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Shigeru Ban sedotto dalla Senna – di Alessandra Muntoni

Shigeru Ban ha sostenuto che gli architetti della sua generazione non evevano sentito, almeno allo stesso modo di quelli della generazione che li aveva preceduti, l’influenza della tradizione giapponese e che il loro modo di vivere era ormai fortemente occidentalizzato. Lui stesso ha studiato architettura negli Stati Uniti e, da ragazzo, aveva vissuto con i suoi genitori in una casa del carattere europeo. Tuttavia il suo interesse per le strutture leggere e per i materiali riciclati, come il cartone, era stato avvertito da Andrea Branzi come il segno evidente della capacità di percepire la provvisorietà del mondo materiale tipico della cultura giapponese. Leggerezza degli involucri e relazione tra architettura e natura risolta in quello “spazio intermedio” appreso dal suo maestro Hasegawa, sono state per anni la caratteristica che hanno contraddistinto le sue opere.

Il suo auditorium e sala per spettacoli appena costruito sull’Ile Seguin, progettato insieme all’architetto francese Jean de Gastines e puntualmente battezzato la “Seine Musicale”, appare come uno scarto logico rispetto a questo tipo di sensibilità. Se negli edifici costruiti nella città Shigeru Ban aveva sempre cercato una connessione tra interno ed esterno, gli stessi margini dell’isola della Senna impedisce, o almeno rende difficile, questa operazione. Inserito al centro della grande trasformazione metropolitana che ha sostituito le fabbriche dismesse della Renault con un gigantesco quartiere polifunzionale e direzionale, la “Seine Musicale” accoglie in pieno i nuovi linguaggi della Grand Paris e proietta le sue forme geometriche in una dimensione congruente con l’immaginario dell’étonnante che fa sistema con le opere di Architecture Studio, Gehry, Piano, Nouvel, Pei, Ricciotti, Arep, ormai padroni della scena parigina.

Quella vela triangolare di pannelli fotovoltaici che ruota intorno all’auditorium, figlia birichina dell’immensa ala vorticante entro la cupola del Reichstag berlinese di Foster, quel piano inclinato che insegue la topografia dell’isola con un tetto giardino che ricopre la grande sala per spettacoli con una vegetazione tipica delle rive della Senna, sono forse degli eccessi, tuttavia indispensabili per agire in un contesto di parole forti. Shigeru ha probabilmente contato sul fatto che le acque della Senna avrebbero contribuito ad attutirne l’impatto.

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