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presS/Tletter n.18 – 2017

[01]EDITORIALI [02]FLASH [03]BLOG

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[01] EDITORIALI

LPP

Ipocrisia e comunicazione

Le tecniche di comunicazione sono profondamente ipocrite: mai entrare in conflitto con chi ti ascolta, creare un ambiente positivo e rilassato, non insistere sull’errore, trasformare ogni domanda idiota in una bella occasione per crescere. In effetti, se a qualcuno vuoi vendere qualcosa ( o se pensi che la cultura sia essa stessa un oggetto da vendere) funziona meglio così.

Ma se vuoi comunicare la passione del sapere credo che le cose debbano andare in modo diverso. In questo caso, infatti, voler azzerare il conflitto  -ovviamente sempre all’interno di una relazione reciprocamente appassionata – vuol dire compromettere buona parte dello stesso processo di crescita. Insomma: qualche schiaffone psicologico può servire di più di tante fasulle carezze.

 

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Alessandra Muntoni

 

Shigeru Ban sedotto dalla Senna

Shigeru Ban ha sostenuto che gli architetti della sua generazione non evevano sentito, almeno allo stesso modo di quelli della generazione che li aveva preceduti, l’influenza della tradizione giapponese e che il loro modo di vivere era ormai fortemente occidentalizzato. Lui stesso ha studiato architettura negli Stati Uniti e, da ragazzo, aveva vissuto con i suoi genitori in una casa del carattere europeo. Tuttavia il suo interesse per le strutture leggere e per i materiali riciclati, come il cartone, era stato avvertito da Andrea Branzi come il segno evidente della capacità di percepire la provvisorietà del mondo materiale tipico della cultura giapponese. Leggerezza degli involucri e relazione tra architettura e natura risolta in quello “spazio intermedio” appreso dal suo maestro Hasegawa, sono state per anni la caratteristica che hanno contraddistinto le sue opere.

Il suo auditorium e sala per spettacoli appena costruito sull’Ile Seguin, progettato insieme all’architetto francese Jean de Gastines e puntualmente battezzato la “Seine Musicale”, appare come uno scarto logico rispetto a questo tipo di sensibilità. Se negli edifici costruiti nella città Shigeru Ban aveva sempre cercato una connessione tra interno ed esterno, gli stessi margini dell’isola della Senna impedisce, o almeno rende difficile, questa operazione. Inserito al centro della grande trasformazione metropolitana che ha sostituito le fabbriche dismesse della Renault con un gigantesco quartiere polifunzionale e direzionale, la “Seine Musicale” accoglie in pieno i nuovi linguaggi della Grand Paris e proietta le sue forme geometriche in una dimensione congruente con l’immaginario dell’étonnante che fa sistema con le opere di Architecture Studio, Gehry, Piano, Nouvel, Pei, Ricciotti, Arep, ormai padroni della scena parigina.

Quella vela triangolare di pannelli fotovoltaici che ruota intorno all’auditorium, figlia birichina dell’immensa ala vorticante entro la cupola del Reichstag berlinese di Foster, quel piano inclinato che insegue la topografia dell’isola con un tetto giardino che ricopre la grande sala per spettacoli con una vegetazione tipica delle rive della Senna, sono forse degli eccessi, tuttavia indispensabili per agire in un contesto di parole forti. Shigeru ha probabilmente contato sul fatto che le acque della Senna avrebbero contribuito ad attutirne l’impatto.

Massimo Locci

Giuseppe Pagano. Materiali del Moderno

Giuseppe Pagano, nelle pagine di “Casabella” e di “Edilizia Moderna”, ha ripetutamente affrontato il tema della sperimentazione tecnologica, dei nuovi materiali costruttivi e della loro potenzialità espressiva. Ne parlava, infatti, in termini di “poesia del materiale” per la nuova architettura, capace di dare forma alla fantasia degli architetti, all’aspirazione verso la semplicità e la perfezione geometrica, all’armonia della razionalità compositiva e alla funzionalità. Inoltre, Pagano ha sempre sostenuto la serialità dei componenti edilizi e la produzione di tipo industriale in quanto consentivano massima precisione nelle lavorazioni, controllo modulare e maggiore efficienza nell’organizzazione del cantiere.

Egli stesso sperimentatore di nuovi materiali costruttivi, sulle pagine di “Edilizia moderna” (n. 5, aprile 1932) scriveva: “Quante nuove possibilità nella espressione architettonica  e quanto tecnicismo! In realtà non si tratta che di un possesso di nuovi mezzi di espressione altrettanto necessari quanto la tecnica della tastiera per un buon pianista o la conoscenza della strumentazione per un compositore. (…) Disinteressiamoci per un momento della forma, lasciamo che le questioni di estetica diventino conseguenze d’un elaborato tecnico ed esaminiamo le nuove e vecchie materie che l’industria ci mette a disposizione. Ma se tutti questi mezzi di espressione sono messi a disposizione dell’architettura occorre che di essi si conoscano con esattezza le caratteristiche per poterli razionalmente impiegare ognuno al suo posto e dove possano con onore collaborare a effetti non solo estetici ma anche utilitari.(…) Occorre che gli architetti dimostrino non solo di amare il nuovo ordine stilistico ma di possedere anche realmente tutta la competenza tecnica del loro difficile mestiere”.

Proprio negli anni’30 si è sviluppata, infatti, un’intensa ricerca sui nuovi materiali edilizi e sulle tecnologie costruttive industrializzate, che per l’architettura ha rappresentato un vero e proprio Zeitgeist.

Alla visione strategica di Pagano (in particolare il Repertorio 1934 dei materiali per l’edilizia e l’arredamento), ma anche alla ricerca di Enrico Griffini (Dizionario nuovi materiali per l’edilizia, 1934), fa esplicitamente riferimento il testo ‘Materiali del Moderno. Campo, temi e modi del progetto di riqualificazione curato da Luciano Cupelloni ed edito per i tipi della Gangemi Editore sotto l’egida di DOCOMOMO.

A quest’ultima importante Associazione, in particolare, si deve la consapevolezza che il ‘moderno’ in architettura ha un proprio valore storico, che deve essere conservato e tutelato non solo nei suoi caratteri morfologici, ma anche in quelli tecnici, materici e impiantistici. Da questa impostazione deriva  la necessità di analisi  specifica dei problemi del ‘restauro del moderno’. E’ necessario conoscere i  materiali, spesso non più in produzione, ma anche le soluzioni tecniche sperimentali, con cui interagire attraverso una progettazione sensibile, anche quando non si sono dimostrate del tutto efficaci.

Il corposo libro, molto chiaro nella sua struttura comunicativa e nell’impaginato, è organizzato per saggi e schede relative ai singoli materiali, con esempi qualificati di restauro e una considerevole bibliografia specialistica. Le dense 460 pagine, con numerose illustrazioni, ospitano vari contributi teorici e metodologici, tra cui quelli di Ugo Carughi, Maristella Casciato, Maria Beatrice Andreucci, Paola Ascione, Virginia Bernardini, Federica Dal Falco, Emilia Garda, Margherita Guccione, Tullia Iori, Guido Montanari, Valerio Palmieri, Franco Panzini, Antonello Sanna, oltre a quelli dell’autore che a questi temi ha dedicato gran parte della sua ricerca. Il libro raccoglie,  sistematizza e amplia, infatti, gran parte degli articoli apparsi dal 1998 al 2011 sulla rivista  DOCOMOMO Italia giornale. Una rubrica pensata e diretta dall’autore, non a caso, nel periodo di passaggio tra le esperienze teoriche e i primi interventi concreti di restauro del moderno, proprio per colmare una lacuna nella pubblicistica architettonica sui materiali del novecento e sulle specifiche modalità d’impego. Le schede, che contengono anche interviste a figure rilevanti del panorama architettonico contemporaneo – tra cui Carmassi, Corvino e Multari, Del Mese, Giacopelli, Poretti, Tamino, Zagari – affrontano sia gli aspetti metodologici d’intervento, sia quelli espressivi e tattili dei materiali. Del tutto originale la sezione dedicata al progetto di restauro dei giardini e dei parchi, dove i linguaggi espressivi moderni dialogano più efficacemente con il paesaggio, e in cui si mettono in relazione i materiali edilizi con gli aspetti vegetazionali, essi stessi trattati come materiali della progettazione.

Gli architetti, soprattutto negli anni ’30 e ‘40, cercavano un difficile connubio tra aperture alle nuove esperienze internazionali e condizionamenti dovuti alle politiche di autarchia del periodo. Nonostante tutto hanno sviluppato soluzioni di straordinaria potenza espressiva e portatrici di una marcata carica simbolica,. Negli anni di prima affermazione del moderno, infatti,  furono commercializzati vari materiali italiani ma anche di provenienza straniera quali: il Linoleum, l’Aluman, l’intonaco Terranova, il vetro-cemento, il Plimax, l’Anticorodal, il vetro Securit, la Lincustra, la Litoceramica, la pittura Muralina, i profili ferrofinestra, la Masonite, l’Eraclit, il Buxus, la Bachelite e tanti altri (oltre a quelli di tipo tradizionale), in gran parte analizzati nella pubblicazione.

Bisogna mettere in rilievo, inoltre, che l’utilizzo di materiali artificiali, compositi e/o parzialmente naturali, era del tutto sconosciuta in altri periodi della storia dell’architettura. Soprattutto era inedita l’idea di poter controllare progetto ed esecuzione in un unico processo, un’architettura pensata per non invecchiare con il passare del tempo, quindi con materiali immaginati eterni e incorruttibili, semplici nella manutenzione e nella messa in opera.

Questo, ovviamente, non sempre corrispondeva a verità tanto che, negli interventi di restauro, oggi si deve spesso ricorrere alla reintegrazione parziale, sostituzione integrale di parti, ricostruzione con morfologie e materiali  identici o analoghi ma distinti. Necessità e problematiche ben chiare all’autore, che insegna Progettazione tecnologica per la riqualificazione architettonica alla Sapienza e che, nell’attività professionale, ha spesso operato in questo specifico settore. Nel suo ‘trattato-manuale’ affronta pertanto sia gli aspetti tecnico-conoscitivi, sia quelli operativi, per far acquisire la consapevolezza dei fenomeni edilizi nella loro complessità (diagnosi dei fenomeni di degrado, strumenti applicativi, corretti interventi conservativi e di attualizzazione funzionale).

Non sfugge, però, che i ragionamenti di Cupelloni non si limitano allo specifico del progetto di restauro dell’esistente ma ampliano gli orizzonti ai temi della riqualificazione  e del progetto contemporaneo, cioè di costruzione nel costruito e di rapporto tra architettura e contesto. E’ affascinato dalla varietà e ricchezza di soluzioni sperimentate sia sul finire dell’Ottocento che negli anni di affermazione del Movimento Moderno in Italia, fino agli anni ’60. Ipotesi sempre stimolanti, utilizzate in modo originale dai diversi autori nelle diverse situazioni, che sono molto diverse dalla produzione contemporanea, fortemente omologata e omologante, atopica e globalizzante.

Materiali – evidenzia Luciano Cupelloni – indica i prodotti e le tecniche, l’origine naturale e la produzione industriale, i vari usi e le diverse modalità, in una parola la costruzione. Moderno è il prodotto o il suo impiego, sempre il senso e il modo dell’applicazione, nuovi in ogni opera, diversi per ogni autore. Materiale e moderna è l’architettura intesa anch’essa come un prodotto, esito di processi generativi complessi che comprendono – nei casi analizzati peculiarmente – procedimenti tettonici tesi alla sperimentazione di nuove arti del costruire. Materiali del Moderno è uno strumento di conoscenza, pensato in funzione della cultura del progetto”.

[02] FLASH

FREE DOWNLOAD: LPP Breve corso di scrittura critica

FREE DOWNLOAD: LPP Breve corso di scrittura critica

Scarica gratuitamente il BREVE CORSO DI SCRITTURA CRITICA in formato PDF. Copyright di Luigi Prestinenza Puglisi. Licenza creative commons: si può copiare tutto o in parte a condizione che si citi la fonte, non si alteri il contenuto e non si tratti di opere a pagamento. Lascia una recensione o inviala a l.prestinenza@gmail.com

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[03] BLOG

Vittorio Gregotti
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WebEsperti contro Architetti - di Christian De Iuliis

WebEsperti contro Architetti – di Christian De Iuliis

Tra i tanti antagonisti che oggi l’architetto si trova a fronteggiare, recentemente, è comparsa una nuova categoria. Si tratta dei WEBEsperti. Dicesi WEBEsperto “colui che presume di acquistare competenza ed esperienza su una data materia, solo attraverso la lettura di pagine internet, senza praticare nessuna altra conoscenza diretta né tanto meno aver effettuato alcun studio specifico della disciplina”. Oggi il WEBEsperto, …

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Il nutrimento dell’architettura [74] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [74] – di Davide Vargas

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura 5. Ci sono le strade del lusso. Da Ginza a Omotesandō una sequenza di edifici con grandi firme in una sorta di gara a chi ce l’ha più lungo. Ci sono tutti, da Renzo Piano a Shigeru Ban, da Toyo Ito a MVRDV. Alle due estremità opposte di …

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Rivoluzione silenziosa - di Marco Ermentini

Rivoluzione silenziosa – di Marco Ermentini

Anche oggi debbo sopportare un volgare nuovo condominio che con la scusa dell’efficienza energetica sembra un bunker antiatomico d’acciaio. Ma è mai possibile che non abbiamo capito niente degli errori del passato. Dopo tanti fallimenti forse dobbiamo cercare il riscatto della nostra professione incentivando una reazione per contrasto, cercando di proporre un’ architettura velata che richiede un atteggiamento di pudore …

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Long House - Casa Lunga - di Diego Lama

Long House – Casa Lunga – di Diego Lama

Long House – Casa Lunga Tratta da Amazing Houses di Diego Lama Clean Edizioni

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presS/Tletter n.17 – 2017

EDITORIALI FLASH BLOG  EDITORIALI LPP 20 riflessioni sulla critica     – La critica si pccupa dei giudizi di valore. Scrivere di critica è dunque emettere giudizi. – Ci sono molte attività più piacevoli della critica. Emettere giudizi provoca, infatti, reazioni  risentite. – Anche se non si critica mai la persona, ma l’opera, il confine è molto labile. E gli autori si  immedesimano nelle …

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In redazione: LPP,  Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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