  in entrambe le opere ha una forte spiritualità e, in questo caso specifico, in piena sintonia con la lezione di Madre Teresa sintetizzabile in “accoglienza e attenzione per gli ultimi “.

[02] FLASH

FREE DOWNLOAD: LPP Breve corso di scrittura critica

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Scarica gratuitamente il BREVE CORSO DI SCRITTURA CRITICA in formato PDF. Copyright di Luigi Prestinenza Puglisi. Licenza creative commons: si può copiare tutto o in parte a condizione che si citi la fonte, non si alteri il contenuto e non si tratti di opere a pagamento. Lascia una recensione o inviala a l.prestinenza@gmail.com

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[03] BLOG

“Fragile". Massimo Ruiu

“Fragile”. Massimo Ruiu

Il giorno 8 giugno 2017 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “Fragile” di Massimo Ruiu La ricerca artistica di Massimo Ruiu ha come costante una tensione poetica, una narrazione focalizzata sui bisogni che proviamo nel momento in cui percepiamo, prendendo coscienza della nostra fragilità, il senso della perdita di qualcosa. “Nelle opere di Massimo Ruiu c’è sempre qualcosa che non …

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Michele de Lucchi
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Master-Lab Progettazione | Ricerca 2017-2018

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La Scuola di Architettura Strategica NewItalianBlood ha l’obiettivo di coniugare etica e pratica professionale, ricerca, conoscenza del territorio ed esperienza internazionale. L’approccio sistemico alla sostenibilità è il fulcro di una indispensabile riunificazione tra pianificazione, progettazione, tutela attiva dell’ambiente e sviluppo economico, finalizzata a riparare e riattivare le città e il paesaggio attraverso progetti collaborativi reali e fattibili. A Salerno la …

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Master-Lab Architettura | Ambiente 2017-2018

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La Scuola di Architettura Strategica NewItalianBlood ha l’obiettivo di coniugare etica e pratica professionale, ricerca, conoscenza del territorio ed esperienza internazionale. L’approccio sistemico alla sostenibilità è il fulcro di una indispensabile riunificazione tra pianificazione, progettazione, tutela attiva dell’ambiente e sviluppo economico, finalizzata a riparare e riattivare le città e il paesaggio attraverso progetti collaborativi reali e fattibili. A Salerno la …

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GravinaContemporanea I edizione

GravinaContemporanea I edizione

GravinaContemporanea  I EDIZIONE P R O G E T T O FINANZIATO DALL’UNIONE EUROPEA – FESR – FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE 2007/2013 LINEA DI INTERVENTO 3.1.3.3 L’intervento, promosso in Associazione Temporanea di Scopo dal Comune di Gravina di Catania e dall’Associazione Spazi Contemporanei, ha previsto l’organizzazione di due bandi di concorso aperti a giovani artisti per la produzione di …

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La pazienza dell'architetto - di Christian De Iuliis

La pazienza dell’architetto – di Christian De Iuliis

Biblicamente la pazienza è attribuita al personaggio di Giobbe, che davanti alle privazioni infertegli da Dio rispondeva “Dio da, Dio toglie”. Oggi gli architetti, vessati non da Dio (non ancora perlomeno), ma da burocrati, committenti, vicini di casa dei committenti, funzionari pubblici, fornitori, inarcassa, Agenzia delle entrate, eccetera, sono diventati, per forza di cose, i Giobbe contemporanei. La pazienza dell’architetto …

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CacoNapoli, terza puntata: l’isola di merda secca - di Eduardo Alamaro

CacoNapoli, terza puntata: l’isola di merda secca – di Eduardo Alamaro

Introibo – L’Amatissimo e unico mio e-lettore mi scrive oggi mail, in risposta all’arte fecale della scorsa s/puntata all’Eldorado. Scrive poeticamente così: “… L’A… AAveva espulso con non piccolo sssforzo … poi guardava, toccava, manipolava, assaggia-va, va’. C’è poi chi guardava e teorizzava sulla creatività, ma va là! C’è anche chi guardava e progettava prodotti unici, utili solo a far cagare. …

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Architettura e Cinema - capitolo I - di Carlo Gibiino

Architettura e Cinema – capitolo I – di Carlo Gibiino

Architettura e cinema sono due forme d’arte abbastanza diverse ma complementari, i film creano spazi cinematici per raccontare una storia, l’architettura crea spazi quali città ed edifici nei quali le persone vivono ed interagiscono. Contestualmente il film sembra essere l’unico mezzo adatto a rappresentare lo spazio-tempo nel quale persone, automobili ed ambienti fluttuano in un contesto in continua evoluzione. Architettura …

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Il nutrimento dell’architettura [73] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [73] – di Davide Vargas

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura 4. Il piccolo museo monografico dedicato a Hokusai, opera dello studio SANAA sorge nel parco di Midori-cho nel quartiere Sumida. Il parco è uno spiazzo spelacchiato con quattro giostrine, incastrato tra edifici di scarsa qualità. Ma il quartiere è attraversato da una vitalità latente. Viene dalla mole dell’ Edo-Tokyo …

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Cartongesso globale o muratura locale? - di Marco Ermentini

Cartongesso globale o muratura locale? – di Marco Ermentini

È il materiale preferito dagli architetti, semplice, sicuro, risolve tutti i problemi di geometria, di planarità, nasconde gli impianti, leviga le superfici, permette di creare nicchie che piacciono tanto, custodisce le preziose strisce a Led, insomma una bella comodità. La vecchia casa non ha bisogno di molto, un semplice lavoro a secco e via, tutto diviene liscio e nuovo. …

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Una noterella su Architettura e Democrazia di Salvatore Settis - di Guido Aragona

Una noterella su Architettura e Democrazia di Salvatore Settis – di Guido Aragona

C’è una cosa che particolarmente mi colpisce, leggendo questa raccolta di lezioni tenute da Settis all’Università della Svizzera italiana, Accademia di architettura, recentemente pubblicate nelle “vele” di Einaudi. Il costante riferimento al piano legislativo, quasi un’ossessione. Leggendo il testo, ci si potrebbe convincere che le questioni che riguardano il paesaggio (sulla nozione di paesaggio i testi sono particolarmente incentrati) siano …

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Floors To Ceilings House - Casa A Solai-Tetti - di Diego Lama

Floors To Ceilings House – Casa A Solai-Tetti – di Diego Lama

Floors To Ceilings House – Casa A Solai-Tetti Tratta da Amazing Houses di Diego Lama Clean Edizioni

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presS/Tletter n.16 – 2017

Problemi di visualizzazione? Prova a visualizzare la newsletter nel tuo browser. EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP 10 riflessioni su Facebook FB (1) Chi scrive un libro, lo scrive per l’umanità, che è un’idea astratta. Chi scrive per FB lo fa per un pubblico. Che ha delle reazioni. Si tratta quindi di due modalità molto diverse di scrittura. FB (2) Anche i libri …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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