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Torre distrutta dalle fiamme a Londra – di Alessandra Muntoni

Nel congedarmi coi lettori della PresS/Tletter in questa torrida fine primavera, non posso che parlare di quanto è successo questa notte: l’incendio disastroso della Grenfell Tower di Londra. Uno spettacolo raccapricciante che ha comportato un numero di morti ancora non calcolato e che ha messo in dubbio la validità di una tipologia edilizia per residenze popolari che aveva trainato idee e impegno sociale negli anni Cinquanta-Settanta del secolo scorso. Basta ricordare le torri di Bakema e van der Broek allo Hansaviertel di Berlino, le torri “Romeo und Jiuliet” di Scharoun a Stoccarda, il “Cluster Block” a Bethnal Green di Lasdun a Londra. In questo caso non si è trattato di un atto di terrorismo, ma d’incuria, incapacità di gestione, imprevedibile rapidità della distruzione: tutto ha congiurato contro la torre di ventiquattro piani costruita a North Kensington nel 1974, ristrutturata nel 2016, abitata da più di 500 persone provenienti da molti paesi, molti immigrati clandestini, ma anche due giovani italiani neolaureati in architettura in cerca di lavoro all’estero.

La stampa britannica s’interroga sulle cause e denuncia una catastrofe probabilmente evitabile. Sembra che in quindici minuti le fiamme abbiano divorato l’intera struttura, spingendo molti abitanti a gettarsi nel vuoto trovando la morte. Nessuno, comunque, pensava che un disastro del genere potesse accadere, immaginando che l’edificio fosse sicuro.

Si deve per forza ammettere il fallimento di una urbanistica e una architettura che, per funzionare e per diventare strumento del vivere bene nelle periferie urbane, hanno bisogno di una manutenzione attenta e continua, quando le pubbliche amministrazioni tendono invece a spendere sempre meno nell’edilizia sociale. Non dobbiamo dimenticare questa tragedia che ci obbliga a rivedere certezze acquisite o date come tali. Dovremmo tutti convincerci che “la cura”, dopo in valore della progettazione, sia un obbligo politico e morale di amministratori, di professionisti, di cittadini.

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