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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – MAGGIO 1967 – di Arcangelo Di Cesare

Chi leggeva abitualmente la rivista conosceva ampiamente le opere di questo studio; ogni loro costruzione era seguita e divulgata con una regolarità impressionante.

Non erano delle archistar, anche se avevano appena edificato quello che oggi può considerarsi il loro capolavoro: il blocco vitreo, sospeso e rarefatto costruito nel cuore di Roma.

Nelle nuove opere presentate il linguaggio non ha quell’incisività e quella forza che aveva contraddistinto l’opera principale, ma in loro si poteva individuare quella correttezza capace di respingere sistemanticamente la moda e l’arbitrio, a favore di una ricerca funzionale e distributiva pronta ad accogliere notevoli connotazioni inventive ed estetiche.

Da loro, forse, potevi non aspettarti soluzioni estreme o voli pindarici ma potevi essere certo di una qualità essenziale superiore alla media.

Il loro lavoro mi ha sempre dato l’impressione di essere frutto di un procedimento sistematico capace di governare ogni singolo aspetto della progettazione e di verificarlo quotidianamente in ogni fase, dall’incarico al collaudo.

Nelle loro opere si continua ad avvertire quella ricerca aperta verso la problematica formale senza cedere all’esasperazione formalistica: cercare qualcosa che esca dai limiti dell’”architettonicamente corretto” nella loro produzione è ancora oggi una sfida difficile.

Se dobbiamo trovare una parola “capace” di connotare le loro opere possiamo rintracciarla in “esatta”. Quell’esattezza che permetteva loro di eseguire delle costruzioni sostenibili economicamente e impeccabili dal punto di vista tecnologico.

Senza punti esclamativi, senza forzature stilistiche, aggregando e riconducendo subito a un comune denominatore linguistico, queste opere continuano a darci una traccia utile, solida, la cui spregiudicatezza sta forse nella serietà.

Lo studio è quello di Vincenzo, Fausto e Lucio Passarelli.

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