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LO SPIRITO DELL’ARCHITETTURA MODERNA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

LO SPIRITO DELL’ARCHITETTURA MODERNA – di Alessandro e Leonardo Matassoni

Per un’architettura naturale

“…osservando le opere di Lautner, si può vedere come l’architettura organica non sia necessariamente wrightiana nelle forme, quantunque lo sia nello spirito…”

Bruno Zevi

E’ un fatto che nel percepire lo spazio ognuno di noi sperimenti qualcosa che non si può spiegare mai del tutto. L’ambiente si percepisce attraverso un flusso di coscienza in cui si incanalano moltissime sensazioni che nel campo della filosofia della mente, sono chiamate qualia. I qualia, ossia le particolari qualità delle percezioni, anche se sono strettamente connessi alla realtà fisica, non possono essere razionalizzati “smontandoli” così come non si può descrivere ad un cieco dalla nascita la sensazione del rosso!

C’è una realtà sfuggente infinitamente più profonda di ciò che si può descrivere a parole, afferrabile solo in modo automatico e istintivo.

Tuttavia, secondo i materialisti della psicologia cognitiva, le percezioni sarebbero semplicemente il prodotto dell’interazione tra il mondo fisico esterno e quello interno, perché i processi mentali, seppur sottili e sfumati, deriverebbero “solo” dalla struttura e dalla fisiologia del cervello: insomma tutto il palcoscenico dell’Io cosciente e il cosmo dell’inconscio sarebbero prodotti dalla reciprocità tra queste due dimensioni materiali che risponderebbero in modo meccanico alle leggi della fisica.

Ammesso e non concesso però, alcune cose si possono comunque ragionevolmente affermare: dato che il nostro cervello è stato “cablato” in base all’ambiente naturale nel quale ci siamo evoluti, è logico supporre che le caratteristiche fisiche dello spazio, a livello subcosciente,  possano giocare un ruolo psicologico fondamentale anche per l’uomo moderno, magari in modo diverso da come lo facevano quando lottavamo con i leopardi.

In base a questa idea dunque, il modo in cui interpretiamo lo spazio, naturale o artificiale che sia, dipende fortemente dalla nostra eredità genetica!

In altre parole, secondo questo principio, detto “della savana africana“, i feedback agli stimoli ambientali agiscono su canali di risposta preimpostati dal processo di selezione naturale.

E’ tutto qui?

 

Jhonson Wax Building, Frank Lloyd Wight – album di James Vaughan

 

Semplificando eccessivamente, ci chiediamo se possa essere verosimile per esempio, che uno spazio che ci trasmette subliminalmente un senso di protezione, di disponibilità di risorse, di controllo dell’ambiente, possa tradursi in un istintivo senso di comfort psicologico, e se questo poi, possa essere interpretato dalla mente come  sensazione di bellezza.

L’ipotesi non è poi così strana! In fondo, non è forse vero che nella nostra condizione primitiva, ciò che era amaro o dolce poteva essere velenoso oppure una preziosa risorsa?

Anche se la questione della percezione spaziale è infinitamente più complessa di così, è innegabile che la componente del pensiero veloce giochi il ruolo di gran lunga più importante e che l’istintualità domini anche nell’esperienza spaziale.

 

La Tourette, Lecorbusier – album di Andrew Carr

 

Ronchamp, dall’album di Rory Hyde

 

Forse è proprio per questo che l’architettura, come la musica, è  innata e non ha bisogno di appoggiarsi a strutture teoriche o ideologiche per poter esser decifrata come altre forme d’arte; è un linguaggio universale e profondo che mantiene il contatto con questa nostra condizione-base, probabilmente preumana, che ci portiamo ancora dietro.

In questo senso l’architettura moderna ha un grande merito che non è di ordine artistico, estetico o sociale, ma esistenziale e consistente nell’esser rientrata nel campo dell’ecologia umana. Aldilà di tutte le altre sue istanze ideologiche infatti, tendenzialmente essa affranca lo spazio artificiale dal riduzionismo analitico liberandolo dagli schematismi alienanti della condizione moderna e ricreando un habitat più naturale.

 

Bob Hope House, John Lautner – album di James Vaughan

 

Bob Hope House, dall’album di James Vaughan

 

Taliesin West, dall’album di **Mary**

 

Si potrebbe affermare che l’architettura cosiddetta moderna, soprattutto nella sua “versione organica”, in realtà nasca già come “post-moderna” (non in senso formale ovviamente) perché a dispetto di un certo suo elitarismo, ha potuto definire un ecosistema davvero umano basato su una post-modernità esistenziale ante litteram, e paradossalmente, lo ha fatto riscoprendo una dimensione primitivista.

Ecco, forse è proprio questa l’idea non dichiarata che soggiace ad ogni grande architettura moderna, indipendentemente dallo scopo per cui è stata costruita; l’architettura, anche la più raffinata, è fondamentalmente un rifugio!

E’ questa l’intuizione fondamentale, mai teorizzata compiutamente probabilmente proprio perché appartenente ad un regno ibrido intermedio tra l’istinto e la ragione, l’inconscio e l’esperienza cosciente.

Questa è l’eredità di gran lunga più importante dell’architettura moderna; il suo spirito umanistico!

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